Gli agrumi giunsero in Sardegna già in epoca romana: Palladio, alla fine del IV secolo, ricorda il cedro coltivato nei propri fondi nel territorio di Neapolis, presso l’odierna Oristano. In epoca bizantina cedro, limone e arancio amaro si diffusero nei pressi dei monasteri; dal XII secolo i monaci Camaldolesi ne favorirono la coltivazione nelle valli irrigate (veghe) del giudicato di Arborea, in particolare a Milis, i cui orti — «s’ortu de is paras» — divennero luoghi di riferimento dell’agrumicoltura sarda. Nel Settecento fu tentata, senza successo, una distillazione industriale dei fiori d’arancio. Due forme locali attraversano questa lunga storia fino a oggi: la Pompia della Baronia di Siniscola e l’Arancio Tardivo di San Vito del Sarrabus.
- Arancio Tardivo di San Vito (Interreg «Mare di Agrumi», 2019; Curk et al., 2022)
- Pompia
Legenda — tra (tonde) le fonti
