Asino Romagnolo

Razza animale · Emilia-Romagna

Sottorazza storica dell’asino Pugliese, quasi scomparsa nel dopoguerra; recuperata dai primi anni 2000, oggi 1.152 capi.

L’Asino Romagnolo, detto anche Asino di Sant’Alberto dalla frazione ravennate che ne ospitò un’importante stazione stalloniera, era nel 1925 classificato come una delle cinque sottorazze dell’asino Pugliese (con Calabrese, Basilicata, Leccese-Martina Franca e Marchigiana).

Dalla monta pubblica alla quasi scomparsa

Nel 1941 il Regio Deposito Stalloni di Reggio Emilia contava 41 stalloni di razza Romagnola, al servizio di Emilia-Romagna e Marche; secondo alcuni autori contribuì anche alla formazione dell’asino dell’Amiata. La Seconda guerra mondiale, l’impiego bellico e la successiva meccanizzazione agricola ridussero drasticamente la razza: nel 1978 nessuno stallone Romagnolo risultava più iscritto alla monta pubblica di Reggio Emilia.

Il recupero

Il 16 febbraio 2006 un decreto ministeriale (n. 20461) ha incluso l’Asino Romagnolo nel Registro delle razze equine riconducibili a gruppi etnici locali. Il primo censimento regionale rilevò appena 76 capi, in gran parte discendenti da asini di pastori transumanti un tempo usati per il trasporto degli agnelli lattanti al seguito dei greggi. Nel 2011 è nata l’Associazione Italiana Allevatori di Razza Asino Romagnolo (As.I.R.A.R.A.); oggi la razza conta 1.152 capi, concentrati soprattutto in Emilia-Romagna.

Nuovi impieghi

Oltre al tradizionale trasporto a basto, oggi la razza è impiegata per la produzione di latte d’asina, il trekking someggiato e l’onoterapia.

Bibliografia

D. Bigi, F. Perri, A. Zanon, Le razze locali dell’Emilia-Romagna, Edizioni Bertani & C., 2024. Bibliografia citata nella scheda originale: Gandini G., Rognoni G. (1993) Atlante etnografico delle popolazioni equine ed asinine italiane, CNR; Bigi D. (2023) L’asino: allevamento, cura e nuovi ruoli aziendali e sociali, Edagricole.

  • Bigi, Perri, Zanon, 2024