Cavolo navone

Ortiva · Emilia-Romagna

Radice oggi dimenticata: per Plinio la rapa era, con uva e grano, una delle tre colture più importanti della Transpadana.

Cavolo navone

Il cavolo navone (Brassica napus L., Brassicaceae) è una delle radici che hanno sfamato l’Italia settentrionale per secoli, e che oggi quasi nessuno coltiva più. Della pianta si consuma la radice ingrossata, come della sua parente rapa (Brassica rapa subsp. rapa), con cui condivide storia e destino.

A Mutina

Nei siti della Modena romana sono documentati i semi di cavolo navone e di rapa. Per entrambe le piante si consumavano soprattutto le radici, che sono state per molto tempo uno dei simboli dell’alimentazione romana: erano considerate piante alimentari fondamentali.{1}

Storia

Radici di cavolo navone (Brassica napus) esposte al mercato
Brassica napus in F.E. Köhler, Medizinal-Pflanzen, tav. 9, 1887. Pubblico dominio, via Wikimedia Commons.

Il punto decisivo lo dà Plinio, ed è una frase che vale la pena leggere per intero nelle sue conseguenze: la rapa, insieme all’uva e al grano, era una delle tre coltivazioni più importanti della Transpadana.{2} Non un contorno, non un ripiego per le annate magre: una delle tre colture su cui poggiava l’economia agricola dell’Italia del nord, alla pari della vite e del frumento.

È un dato che ribalta la gerarchia con cui siamo abituati a guardare questi ortaggi. Il navone e la rapa sono usciti dalla tavola così completamente che oggi li ricordiamo, quando li ricordiamo, come cibo da poveri o da bestiame. Per i romani della pianura padana erano invece infrastruttura: si conservano a lungo, si cavano d’inverno, non chiedono nulla al terreno.

Impiego

Radice cotta, lessata o al forno, e conservata in cantina per la stagione fredda. Nei secoli successivi il navone regge soprattutto nelle zone montane e nelle annate di carestia, prima di essere quasi interamente sostituito dalla patata. La stessa specie, per altre vie di selezione, è oggi coltivata su vastissima scala per il seme da olio (colza).

G. Bosi, R. Rinaldi, M. Bandini Mazzanti, L’alimentazione vegetale: reperti archeobotanici, sezione VIII («Sulla tavola dei Mutinenses»), pp. 329-331 (titolo e anno del volume da precisare). Vedi l’approfondimento La tavola dei Mutinenses: le piante della Modena romana. Per Plinio: Historia naturalis, XVIII, 127, citato dagli autori.

Immagine in evidenza: Foto: Daderot, CC0, via Wikimedia Commons.

  • G. Bosi, R. Rinaldi, M. Bandini Mazzanti, «L’alimentazione vegetale: reperti archeobotanici» (archeobotanica di Mutina)