Uva Besgano Nero
Vitigno · Emilia-Romagna
Vitigno a bacca nera del Cremonese e Piacentino, oggi ridotto a ceppi isolati. Due sottovarianti: nero gentile e nero rustico.

Descrizione e riconoscimento
Variante a bacca nera del Besgano, in passato diffusa nel Cremonese, nel Mantovano e nel Piacentino. Attualmente distribuita sotto forma di ceppi isolati nei vigneti più antichi e marginali dell’Oltrepò Pavese e del Piacentino, con i sinonimi di Besegana, Bersegano, Besgan e Colombaia nera.1
Caratteristiche
Esistono due sottovarianti nere (nero gentile e nero rustico) che differiscono per alcuni caratteri ampelografici e fenologici. Manifesta una produttività abbastanza bassa e un’epoca di maturazione medio-tardiva. Veniva impiegata in passato come uva da tavola a consumo locale.
Uso enologico
Non si conoscono, se non per alcuni accenni bibliografici, le caratteristiche dei vini che si ricavano dalla sua vinificazione in purezza.
- A. Scienza, Dizionario dei vitigni antichi minori italiani, 2004, p. 57. ↩︎
Scheda ampelografica (repertorio RER)
Foglia. Tendenzialmente grande, orbicolare o, talora, cuneiforme, con sette e, raramente, anche con più di sette lobi. I seni laterali superiori sono da medi a profondi, con base ad U e lobi più o meno sovrapposti. Il seno peziolare è aperto, con base a V, ma a volte anche a U (talora parte a U e parte a V), senza elementi particolari. La pagina superiore è mediamente bollosa e con nervature generalmente verdi che si arrossano leggermente al punto peziolare. La pagina inferiore presenta peli coricati tra le nervature con densità media e peli eretti sulle nervature con densità elevata. I denti sono a margini convessi e medi (rapporto altezza/base). Grappolo. Di forma generalmente a imbuto, con 1-2 o anche più ali, di media lunghezza (15-20 cm), di compattezza media, con peduncolo medio o medio-corto. Acino tendenzialmente ellissoide largo, con buccia abbastanza spessa, di colore rosso scuro-violetto, piuttosto pruinosa e con polpa leggermente soda.
Fenologia. Si tratta di una varietà abbastanza tardiva in tutte le fasi fenologiche del ciclo vegeto-produttivo (L, O). In collina matura a fine settembre. OSSERVAZIONI E RISCONTRI
Comportamento agronomico. Vitigno tendenzialmente vigoroso, con un comportamento abbastanza diverso a seconda del tipo di suolo in cui viene collocato. Preferisce terreni sciolti, ben esposti, asciutti e calcarei. Produzione buona e costante. Predilige potatura lunga OSSERVAZIONI E RISCONTRI SULLA TOLLERANZA/SENSIBILITÀ ALLE PRINCIPALI
Sensibilità alle patologie. Mediamente tollerante alle principali crittogame e non soggetto a colatura. In prossimità della raccolta mal sopporta l’acqua piovana che causa spesso lo spacco dell’acino, con scadimento della qualità e della conservabilità dell’uva. A tal proposito, Molon scrive: “Allega bene il frutto, e dà prodotto abbondante, tanto più pregiato, tanto più la vendemmia fu fatta in tempo asciutto” (L). OSSERVAZIONI E RISCONTRI SULL’
Utilizzo. Vitigno tipicamente impiegato come uva da mensa e da serbo, anche se spesso le eccedenze e i grappoli non idonei per il mercato fresco venivano vinificati in uvaggio con altre varietà. È una delle uve che si conservano di più in assoluto, tanto che in passato era tradizione consumarla durante le festività pasquali: si raccoglievano i grappoli, o direttamente i tralci, e si appendevano in luogo fresco e asciutto, dove rimanevano quasi intatti fino alla primavera successiva (L). “Durante gli anni ’30 e ’40 del Novecento, gran parte della produzione di Besgano era destinata alla commercializzazione nel meridione o sulle piazze di Milano, Svizzera, Francia, Germania e Inghilterra. Si commercializzava preparando un cesto di vimini, decorato lungo il bordo superiore esterno da una fascia tricolore italiana, e riempito da tre-quattro grappoli di questa uva e ricoperti da carta velina colorata a protezione. Potevano così sopportare il lungo viaggio a cui erano destinati” (testimonianza orale fornita da Renzo Gandolfi, di Gropparello – PC). (L, A) Besgàn era impiegato come uva da vino solo in uvaggi con altri vitigni, perché il vino di solo Besgano è “fiacco, poco colorito e poco serbevole” (Cavazza, 1914). Alcuni viticoltori di Besgano, tuttavia, lo definiscono un vino chiaro, ma molto saporito (L, A).
