Melone Rampichino
Ortiva · Emilia-Romagna
Melone rampicante del gruppo Cantalupensis, coltivato a Bagnacavallo e Santerno (Ravenna), sopravvissuto grazie a due famiglie imparentate.
Il Melone Rampichino (Cucumis melo L., Cucurbitaceae, gruppo cultivar Cantalupensis), detto mlon raparen in dialetto, è coltivato tra Bagnacavallo e Santerno, in provincia di Ravenna. I semi sono conservati dal 2015 presso la Banca del Germoplasma Vegetale dell’Università di Pavia.
Storia
Il melone si è conservato fino a oggi grazie a pochi semi superstiti detenuti dalle famiglie Graziani (Luciana «d’Zizarè», moglie di Leo Graziani detto «Zizarè») di Bagnacavallo e Marangoni di Santerno, tra loro imparentate, che hanno continuato a coltivarlo per affezione nonostante non rispecchiasse più i parametri del mercato (pezzatura piccola, raccolta in prossimità della maturazione di consumo, scarsa conservabilità); più di recente coltivato anche dalla famiglia Fontana di Bagnacavallo.
Non è semplice datare l’arrivo e la diffusione in Emilia-Romagna di meloni «rampichini» o «ramparini», termine probabilmente derivato dall’italianizzazione dell’aggettivo dialettale romagnolo Raparén («rampichino», rampicante). Un primo riferimento si trova nel Vocabolario romagnolo-italiano di Morri (1840), alla voce «Mlon raparen»; un rampichino è citato anche da Filippo Re (1811). Note più recenti si trovano in Ercolani (1960) e nel Dizionario botanico romagnolo di Beggio e Lazzari (1996).
Morfologia
Gruppo Cantalupensis: frutto da sferico a leggermente depresso, buccia in prevalenza liscia, polpa giallo-arancio. Pianta dotata di viticci robusti che facilitano lo sviluppo in altezza su sostegni. Frutto giovane verde medio; a maturazione buccia gialla, liscia, senza suberificazioni, tondeggiante, piccolo, con solchi abbastanza definiti ma non profondi. Semi di medie dimensioni, colore giallo crema, a forma di pinolo. Maturazione scalare da metà luglio a settembre.
Note e curiosità
In Emilia-Romagna è nota una varietà distinta, il «Ramparino» (o «retino»), diffusa nel reggiano, iscritta al Repertorio regionale e all’Anagrafe nazionale della biodiversità, che si distingue dal Rampichino per la buccia retata e la polpa verde-grigiastro, non molto dolce ma dall’aroma intenso.
Bibliografia
- G. Rossi, F. Perri, M. Fontana, M.V. Landoni, F. Ferrari, M. Scalora, A. Bertoncini, S. Lodetti, Atlante delle ortive locali dell’Emilia-Romagna, Università di Pavia, MASAF, Regione Emilia-Romagna – Univers Edizioni, Pavia, 2023
- F. Re, L’ortolano dirozzato, presso Giovanni Silvestri, Milano, 1811
- A. Morri, Vocabolario romagnolo-italiano, Dai tipi di Pietro Conti all’Apollo, Faenza, 1840
- L. Ercolani, Vocabolario romagnolo-italiano italiano-romagnolo, Monte di Ravenna, 1960
- M.G. Beggio, G. Lazzari, Dizionario botanico romagnolo, Ed. Mistral, Ravenna, 1996
- Rossi, Perri, Fontana, 2023
