Limone di Sanremo
Frutto · Liguria
Citrus limon detto localmente «bugnetta», coltivato a Sanremo dal Duecento sotto monopolio comunale. Fece la fortuna della città fra Sei e Ottocento; oggi sopravvive solo in esemplari sporadici.
Il Limone di Sanremo (Citrus limon), localmente chiamato «bugnetta» o «bignetta», è una pianta vigorosa e molto produttiva, rifiorente tutto l’anno («quattro stagioni»); i frutti hanno forma allungata, polpa succosa e buccia sottile. Coltivato per secoli lungo la riviera di Ponente, oggi sopravvive solo in esemplari sporadici.
Origine e notizie storiche
La coltivazione degli agrumi a Sanremo è attestata fin dagli Statuti cittadini del 1435, che regolano irrigazione, recinzione degli orti e vendita dei frutti; il limone compare come coltura già praticata dal XIII secolo (col nome di «limonetto» nella Riforma di Sanremo del 1610). Alla fine del Settecento l’affermazione del Ferrari («Citris pomarijs ornatissima», citata in G. Ferrari, Sanremo 500 secoli) restituisce l’immagine di una Liguria segnata dalla presenza degli agrumeti.
L’economia agraria di Sanremo, nel Ponente, si distingueva da quella di Rapallo, nel Levante: nel primo caso prevaleva la monocoltura irrigua specializzata, nel secondo la promiscuità delle piantagioni, favorita da una maggiore piovosità. Nel Ponente, dove le estati erano segnate da siccità ricorrente, le autorità locali regolarono l’irrigazione con norme dette «aighe in deveu» («acqua dovuta»): i rintocchi del campanile di San Siro, che suonava anche i quarti d’ora nell’arco delle ventiquattr’ore, scandivano i turni d’acqua per limitarne lo spreco.
A Sanremo la commercializzazione dei limoni era gestita direttamente dal Comune, che ne curava raccolta, cernita e vendita all’asta: unico «produttore» sul mercato, il Comune fissava i prezzi in modo da favorire il guadagno dei contadini e assicurarsi le entrate fiscali, mentre il proprietario del fondo restava incaricato solo di innaffiare, concimare, potare e incassare. Questo sistema sostenne la fortuna di Sanremo per secoli: nel 1662 la città produceva fra 20 e 25 milioni di limoni, e nel 1756 contava da sole 40.000-50.000 piante. I frutti di qualità «bignetta» erano ricercati per la maggiore resa in succo acido («agro») e per una caratteristica ancora oggi osservata nei limoni sanremesi: raggrinziscono ma non ammuffiscono durante il trasporto. Selezionati su tre misure, venivano imballati in ceste foderate di paglia e spediti ai porti del Mediterraneo; i frutti troppo piccoli per il commercio erano torchiati per ricavarne l’«agro», utilizzato per fissare le tinture su lana e stoffe e per prevenire lo scorbuto dei naviganti. Le piante — limoni, aranci e cedri — erano concimate con colombina, raspatura di corno e letame e, più tardi, con guano ottenuto in cambio di merci nei commerci con l’Oriente.
La produzione maggiore si concentrava fra Sanremo, Bordighera e Ventimiglia: quest’ultima raggiunse il massimo sviluppo a metà Ottocento, con una raccolta di 3 milioni di limoni nel 1880, mentre Ospedaletti ne produceva 2 milioni fino allo stesso anno. Bordighera adottò nel 1776 gli Statuti di Sanremo per regolare la propria coltura dei limoni; Mentone iniziò la coltivazione nel Cinquecento e il commercio nel Seicento, ricevendo limoni proprio da Ventimiglia per la sua festa dei limoni; a Nizza e Monaco gli agrumi si coltivavano fin dal 1336. Sul finire dell’Ottocento, infine, Vallebona si specializzò non nella vendita dei limoni ma in quella dei loro fiori, destinati ai bouquet nuziali venduti in gran parte a Roma.
Stato attuale
A differenza del Chinotto di Savona e dell’Arancio Pernambucco, il Limone di Sanremo non risulta iscritto nell’Elenco Regionale dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali: le fonti più recenti lo classificano fra gli «agrumi minori» del Ponente ligure, sopravvissuto solo in piante sparse negli orti e nei giardini, memoria di un’economia agrumaria che fu, per secoli, fra le più importanti della Liguria.
Fonti: Interreg Marittimo IT-FR «Mare di Agrumi», Catalogo degli agrumi e dei prodotti derivati, Allegato B5, 2019, pp. 4-5, 53-55. — F. Curk, F. Luro, G. Minuto, G. Nieddu (a cura di), Gli agrumi del Nord del Mediterraneo, Éditions Alain Piazzola, 2022, pp. 68-70.

