Zucca da vino

Ortiva · Emilia-Romagna

L’unica zucca che l’Europa avesse prima dell’America: si secca e diventa il fiasco. Coltivata per l’involucro, non per la polpa.

Zucca da vino

La zucca da vino (Lagenaria siceraria (Molina) Standl., Cucurbitaceae) — zucca a fiasco, zucca bottiglia, zucca del pellegrino — è la sola zucca che l’Europa conoscesse prima dell’America. Tutte le altre, quelle che oggi chiamiamo zucche, sono Cucurbita e arrivano dopo il 1492: questa no.

Non un ortaggio: un recipiente

È la ragione per cui esiste. Il frutto, lasciato seccare, perde la polpa e conserva una scorza legnosa, leggera e impermeabile: diventa il contenitore. Se ne facevano fiaschi per l’acqua e per il vino — da cui il nome — e poi recipienti per sale e cereali, astucci, mestoli, e strumenti musicali. È il caso raro di una pianta coltivata più per il suo involucro che per ciò che contiene.

Da giovane, però, il frutto si mangia: tenero, di sapore delicato, prima che la scorza lignifichi. Le due destinazioni dipendono solo dal momento della raccolta.

A Mutina

Nei siti dell’ex Cassa di Risparmio e dell’ex Navi Sad sono stati rinvenuti semi integri di Lagenaria siceraria.{1} Plinio ne riporta gli usi alimentari e domestico-tecnologici, e annota proprio questo: facendo seccare i frutti a forma di fiasco si ottenevano utili recipienti e contenitori per diversi scopi.{2} Ne parla anche Columella; Plinio la accosta al cetriolo per il modo di coltivarla.

Storia

L’areale d’origine è africano, e la specie è fra le più antiche piante domesticate del mondo: alcune ipotesi la collocano prima del grano, e i reperti archeologici la testimoniano molto presto anche in Asia, dove la ragione della domesticazione sarebbe stata proprio la possibilità di ricavarne contenitori per l’acqua. La zucca a fiasco è al centro di uno dei problemi classici della botanica storica, perché è attestata anche nelle Americhe in epoca precolombiana: le due ipotesi in campo sono la dispersione per via marina dei frutti, che galleggiano e resistono a lungo in acqua salata, e un trasporto umano antichissimo.

Una tradizione divulgativa attribuisce ai Fenici l’introduzione lungo le coste italiane; il dato è riportato con cautela, perché non poggia su fonti dirette. Certo è che etruschi e romani la conoscevano, e che i reperti di Modena la documentano in città.

G. Bosi, R. Rinaldi, M. Bandini Mazzanti, L’alimentazione vegetale: reperti archeobotanici, sezione VIII («Sulla tavola dei Mutinenses»), pp. 329-331 (titolo e anno del volume da precisare). Vedi l’approfondimento La tavola dei Mutinenses: le piante della Modena romana. Per Plinio: Historia naturalis, XIX, 69-74, citato dagli autori.

Immagine in evidenza: Foto: Forest & Kim Starr, CC BY 3.0 US, via Wikimedia Commons.

  • G. Bosi, R. Rinaldi, M. Bandini Mazzanti, «L’alimentazione vegetale: reperti archeobotanici» (archeobotanica di Mutina)