Uva Verruccese
Vitigno · Emilia-Romagna
A quanto noto sino ad ora, questo vitigno ha trovato un areale di difusione circoscritto al Riminese e in particolare alle campagne di Verucchio. Le analisi molecolari (tabella profli genetici) hanno confermato la stretta relazione di parentela con la varietà locale Vernaccina B. Sinonimi accertati: Verucchiese Sinonimie errate: Denominazioni dialettali locali: Rischio di erosione: molto elevato
Il censimento dell’Agricoltura del 2010 aveva rilevato la presenza di soli 2000 m2 di questa varietà, anche perché in passato le vecchie vigne erano state accatastate come Sangiovese. Nonostante l’iscrizione al Registro Nazionale del 2009, però, non si è registrato un aumento importante nella messa a coltura di nuove vigne di Veruccese, che a fne 2021 occupavano appena 6357 m2 (dati RER).
Verucchio è sempre stata un’area vocata per la viticoltura, come attestano anche compravendite di vigne tra notabili nel XIII-XVI secolo; purtroppo, però, ad ora non è dato sapere nulla sulle varietà di vite coltivate nei secoli più remoti nell’areale. Nel 1894 viene pubblicato, in occasione di un concorso a premi indetto dal Circolo Agrario Riminese e dal locale Comizio Agrario, un saggio di Gaddo Gaddini dal titolo “Monografa del vigneto Altavilla”, in cui si legge che in detto vigneto il vitigno prevalentemente utilizzato era il Sangiovese nostrale, sia quello grosso o Verucchiese che quello piccolo (Bucci, 2007). Il Verucchiese, quindi, si riteneva un biotipo di Sangiovese, ma la sua precocità di maturazione lo distingue nettamente. In occasione dell’antica “Fiera di Santa Croce”, che si teneva il 14 settembre a Verucchio, era consuetudine mescere i primi vini giovani ottenuti da questo vitigno (Romani, 2006; Romani et al., 2008; Nigro et al., 2010).
Caratteristiche del vitigno
Foglia. Media o medio-piccola, cuneiforme, pentalobata, con seno peziolare a parentesi graffa,
da aperto a molto aperto. Seni laterali superiori abbastanza profondi, conformati ad U e con
lembi leggermente sovrapposti. Nervature verde chiaro. Denti in parte rettilinei e parte a lati
convessi, abbastanza allungati. Pagina inferiore con rari peli eretti sulle nervature e rarissimi peli
coricati tra le nervature.
Grappolo. Di media lunghezza e compattezza, conico, spesso alato (1-2 ali). Acino leggermente
allungato, con buccia mediamente pruinosa, di colore blu-nero.
Caratteri agronomici ed enologici. Si tratta di un vitigno a vigoria medio-alta, con buona fertilità delle gemme (anche
basali), e con buoni livelli produttivi. Le principali fasi fenologiche si presentano in epoca media e la maturazione anticipa
leggermente quella del Sangiovese. Risulta un po’ sensibile al marciume, mentre, rispetto alle altre crittogame, presenta
una sensibilità media. Se ne ottiene un vino dal colore rosso rubino intenso quasi violetto, con riflessi violetti intensi,
molto attraente. Il profilo olfattivo è intenso e molto gradevole, con note prevalenti di bacche rosse, ed in particolare
mora, lampone, ribes e ciliegia; seguono note speziate di pepe e chiodi di garofano, fiorale di viola e, in minor misura,
prugna essiccata. Al gusto emerge un’acidità piuttosto spiccata e un leggero amarognolo di fondo; mediamente si presenta
secco, sapido, abbastanza astringente, con struttura media e persistenza discreta.
Badolo
Scheda ampelografica (repertorio RER)
Foglia. Media o medio-piccola, cuneiforme, pentalobata, con seno peziolare a parentesi graffa, da aperto a molto aperto. Seni laterali superiori abbastanza profondi, conformati ad U e con lembi leggermente sovrapporti. Nervature verde chiaro. Denti in parte rettilinei e parte a lati convessi, abbastanza allungati. Pagina inferiore con rari peli eretti sulle nervature e rarissimi peli coricati tra le nervature. Grappolo. Di media lunghezza e compattezza, conico, spesso alato (1-2 ali). Acino leggermente allungato, con buccia mediamente pruinosa, di colore blu-nero.
