Cocomero di Bagnacavallo
Ortiva · Emilia-Romagna
Cocomero storico di Bagnacavallo (Ravenna), celebrato con una sagra e recuperato grazie a semi tornati dal Canada.
Il Cocomero di Bagnacavallo (Citrullus lanatus (Thunb.) Matsum. & Nakai, Cucurbitaceae), detto gombar in dialetto, è legato a Bagnacavallo e alla Bassa Romagna, in provincia di Ravenna.
Storia
A fine Ottocento «le Romagne e il Cremonese» erano rinomate per la coltura dei cocomeri (Tamaro, 1898); ancor prima, a fine Cinquecento, Bernardino Carroli ne consigliava l’impianto nella campagna vicino casa. Fino alla fine degli anni Settanta del Novecento, il cocomero di Bagnacavallo fu coltivato in Bassa Romagna a livello di orti familiari e piccoli produttori per il mercato locale, con rinomanza anche nazionale: con il nome «Ardita» (Grossa di Bagnacavallo) è citato nell’Official Journal of the European Communities del 1979.
La descrizione più compiuta si trova nel catalogo Sgaravatti del 1936, come «Anguria di Romagna. Varietà rinomata per la sua polpa succosa rossa e la sua resistenza ai viaggi. Il seme è caratteristico di colore tendente al bianchiccio con un leggero bordo nerastro», confermata da Ruffaldi (1951) e da testimonianze dirette di ottuagenari bagnacavallesi.
Il cocomero si credeva scomparso, soppiantato dai moderni ibridi, finché la tenacia di Eugenio Mingozzi, orticoltore biologico di Santerno di Ravenna, ha permesso il ritorno di alcuni semi dal Canada, secondo due tradizioni orali non del tutto conciliabili: una famiglia di contadini emigrati verso il 1930 avrebbe portato con sé i semi, piantati poi nei fertili terreni lungo il San Lorenzo vicino a Montreal; oppure un soldato canadese, che aveva combattuto in Romagna (a Villanova di Bagnacavallo si trova un cimitero canadese di guerra), sarebbe tornato in Quebec con alcuni semi, facendoli fruttificare.
Tradizioni
A Bagnacavallo, la festa della Beata Vergine del Carmelo (16 luglio) era accompagnata per decenni dalla Sagra del cocomero, perché in quel periodo maturavano i primi frutti che portano lo stesso nome del paese.
Morfologia
Frutti di peso da medio a elevato (8-14 kg), buccia a fondo verde chiaro con righe scure a delimitare spicchi, cerosità lieve. Sezione longitudinale ampia ed ellittica. Polpa rosa-rossastra di media intensità, sapore delicato. Pericarpo spesso. Semi molto numerosi, piuttosto grandi, di colore bianco crema con chiazze sull’ilo e bordo scuro. Matura a metà luglio in forzatura e ad agosto in pieno campo.
Bibliografia
- G. Rossi, F. Perri, M. Fontana, M.V. Landoni, F. Ferrari, M. Scalora, A. Bertoncini, S. Lodetti, Atlante delle ortive locali dell’Emilia-Romagna, Università di Pavia, MASAF, Regione Emilia-Romagna – Univers Edizioni, Pavia, 2023
- D. Tamaro, Orticoltura estensiva o campestre, in “L’amico del contadino. Almanacco del giornale Il coltivatore”, Tipografia e litografia Carlo Cassone, Casale, 1898
- B. Carroli, Il giovane ben creato (1581-1583), ed. Angelo Longo Editore, Ravenna, 2004
- Official Journal of the European Communities, Office for Official Publications of the European Communities, Lussemburgo, 1979
- G.B. Ruffaldi, Trattato di agricoltura. Coltivazioni erbacee, Angelo Signorelli Editore, Roma, 1951
- Rossi, Perri, Fontana, 2023
