Pomodoro Costoluto romagnolo

Ortiva · Emilia-Romagna

Pomodoro a bacca costoluta e polpa compatta, diffuso in Romagna e nel ferrarese, oggi conservato solo in coltivazioni domestiche.

Il Pomodoro Costoluto romagnolo (Solanum lycopersicum L., Solanaceae) è presente in Romagna almeno dalla prima metà del Novecento e fu diffuso in altre località della regione, incluso il Ferrarese, attorno agli anni Trenta del secolo scorso, dove veniva anche utilizzato come base per la selezione di nuove cultivar.

Storia

Era considerato già in passato distinto da cultivar di pomodoro «riccio» o «costoluto» affini, tra cui il «Nizzardo» e il ‘Riccio di Parma’ («Riccio Grosso»). Il declino delle coltivazioni, dovuto probabilmente alla bassa serbevolezza dei frutti, iniziò alla fine degli anni Cinquanta del Novecento; alcuni autori lo annoverano tra le cultivar da concentrato (Grasso, 1961).

Nonostante alcuni ritengano il Costoluto romagnolo derivato dal ‘Riccio di Parma’ (Piazza, 2015), studi esplorativi sul DNA indicherebbero che le due varietà appartengono a cladi distinguibili anche sul piano molecolare. Oggi è possibile rintracciare coltivazioni domestiche di pomodori affini grazie all’autoriproduzione dei semi protratta da alcune famiglie in Romagna: tra queste, quella di Giovanni Santucci (classe 1944), originaria di Sorbano di Sarsina, da prima del 1949, descritta sotto il nome di «Di Vetracchio»; un’altra accessione, prelevata da orti di Faenza dal dott. Stefano Tellarini, è coltivata e conservata presso il Podere Stuard di Parma.

Morfologia

Pianta a crescita indeterminata, fusto verde, foglie pennate, piuttosto resistente (a differenza del ‘Riccio di Parma’). Frutti di media taglia (5 cm di larghezza, 3-4 cm di lunghezza), rapporto lunghezza/diametro molto basso, in sezione trasversale ellittici, con depressione mediamente profonda all’attacco del pedicello. Buccia sottile, rossa a maturazione, dal colore più intenso e con maggiore contenuto di sostanza secca rispetto a varietà affini come il ‘Riccio di Parma’. Logge numerose (generalmente 10). Polpa rossa, di buona consistenza.

Bibliografia

  • G. Rossi, F. Perri, M. Fontana, M.V. Landoni, F. Ferrari, M. Scalora, A. Bertoncini, S. Lodetti, Atlante delle ortive locali dell’Emilia-Romagna, Università di Pavia, MASAF, Regione Emilia-Romagna – Univers Edizioni, Pavia, 2023
  • G. Rossi, S. Tempesti, D. Alberti, M. Canella, M. Fontana, A. Ravasio, N.M.G. Ardenghi, Varietà ortive e cerealicole del Parco Nazionale e GAL «L’altra Romagna». Agrobiodiversità tradizionale nella Romagna collinare e montana, 2021
  • Rossi, Perri, Fontana, 2023