Uva Vernaccia
Vitigno · Emilia-Romagna
La Vernaccia (vernazza, vernasca) è un’antica uva bianca dei Ducati.
Nel censimento Du Tillot del 1771 la «vernace» è rilevata fra l’Enza e la Parma, «col grano piccolo rotondo e grappetto aperto»; il Trattato di agricoltura cita la «vernazza» e la «vernasca bianca», nel 1841 il «vernaccia» era in vendita nel vivaio di Luigi Musiari a Ponte d’Enza e Peschieri (1828) la registra.1
Menzione in Pietro de’ Crescenzi (c. 1304)
Sono altre spezie d’uve bianche […] men buone per esperienza si truovano: […] e la greca, e la vernaccia, che avvegnaché appo noi vin buono facciano, fannone molto poco.
Pietro de’ Crescenzi, Trattato dell’agricoltura (volgarizzamento del Liber ruralium commodorum, libro IV, cap. IV), c. 1304.
Vernaccia, bianca, è ottima, soffre molt’acqua, dà vino gagliardo e forte come la Bortolotta. Il grappolo non è molto grande; il grano e il colore quasi simile alla Bortolotta, ma più lucido nè tanto inchinevole al rosso, ma non così spesso e fitto2.
Descrizione (Francesco Aggazzotti, 1867)
Grappolo piccolo, quasi cilindrico, a grani bene spesso compatti, grappoletti distinti fin oltre la metà, peduncolo corto, esile e tutto verde. Acino ordinario, rotondo, traslucido. Buccia giallo-verde-paglia, tenera, polverosetta. Sugo abbondante, viscido, dolce-agretto, alquanto tendente al verde, mucillaginoso.
Uva un tempo famosa, ora annessa tra le mediocri; però in Sardegna tiene un posto distinto col vino dello stesso nome: vino secco ed asciutto, fors’anche di troppo, da renderlo un po’ disgustoso per la sua asprezza; ciò non ostante fa buon effetto su’ palati un po’ usati, e, qualora sia molto invecchiato fino al ben pronunziato sviluppo dell’etere enantico, allora può aggradarsi da palati più schifiltosi, rallegrandone ancora la vista con uno splendente bollore speciale verde-dorato. Nelle pingui terre delle ville del basso piano nostro, ove è feracissima, non potrà che destinarsi al lambicco, specialmente se in anni di abbondanza.
F. Aggazzotti, Catalogo descrittivo delle principali varietà di uve coltivate presso il cav. avv. Francesco Aggazzotti del Colombaro, Modena, Tip. Carlo Vincenzi, 1867, scheda 28.
Nome dialettale reggiano: vernâzza (uva bianca) (Carlo Casali, I nomi delle piante nel dialetto reggiano, Reggio Emilia, 1915).
L’elenco delle uve di Pincetti e Aggazzotti registra questa varietà come Vernaccia Bianca (n. 64 di Pincetti, 28 di Aggazzotti), citata da tre fonti. Pincetti la esalta:3 «La gentile, e assiem robusta, / che lucente ha la sua faccia, / perfettissima Vernaccia, / io dirò, che ognor m’aggiusta». Caula la dice «ottima, soffre molt’acqua, dà vino gagliardo, e forte come la Bortolotta».4 Aggazzotti la descrive col grappolo piccolo quasi cilindrico «a grani bene spesso compatti», acino rotondo e traslucido, buccia giallo-verde-paglia, sugo «dolce agretto, alquanto tendente al verde»; e ne registra il declino: «uva un tempo famosa, ora annessa tra le mediocri», salvo che in Sardegna, dove «tiene un posto distinto col vino dello stesso nome».5
- Censimento Du Tillot, 1771. Anonimo, Trattato di agricoltura (Archivio di Stato di Parma, ms. 138), fine XVIII–inizio XIX sec. L. Musiari, catalogo del vivaio di Ponte d’Enza, 1841. I. Peschieri, Dizionario parmigiano-italiano, 1828. ↩︎
- Maini, Luigi – L’Indicatore Modenese n. 18 “Catalogo alfabetico di quasi tutte le uve o viti conosciute e coltivate nelle provincie di Modena e Reggio secondo i loro nomi volgari con altre osservazioni relative” – 1851 ↩︎
- L. Pincetti, Il Baccanale (poema didascalico sulle uve). Testo e confronto in Uve modenesi tra il XVIII e il XIX secolo, cap. 4. ↩︎
- N. Caula, annotazioni ampelografiche modenesi (XVIII sec.), riportate nelle fonti manoscritte. ↩︎
- F. Aggazzotti, Catalogo descrittivo delle principali varietà di uve coltivate presso il cav. avv. Francesco Aggazzotti del Colombaro, Modena, Tip. Carlo Vincenzi, 1867. ↩︎
