Uva Trebbianina (Aggazzotti)

Vitigno · Emilia-Romagna

Il «Tribbiano piccolo» di Aggazzotti: polpa quasi nulla, tutta sugo. Distinta dalla Trebbianina della tradizione Maini.

La Trebbianina ComuneTribbiano piccolo — è la varietà che Francesco Aggazzotti descrive alla scheda 94 del catalogo del Colombaro (1867).1 Porta la qualifica «(Aggazzotti)» per distinguerla dalla Uva Trebbianina (Trebbiano di Spagna): sotto lo stesso nome le fonti descrivono due uve diverse, e la parentesi dice quale.

La descrizione di Aggazzotti

  • Grappolo di forma regolare ordinaria, a cono allungato (da 25 a 30 centimetri sopra 20 di diametro alla base). Graspoletti scalarmente decrescenti ed uniti, rigidi ed irti come anche i picciuoletti dei grani.
  • Acino sferico (grosso 11 a 12 millimetri) un po’ annuvolato; ma però che lascia distinguere il corto e paffuto vinacciuolo, con polpa quasi nulla, che anzi risolvesi quasi tutta in sugo.
  • Buccia gialla rosea, cosparsa di bianca polvere: coriacea e resistente anche molto tempo dopo che fu staccato il frutto.
  • Sugo non abbondante, ma scorrevole molto, non tanto saporito ma dolce delicato, inaromatico, e che colla fermentazione vinosa assume uno splendente giallo dorato.

L’uso: il vino aromatico

Uva di discreto merito per succo da vini aromatici giusta il metodo da me già descritto ed usato da anni, con buoni risultati. Conservasi dolce e delicato, e chiarisce per bene da sé; né toglie la delicatezza voluta in tali sorta di vini, col tanno comune ed abbondante nella massima parte delle altre varietà della trebbiana. Prestasi bene anche a vini così detti colati; ma da sola non dà che vino snervato ed inaromatico.

F. Aggazzotti, 1867, scheda 94

«La vite è di ordinaria coltivazione colle solite predilezioni; però sta molto più pel colle che per la pianura».

Le altre fonti

La diletta Trebbianina / In odore, in sapore, ed in gusto, / Ch’è di tutti il più degno, ed augusto; / Ma con tai doti leggiadre / Convien cedere alla madre.

Pincetti, Baccanale, vv. 421-425

Trebbianina, e Trebbianella è simile nel colore, e nel gusto alla Trebbiana, ma le grane sono più minute, e rare: è buonissima, e fa vino gagliardo, ma non soffre tant’acqua, come la Trebbiana.

Caula

Due Trebbianine: perché la disambiguazione

Il nome «Trebbianina» copre, nelle fonti, due uve che non coincidono.

Aggazzotti (1867) le tiene separate: alla scheda 94 descrive questa Trebbianina Comune o Tribbiano piccolo, e alla scheda 69 una Trebbiana di Spagna che chiama anche Trebbiana romana — grappolo di 24 cm «di poca massa», acino col nucleo di polpa consistente, buccia tersa e trasparente. Sono caratteri opposti a quelli di questa scheda, dove la polpa è «quasi nulla» e la buccia «coriacea».

Le fonti successive, invece, li fondono. Maini (1851) dà Trebbiano di Spagna, Trebbianino di Spagna, Trebbianella e Trebbiano romano come sinonimi della Trebbianina; e il Registro nazionale è arrivato a registrare il Trebbiano di Spagna proprio sotto il nome Trebbianina, come fa il Repertorio regionale. Quella varietà — con la sua descrizione ampelografica, il pedigree e il ruolo nell’Aceto balsamico tradizionale — è la Uva Trebbianina (Trebbiano di Spagna).

In sintesi. Questa scheda registra la Trebbianina come la descrive Aggazzotti alla scheda 94, e null’altro. La Uva Trebbianina (Trebbiano di Spagna) registra la varietà della registrazione ufficiale, che Aggazzotti descriveva separatamente alla scheda 69. Non sono la stessa uva, e finché non interviene un dato genetico restano due voci distinte: preferiamo mostrare il disaccordo delle fonti piuttosto che sceglierne una a caso.

Ipotesi aperta. Dalla scheda RER della Termarina Bianca si è ipotizzato che la Trebbianina di Aggazzotti fosse la Termarina Bianca. Da riscontrare.

  1. F. Aggazzotti, Catalogo descrittivo delle principali varietà di uve coltivate presso il cav. avv. Francesco Aggazzotti del Colombaro, Modena, Tip. Carlo Vincenzi, 1867. Testo tramite R. Fangarezzi (a cura di), Francesco Aggazzotti, Terra e Identità, Modena 2011, e Uve modenesi tra il XVIII e il XIX secolo, cap. 4 «Confronto delle uve riportate nelle opere di Pincetti e Aggazzotti». ↩︎