Arancio Amaro del Ponente Ligure

Frutto · Liguria

Citrus aurantium, l’agrume più antico del Ponente ligure (dall’XI-XII secolo), regolamentato negli Statuti di Sanremo del 1435. Oggi soprattutto portainnesto per Chinotto e Pernambucco.

L’Arancio amaro (Citrus aurantium) è l’agrume storicamente più antico e diffuso della coltivazione ligure di Ponente, introdotto insieme al cedro e al limone a partire dall’XI-XII secolo, prima dell’arrivo degli aranci a frutto dolce (Citrus sinensis), documentato solo dal XV-XVI secolo. A differenza del Chinotto di Savona, dell’Arancio Pernambucco e del Limone di Sanremo, non corrisponde a una cultivar autonoma con proprio disciplinare, ma alla popolazione storica di riferimento del territorio, di cui le fonti consultate non offrono una descrizione morfologica distinta.

Origine e nomi storici

La coltivazione dell’arancio amaro a Sanremo e nella riviera di Ponente fra la metà del Quattrocento e il Seicento è documentata da una serie di fonti d’archivio che ne registrano i nomi nel tempo: «citronus» o «lima» negli Statuti di Sanremo del 1435; «cetrangolo», «melangolo» e «cetrone» nella Dohana Ripe et Ripecte di Roma (1452-1483); «citrone» in A. Giustiniani (1537); «citrone agro» nella Riforma di Sanremo del 1610. Le stesse fonti distinguono con cura l’arancio amaro dall’arancio dolce, indicato rispettivamente come «alangium» o «arangium» (Statuti di Sanremo, 1435), «melangolo dolce» o «pomarancio» (Dohana Ripe et Ripecte, 1452-1483), «aranzo» (Giustiniani, 1537), «citrone dolce» (Riforma di Sanremo, 1610) e, in documenti del XVI secolo, «portogallo».

Regolamentazione e usi storici

Il primo regolamento agrumario di Sanremo, contenuto negli Statuti del 1435-1565, imponeva la recinzione degli orti confinanti «ubi sint arbores citronorum, limonorum vel cereorum», fissava turni di irrigazione sorvegliati dai proprietari «anziani», stabiliva ammende severe per il furto di agrumi e foglie di palma e vietava il passaggio negli agrumeti senza il consenso del proprietario; la raccolta era organizzata per «poste» (gruppi di raccoglitori autorizzati) e i frutti si misuravano con appositi anelli, distinguendo i limoni «mercantili» dai «minuti». Gli agrumi raccolti ancora acerbi venivano cotti in una melassa di zucchero, spezie e succo proprio e conservati in botti di legno come riserva di vitamine per la navigazione — una pratica che potrebbe derivare dalla cucina araba; nel Seicento i genovesi, affinando un’ulteriore tecnica orientale, divennero fra i principali produttori e consumatori di frutta candita.

Ruolo agronomico attuale

Oggi l’arancio amaro sopravvive nel Ponente ligure soprattutto come portainnesto: sia il Chinotto di Savona sia l’Arancio Pernambucco vengono tradizionalmente innestati su questa specie, che ha quindi mantenuto un ruolo agronomico anche dopo il tramonto della propria coltivazione autonoma come frutto da commercio.

Fonti: Interreg Marittimo IT-FR «Mare di Agrumi», Catalogo degli agrumi e dei prodotti derivati, Allegato B5, 2019, pp. 3-5. — F. Curk, F. Luro, G. Minuto, G. Nieddu (a cura di), Gli agrumi del Nord del Mediterraneo, Éditions Alain Piazzola, 2022, pp. 11-12.