Carciofo Violetto di San Luca

Ortiva · Emilia-Romagna

Carciofo violetto coltivato sulle colline a sud di Bologna, attorno al Santuario di San Luca, dal sapore erbaceo con note di liquirizia.

Il Carciofo Violetto di San Luca (Cynara cardunculus subsp. scolymus (L.) Hayek, Asteraceae), detto anche «san luchino», è coltivato sulle colline a sud di Bologna, attorno al Santuario della Beata Vergine di San Luca, da cui prende il nome.

Storia

Ricerche etnobotaniche condotte dall’Istituto d’Istruzione Statale Tecnica Agraria «Arrigo Serpieri» di Bologna hanno ricostruito in parte la storia della varietà (Balzi, 2020). Era una delle coltivazioni principali sulle colline a sud di Bologna già nella prima metà del Novecento, con le carciofaie che tappezzavano soprattutto i versanti attorno al Santuario di San Luca.

Secondo testimonianze di anziani, il carciofo di San Luca era un tempo apprezzato e conosciuto in tutta la regione e rappresentava una fonte di reddito importante per gli agricoltori locali. Con lo spopolamento delle campagne negli anni Settanta del Novecento se ne è verificato l’abbandono, che alcuni contadini hanno tenacemente contrastato continuando a coltivarlo; tra i coltivatori attuali vi sono Adelia Albertazzi e l’Azienda Podere Chiesuola.

Tradizioni

I carciofi violetti sono diffusi anche in territorio romagnolo, ma la coltivazione nei terreni argillosi della collina bolognese conferisce alla varietà di San Luca un sapore fresco, erbaceo, con note che tendono alla radice di liquirizia. Si mangiano freschi o appena lessati, conditi con olio extravergine e sale, oppure sott’olio o trasformati in creme e paté. I «carducci» (polloni in eccesso), staccati dalla pianta in autunno e a inizio primavera con la «scarducciatura», sono ingrediente di diversi prodotti trasformati.

Morfologia

Capolini centrali chiusi di circa 10 cm di lunghezza e 7 cm di larghezza nel punto più ampio, forma triangolare, colore violetto esternamente con margini verdi al momento della raccolta. Si consuma soprattutto il ricettacolo, porzione basale soda che rappresenta il prodotto principale della pianta.

Note e curiosità

La propagazione avviene per via vegetativa tramite «getti» o polloni, chiamati «cardetti» o «carducci» (termine già attestato in Re, 1811). Questa modalità ha permesso al Violetto di San Luca di mantenersi molto simile alla forma originaria e isolato rispetto ad altre varietà di carciofo, come confermato da un recente studio molecolare sul DNA condotto su diverse entità locali italiane.

Bibliografia

  • G. Rossi, F. Perri, M. Fontana, M.V. Landoni, F. Ferrari, M. Scalora, A. Bertoncini, S. Lodetti, Atlante delle ortive locali dell’Emilia-Romagna, Università di Pavia, MASAF, Regione Emilia-Romagna – Univers Edizioni, Pavia, 2023
  • L. Balzi (a cura di), Amiamo la Terra. Difendiamo il futuro, I quaderni dell’Agricoltura, Regione Emilia-Romagna, 2020
  • F. Re, L’ortolano dirozzato, presso Giovanni Silvestri, Milano, 1811
  • Rossi, Perri, Fontana, 2023