Cardo Gigante di Romagna
Ortiva · Emilia-Romagna
Cardo da imbianchimento (“gobbo”) tipico del circondario cesenate, iscritto al Repertorio regionale e all'Anagrafe nazionale della biodiversità.
Il Cardo Gigante di Romagna (Cynara cardunculus subsp. scolymus (L.) Hayek, Asteraceae), detto localmente gób («gobbo»), è coltivato in Romagna, in particolare nel circondario cesenate. È inserito nel Repertorio volontario regionale delle risorse genetiche agrarie dell’Emilia-Romagna e iscritto all’Anagrafe nazionale della biodiversità; la riproduzione della semente è affidata alla Ditta Sementiera Arcoiris di Modena, la conservazione ad ASTRA – Innovazione e Sviluppo, Azienda Sperimentale Martorano 5 di Cesena.
Storia
Il «gobbo» è già citato da Filippo Re (1811), che ne ricorda la tecnica orticola tipica: si corica la pianta e la si seppellisce sotto terra per farla imbiancare. Negli anni Cinquanta l’attività di riproduzione sementiera, già avviata in precedenza per conto di importanti ditte sementiere nazionali come Sgaravatti e Ingegnoli, assunse rilievo anche presso ditte sementiere locali nate nel circondario cesenate.
Attorno al 1950 i cataloghi pubblicizzavano varietà senza riferimento territoriale: nel 1951 il cardo è descritto come «Cardo gigante avorio senza spine pieno». Solo nel 1955 compare per la prima volta la denominazione «Cardo Gigante di Romagna», confermata fino ai primi anni Sessanta, con una descrizione discordante rispetto ai caratteri attuali della varietà: alla fine degli anni Settanta la scheda ufficiale ENSE lo descrive infatti come «leggermente spinoso a costa piena, alto, con portamento semieretto, il lembo fogliare è largo, con grado medio di frastagliatura».
Morfologia
Sono riconosciuti attualmente due morfotipi, presumibilmente corrispondenti a due ecotipi differenti: uno con lembo fogliare molto frastagliato, mediamente spinoso, coste mediamente larghe, di colore bianco-verde; l’altro con lembo fogliare poco frastagliato, poco spinoso, colore bianco avorio, coste più larghe.
Note e curiosità
Secondo le testimonianze dirette dei coltivatori raccolte dagli autori, in passato il cardo era «molto meno spinoso, frastagliato, ed era anche più largo e di color bianco avorio»; nel tempo si sarebbe imposto un ideotipo più rustico, spinoso e frastagliato, meglio adattato al clima e al terreno locale, più pieno, consistente e saporito. Gli autori ritengono che questa evoluzione sia dovuta sia alla selezione operata dai coltivatori sia a ragioni naturali, poiché l’ideotipo frastagliato fiorisce e produce seme in questo territorio in modo nettamente superiore rispetto alla tipologia bianco avorio inerme.
Bibliografia
- G. Rossi, F. Perri, M. Fontana, M.V. Landoni, F. Ferrari, M. Scalora, A. Bertoncini, S. Lodetti, Atlante delle ortive locali dell’Emilia-Romagna, Università di Pavia, MASAF, Regione Emilia-Romagna – Univers Edizioni, Pavia, 2023
- F. Re, L’ortolano dirozzato, presso Giovanni Silvestri, Milano, 1811
- Rossi, Perri, Fontana, 2023
