L’Emilia-Romagna conserva un patrimonio orticolo poco noto: varietà locali di cipolle, zucche, pomodori, meloni e legumi legate agli orti di pianura e di collina e alla prima industria conserviera. L’elenco raccoglie le voci censite per il territorio regionale.
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- Cavolo navone [Brassica napus; navone; rutabaga] (G. Bosi, R. Rinaldi, M. Bandini Mazzanti, «L’alimentazione vegetale: reperti archeobotanici» (archeobotanica di Mutina)) MO
Legenda — tra [quadre] i sinonimi storici · tra (tonde) le fonti · sigle = province di diffusione
Approfondimento: Orticoltura storica dell’Emilia-Romagna — il quadro storico completo.
L’orto di Mutina, in età romana
L’archeobotanica permette di sapere cosa si coltivasse davvero, e non solo cosa dicano le fonti scritte. Per la Modena romana sono stati analizzati sette siti fra il II secolo a.C. e il VI d.C. — il più ricco è lo scavo dell’ex Cassa di Risparmio — con un limite che va detto: a Mutina non è mai stato intercettato un magazzino né una struttura di stoccaggio. Quasi tutto ciò che sappiamo viene dai butti e dalle discariche.
Le radici. Si consumavano carota (Daucus carota), pastinaca (Pastinaca sativa) e ravanello (Raphanus raphanistrum); e poi il cavolo navone (Brassica napus) e la rapa (Brassica rapa subsp. rapa), che sono state a lungo uno dei simboli dell’alimentazione romana. Su queste Plinio è netto: la rapa, insieme all’uva e al grano, era una delle tre coltivazioni più importanti della Transpadana. Non un contorno: una delle tre colture su cui poggiava l’economia agricola dell’Italia del nord.
Le foglie. La lista è quasi tutta di piante che oggi chiameremmo erbacce, e che le fonti scritte danno consumate crude o cotte: bliti, atriplici e farinelli, bietole (Beta vulgaris), cicoria, scarola, falsa ortica, malva, crescione d’acqua, rosolacci, piantaggini, porcellana, salvastrella minore, grespino, centocchio, tarassaco e ortiche. Si mangiavano anche i giovani getti di vilucchio e di luppolo.
Le aromatiche. Di semi e frutti: aneto, coriandolo, ginepro, mirto, papavero coltivato, prezzemolo e anice. Di foglia: melissa, mente, origano, salvia e timi. Due piante che oggi consideriamo ortaggi in epoca romana stavano invece fra le aromatiche: il sedano e il finocchio. Ci sono poi i semi di senape nera e bianca, usabili tal quali o ridotti in salsa: una delle prime ricette è di Columella, che raccomanda di pulire accuratamente i semi prima di schiacciarli nel mortaio.
Le cucurbitacee. Nei siti dell’ex Cassa di Risparmio e dell’ex Navi Sad ci sono semi integri della zucca da vino (Lagenaria siceraria), l’unica zucca che l’Europa conoscesse prima dell’America, coltivata soprattutto per ricavarne recipienti. Sono documentati anche cocomeri (Citrullus lanatus) e meloni (Cucumis melo), che la fonte classifica fra la «frutta» coltivata.
G. Bosi, R. Rinaldi, M. Bandini Mazzanti, L’alimentazione vegetale: reperti archeobotanici, sezione VIII «Sulla tavola dei Mutinenses», pp. 329-331 (titolo e anno del volume da precisare). Analisi carpologiche su 7 siti di Mutina, II sec. a.C. – VI sec. d.C. Vedi l’approfondimento La tavola dei Mutinenses (in preparazione).
