Uva Papa

Vitigno · Emilia-Romagna

Descrizione (Francesco Aggazzotti, 1867)

Grappolo cilindrico, meno alla sommità per i tre o quattro graspoletti che lo ingrossano (lungo 22 cent. sopra 12 di circonferenza). Peduncolo lungo coll’internodio appariscente, di grossezza regolarmente decrescente, rossiccio, floscio e molto flessibile, unitamente agli stessi picciuoletti de’ grani, cosicché tutto il grappolo ha l’aspetto de’ rami del salice di Babilonia, ossia salcio piangente. Acino sferico, di mediocre grossezza (13 mm), rado, opaco affatto, col vinacciuolo spesso geminato. Buccia color nero-morato intenso, manevole, mediocremente polverosa, con molta aderenza della materia colorante. Sugo in sufficiente quantità, assai dolce, melato, ma grasso e mucillaginoso, che accresce assai bene il suo colore rosso-violetto cupo pel processo della fermentazione vinosa; inaromatico.

Uva di merito pe’ vini da mercanzia della provincia modenese, ai quali dà molto sapore per la sua sovrabbondanza di glucosa, sebbene difetti alquanto di tannino; ma è sempre ottimo correttivo per tagliare altre uve acerbe ed insipide. Né riesce dispregiabile nella miscela coll’uva aleatica, concorrendo a renderla dolce ed amabile. Esaminando attentamente il complesso del frutto, sempre più si conferma nell’idea che l’uva di cui si parla sia un ibridismo tra la Refosca (n. 3) e la Berzemina (n. 14).

La vite, tranne che ama la collina e le terre fornite di ocra ferruginea in esposizione ben soleggiata, nulla offre di singolare sul rapporto della coltivazione.

F. Aggazzotti, Catalogo descrittivo delle principali varietà di uve coltivate presso il cav. avv. Francesco Aggazzotti del Colombaro, Modena, Tip. Carlo Vincenzi, 1867, scheda 55.