Fenologia. Le principali fasi fenologiche si presentano in epoca media e la maturazione anticipa leggermente quella del Sangiovese. OSSERVAZIONI E RISCONTRI
Comportamento agronomico. Si tratta di un vitigno a vigoria medio-alta, con buona fertilità delle gemme (anche di quelle basali), e con buoni livelli produttivi. OSSERVAZIONI E RISCONTRI SULLA TOLLERANZA/SENSIBILITÀ ALLE PRINCIPALI
Sensibilità alle patologie. Il Veruccese risulta un po’ sensibile al marciume. Relativamente alle altre crittogame presenta una sensibilità media (A). OSSERVAZIONI E RISCONTRI SULL’
Utilizzo. Uva da vino. Si ottiene un prodotto dal colore rosso rubino intenso quasi violetto, con riflessi violetti intensi, molto attraente. Il profilo olfattivo è intenso e molto gradevole, con note prevalenti di bacche rosse, ed in particolare mora, lampone, ribes e ciliegia; seguono note speziate di pepe e chiodi di garofano, fiorale di viola, e, in minor misura prugna essiccata. Al gusto emerge un’acidità piuttosto spiccata e un leggero amarognolo di fondo; mediamente si presenta secco, sapido, abbastanza astringente, con struttura media e persistenza discreta.
Fonte: Repertorio regionale delle risorse genetiche agrarie dell’Emilia-Romagna (L.R. 1/2008), scheda RER (Reg. naz. 438). Rischio di erosione: elevato.
Bibliografia
Fonti citate nella scheda del repertorio regionale RER:
- Augusto Bucci (2007) – Vite e vino in Romagna. Le radici storiche della moderna vitivinicoltura romagnola. Ed. Sapim, Forlì. D’Onofrio C., Tumino G., Gardiman M., Crespan M., Bignami C., de Palma L., Barbagallo M.G., Muganu M., Morcia C., Novello V., Schneider A., Terzi V. (2021) – Parentage Atlas of Italian Grapevine Varieties as Inferred From SNP Genotyping. Front. Plant Sci. 11: 605934.
- Romani S. (2006) – La Denominazione di Origine Controllata “Colli di Rimini”. Aspetti storici, territorio, vitigni, vini. Lithos Arti Grafiche, Villa Verucchio.
- Romani S., Intrieri C., Filippetti I., Nigro G., Vespignani G., Simoni M., Castellari L., Graziani N. (2008) – I vitigni autoctoni Verucchiese e Vernaccina riminese. Consiglio interprofessionale vini DOC Colli di Rimini.
Caratterizzazione ampelografica ed enologica (2010)
Nell’areale di Verucchio il Veruccese era coltivato nelle piantate insieme al Sangiovese, di cui gli anziani produttori ne impiegavano il mosto per ammorbidire i vini: se ne otteneva un rosso «a pronta beva, rotondo e molto fine», che si degustava in occasione dell’antica Fiera di Santa Croce, a Verucchio il 14 settembre. Il progetto regionale «Vitigni minori» ne ha condotto la caratterizzazione su vecchi filari della collina riminese.
Grappolo medio-piccolo (circa 250 g), conico e alato, mediamente compatto; acino medio-piccolo (circa 1,7 g), sferico-ellittico, a buccia sottile e polpa poco consistente. Germogliamento, fioritura e maturazione medio-tardivi, con vendemmia fra fine settembre e inizio ottobre; vigoria medio-elevata, portamento semi-assurgente, resistenza media a peronospora, oidio e botrite. L’analisi del DNA a 9 marcatori microsatelliti ha confermato l’unicità del vitigno, escludendo omonimie e sinonimie con altre varietà.
Vinificato in purezza dà un vino rosso di media alcolicità, morbido e non molto corposo, di colore rosso rubino con riflessi violacei; profilo olfattivo fine, con note di bacche rosse (mora, lampone) e ciliegia, spezie (pepe, chiodi di garofano), viola e prugna essiccata. Vino da rossi leggeri e giovani; obiettivo del progetto è il suo inserimento fra le tipologie della DOC Colli di Rimini.
Fonte: G. Nigro, I. Filippetti, M. Melotti, M. Simoni, G. Vespignani, «Vitigni autoctoni: Veruccese e Vernaccina Riminese», in I progressi nella qualità dell’uva e del vino in Emilia-Romagna, CRPV, settembre 2010 (progetto regionale «Vitigni minori», L.R. 28/98; CRPV Faenza, CRIVE Univ. di Bologna, Astra).