Fonte: Repertorio regionale delle risorse genetiche agrarie dell’Emilia-Romagna (L.R. 1/2008). Rischio di erosione: elevato.
Bibliografia
Fonti citate nella scheda del repertorio regionale RER:
- AA.VV. (1948) – Atti del Congresso Nazionale Viticolo. V Mostra Nazionale della Uve da Tavola. Piacenza 18-19-20 settembre 1948. Stabilimento Tipografico E. Rebecchi e figli, Piacenza.
- AA.VV. (2006) – Frutta e buoi … Quaderno della biodiversità agricola parmense. Gruppo Cabiria, Parma.
- Acerbi G. (1999) – Delle viti italiane. Giampiero Zazzera, Libraio in Lodi. Ristampa anastatica dell’edizione del 1825.
- Casazza A. (1845) – Stato agrario economico del Ferrarese. Taddei, Ferrara.
- Cavazza D. (1923) – Viticoltura. Nuova enciclopedia agraria italiana, parte quinta. Unione Tipografico- Edidtrice Torinese, Torino.
- Cherubini Francesco (1843) – Vocabolario Milanese-Italiano. Dall’Imp. Regia Stamperia, Milano. Consiglio Provinciale dell’Economia Corporativa (1933) – II.A Mostra nazionale uve da tavola, 16-18 settembre 1933. Relazione della Giuria. Tip. E. Rebecchi & F., Piacenza.
- Dalmasso G. (1937) – Un problema ampelografico risolto: Gros Vert, Saint-Jeannet, Servant. Annuario della R. Stazione Sperimentale di Viticoltura e di Enologia di Conegliano. Vol. VII.° (1936-37). Soc. An. Longo e Zoppelli, Treviso.
- Ferrari V., Torchio G. (2009) – Toponomastica di Piadena. Cremona.
- Ferrari V. (2012) – Contributi toponomastici all’interpretazione del paesaggio della provincia di Cremona. 4. Il paesaggio agrario. In: Pianura – Scienze e storia dell’ambiente padano n. 28, pp. 69-100. Periodico della Provincia di Cremona.
- Foresti L. (1836) – Vocabolario Piacentino-Italiano. Fratelli del Majno tipografi, Piacenza.
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- Fregoni M., Zamboni M., Colla R. (2002) – Caratterizzazione ampelografica dei vitigni autoctoni piacentini. Grafiche Lama, Piacenza.
- Marzotto N. (1935) – Uve da mensa: descrizione di varietà, con speciale studio sull’accertamento, nomenclatura, e sinonimia di molti vitigni sino ad ora non bene identificati. Tipografia commerciale editrice, Vicenza.
- Maserati R. (1974) – La vite e i vitigni nel Piacentino. Piacenza Economica n. 7-8-9. Periodico della Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura di Piacenza. Ministero dell’Agricoltura e delle Foreste (1934) – Contributo ad una indagine sulle zone di produzione delle uve da tavola. In: “Nuovi annali dell’Agricoltura”. Istituto Poligrafico dello Stato, Roma.
