
Melone Rospa
Ortiva · Emilia-Romagna
Antico melone «rognoso» della bassa reggiana, buccia gialla bitorzoluta e polpa arancione poco dolce dal gusto deciso; iscritto al Repertorio RER (V0102).

Il Melone Rospa (Cucumis melo L., Cucurbitaceae, gruppo cultivar Cantalupensis) è un antico melone «rognoso» della bassa reggiana, riconoscibile per la buccia gialla fortemente bitorzoluta.
Descrizione
Il frutto (peponide) va da sferico a leggermente depresso: da giovane è di colore verde medio, mentre a maturazione la buccia (epicarpo) è gialla, molto bitorzoluta, dall’aspetto «rognoso». Il frutto è tondeggiante, lungo circa 20 cm e largo 24 cm, con solchi ben definiti e mediamente profondi. In sezione longitudinale si notano la buccia spessa, la polpa sottile di colore arancione e l’ampia cavità centrale. A maturazione il picciolo tende a staccarsi. Il profumo ha discreta intensità; la polpa è soda e consistente, non molto dolce (8-10° Brix), dal gusto deciso e leggermente piccante.
Cenni storici, origine e diffusione
Alcune cronache danno la presenza del melone nel territorio emiliano già nel Cinquecento, e meloni dall’aspetto della rospa compaiono in dipinti italiani tra ’500 e ’600. Filippo Re (1811) ricorda che questa «zatta» è chiamata dai bolognesi «rospa». A inizio Novecento era il «melone rognoso» più diffuso (Mecenero, Storia del Melone nel territorio viadanese-casalasco, GAL Oglio-Po), presente «da sempre» nel reggiano nella memoria degli agricoltori più anziani. È stato coltivato certamente fino alla fine degli anni ’60, forse anche negli anni ’70, in modo via via più sporadico; una foto degli anni ’50 (Ariosi, Novellara e i novellaresi, 2010) ritrae un casotto con meloni rospa in vendita. L’accessione oggi conservata all’Istituto «A. Zanelli» è stata rinvenuta a Brescello nel 2003. Nel reggiano la coltivazione si concentrava nelle stesse zone dell’anguria: le ex-valli bonificate tra Novellara e Guastalla e a Santa Vittoria.
Conservazione
La varietà, con il nome di «Rospa», è iscritta nel Repertorio volontario regionale delle risorse genetiche agrarie dell’Emilia-Romagna (Det. n. 18665 del 2014, L.R. 1/2008) con codice V0102, e all’Anagrafe nazionale della biodiversità di interesse agricolo e alimentare come risorsa n. 640 (D.M. n. 39407 del 2019, L. 194/2015). La moltiplicazione è affidata all’Istituto Tecnico Agrario «A. Zanelli» di Reggio Emilia; i semi sono conservati a lungo termine presso la Banca del Germoplasma dell’Università di Pavia. Rischio di erosione genetica: elevato.
Bibliografia
- G. Rossi, F. Perri, M. Fontana, M.V. Landoni, F. Ferrari, M. Scalora, A. Bertoncini, S. Lodetti, Atlante delle ortive locali dell’Emilia-Romagna, Università di Pavia, MASAF, Regione Emilia-Romagna – Univers Edizioni, Pavia, 2023
- F. Re, L’ortolano dirozzato, presso Giovanni Silvestri, Milano, 1811
- G. Mecenero, Storia del Melone nel territorio viadanese-casalasco, GAL Oglio-Po
- V. Ariosi, Novellara e i novellaresi, Palazzo Bonaretti Editore, Novellara, 2010





