Carciofo Moretto di Brisighella

Ortiva · Emilia-Romagna

Carciofo spinoso a capolino piccolo e triangolare, coltivato a Brisighella (Ravenna), iscritto al Repertorio regionale e all'Anagrafe nazionale della biodiversità.

Il Carciofo Moretto di Brisighella (Cynara cardunculus subsp. scolymus (L.) Hayek, Asteraceae), detto scarciofn in dialetto, è coltivato nel territorio di Brisighella, in provincia di Ravenna. È inserito nel Repertorio volontario regionale delle risorse genetiche agrarie dell’Emilia-Romagna (L.R. 1/2008) e iscritto all’Anagrafe nazionale della biodiversità di interesse agricolo e alimentare (L. 194/2015).

Storia

Il nome «Moretto» sarebbe stato introdotto involontariamente dalla madre del ristoratore Nerio Raccagni, detto «Moretto», che nel 1983 inserì l’ortaggio nel menù del proprio ristorante Gigiolè durante le Feste medievali di Brisighella, pur consapevole che il carciofo divenne protagonista delle mense solo in epoca rinascimentale (Diolaiti, 2009; Raccagni, 1993).

Tra le tipologie di carciofo diffuse nel Cinquecento e illustrate da Ulisse Aldrovandi compare il «carciofo di Ravenna» (Archilochum Ravennas magnum), verde, globoso e senza spine: dunque diverso dal Moretto. Un’altra fonte cinquecentesca sulla diffusione del carciofo nel ravennate è il libretto di insegnamenti agricoli di Bernardino Carroli, Il giovane ben creato (1581-1583).

Nei primi anni Sessanta del Novecento esisteva ancora una produzione commerciale di carciofi nel ravennate, pari a circa 8 ettari nel 1960, poi scomparsa (Micheletti e Garavini, 1989). La Provincia di Ravenna ha raccolto e certificato testimonianze orali di diverse famiglie che coltivano il Moretto almeno dagli anni Quaranta-Cinquanta del Novecento.

Tradizioni

Si consuma fresco, a crudo o cotto, e conservato sott’olio.

Morfologia

Taglia media o medio-bassa: altezza, compreso il capolino centrale, di 60-80 cm. Lembo fogliare verde medio con sfumatura grigiastra, mediamente pubescente e bolloso. Capolino centrale piccolo, triangolare, con cima appuntita, sviluppo in epoca media o medio-tardiva (aprile-maggio); peso medio 60-65 g, fino a 100-120 g con gestione agronomica accurata. Le brattee terminano con una spina, grande nelle esterne, di colore verde con striature violette e sfumature grigie.

Note e curiosità

Le grosse spine su foglie e capolini rendono difficile la raccolta: si ricorda l’aneddoto del produttore Mario Gramantieri, ormai scomparso, che oltre ai guanti si procurava un grembiule da saldatore in cuoio per proteggere le gambe muovendosi tra le piante. Un recente studio genetico ha caratterizzato la varietà rispetto a molte altre italiane ed europee (Pavan et al., 2018).

Bibliografia

  • G. Rossi, F. Perri, M. Fontana, M.V. Landoni, F. Ferrari, M. Scalora, A. Bertoncini, S. Lodetti, Atlante delle ortive locali dell’Emilia-Romagna, Università di Pavia, MASAF, Regione Emilia-Romagna – Univers Edizioni, Pavia, 2023
  • F. Diolaiti, Dolce ma pieno di spini, è il Moretto di Brisighella, «Agricoltura», mensile della Regione Emilia-Romagna, n. 6, 2009
  • T. Raccagni, La mia cucina medievale. Ricette dei più antichi testi italiani di gastronomia, Protagon editrice, Perugia, 1993
  • B. Carroli, Il giovane ben creato (1581-1583), ed. Angelo Longo Editore, Ravenna, 2004
  • S. Pavan, P.L. Curci, D.L. Zuluaga, E. Blanco, G. Sonnante, Genotyping-by-sequencing highlights patterns of genetic structure and domestication in artichoke and cardoon, PLoS One, 13(10), e0205988, 2018
  • Rossi, Perri, Fontana, 2023