- Mitterpacher L., Lavezari P. (1784) – Elementi D’Agricoltura di Lodovico Mitterpacher di Mitternburg, Volume 2. Monistero di S. Ambrogio Maggiore.
- Molon G. (1906) – Ampelografia. Hoepli, Milano.
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- Parenti E. (1933) – La produzione delle uve da tavola nel Piacentino. In: Atti dei convegni sulle uve da tavola tenuti in Piacenza durante la Mostra Interregionale del 1931 e la Mostra Nazionale del 1932. Stabilimento tipografico piacentino, Piacenza.
- Peschieri I. (1828) – Dizionario Parmigiano-Italiano. Dalla Stamperia Blanchon, Parma.
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- Rovasenda G. (1877) – Saggio di una ampelografia universale. Tipografia Subalpina, Torino.
- Scienza A., Failla O., Toninato L., Cardetta A., Fabrizio C., Pastore R., Lanati D. (2004) – Dizionario dei vitigni antichi minori italiani. Ci.Vin. Editore, Siena.
- Tamaro D. (1897) – Uve da tavola. Varietà, coltivazione e commercio. Ulrico Hoepli, Milano.
- Tanara V. (1644) – L’economia del cittadino in villa. Edizione del 1674 stampata “appresso Steffano Curti”, Venezia.
- Toni G. (1927) – Agricoltura emiliana. Viticoltura ed enologia. L’Italia agricola n. 4.
- Zerbini L. (1943) – Le uve da tavola nell’Emilia. Tipografia Paolo Cuppini, Bologna.
La forma a bacca scura del besgano è descritta come «besgàn», con foglia grande quinquelobata, nel Lunario dei vitigni della provincia parmense (1872); il Trattato di agricoltura registra anche un «besgano rosso sbiadito».1
Le analisi genetiche su accessioni conservate a Tebano hanno accertato la sinonimia del Besgano nero con la «Burghisana» e il «Grillone 2», reperiti intorno al 1970 nella Bassa Romagna (Santerno e Voltana): segno di una diffusione fino al Ravennate. Fu uno dei vitigni protagonisti dell’epopea della viticoltura da tavola italiana.2
Identità genetica (2020)
Nello studio genetico (Pastore e altri, 2020) un’accessione ferrarese raccolta come «Basgana» è risultata un genotipo unico non registrato; il nome «Basgana» è ricondotto al Besgano nero.
Fonte: C. Pastore e altri, «Genetic Characterization of Grapevine Varieties from Emilia-Romagna», American Journal of Enology and Viticulture, 2020.
Attestazione piacentina (Landi, 1715)
Il Besgano è citato da Ubertino Landi nel suo ditirambo del 1715 («Besghan», v. 156) tra i vitigni piacentini. Il Dizionario dei vitigni antichi minori italiani lo dice originario del Piacentino (diffuso anche nel Cremonese e nel Mantovano), con i sinonimi Besegana, Bersegano, Besgan e Colombaia nera, in tre varianti (bianco, nero gentile, nero rustico). Già Agostino Gallo (1566) annovera le «besegane» tra le uve da coltivare, dal vino abbondante ma «debole e di poco colore», da tagliare col cropello o il marzemino; Bramieri (fine ’700) ne segnala la sensibilità a pioggia e vento. A San Colombano era detto «Grignolò», e attorno al Besgano nacque, a fine Ottocento, la viticoltura da tavola italiana, proprio a Piacenza.
Vedi il dossier La viticoltura piacentina di inizio Settecento.
- I vitigni della provincia parmense – Lunario per l’anno bisestile 1872; Anonimo, Trattato di agricoltura (Archivio di Stato di Parma, ms. 138), fine XVIII–inizio XIX sec. ↩︎
- M. Fontana, C. Pastore, F. Perri, I. Filippetti, «Le vecchie varietà locali di vite. Itinerari della biodiversità agraria in Emilia-Romagna», Regione Emilia-Romagna – Università di Bologna, 2022 (tabella profili genetici). ↩︎
