Vacca Grigia dell’Appennino

Razza animale · Emilia-Romagna

Bovino grigio dell’Appennino tosco-emiliano, ultima propaggine settentrionale della stirpe podolica in Italia; gravemente minacciato.

Vacca Grigia dell’Appennino

La Garfagnina, nota in Emilia sotto i nomi di Grigia dell’Appennino, Modenese di Monte, Montanara e Langhiranese, è una razza bovina a mantello grigio che un tempo occupava gran parte dell’Appennino settentrionale, tra Toscana, Emilia-Romagna e Liguria. Rappresenta a tutti gli effetti l’ultima propaggine settentrionale della stirpe podolica ancora esistente in Italia ed è oggi gravemente minacciata di estinzione, sotto tutela delle Regioni Toscana ed Emilia-Romagna.

Origine e inquadramento

Secondo diversi autori la Garfagnina discende dalla razza podolica primitiva, che frammista a bovini “italici” o “iberici” popolava un tempo l’intero Appennino settentrionale. Con il venir meno dell’uso dinamico dei bovini — cioè del loro impiego come forza-lavoro — le popolazioni podoliche settentrionali si contrassero fortemente, scomparendo dal basso Piemonte, dalla Liguria, dal Veneto e dall’Emilia, fatta eccezione per la Romagnola migliorata e per qualche capo garfagnino nell’area montana di Modena. Il nucleo garfagnino sopravvisse così nelle aree appenniniche toscane, separato in modo definitivo dalle altre popolazioni podoliche arretrate nel Sud Italia.

Areale e sinonimie

La razza è allevata dai tempi più remoti nell’alta valle del Serchio, con un areale che si estendeva dalla Garfagnana alla bassa Lunigiana fino a Fivizzano e a parte della Lucchesia e dell’Apuania. Una seconda area storica di diffusione erano le province di Modena, Reggio Emilia e, marginalmente, Parma, nei pressi di Langhirano (Val Parma). In queste zone i soggetti indicati con nomi diversi — Nostrana, Grigia dell’Appennino Reggiano, Modenese di Monte, Langhiranese — mostravano caratteristiche morfologiche sovrapponibili, tali da identificare un unico tipo genetico esteso alle cinque province di Lucca, Modena, Massa-Carrara, Reggio Emilia e Parma. Un’ulteriore area di diffusione era la vicina Liguria, dalla quale la razza è oggi completamente scomparsa. Nel comprensorio di Parma è attestata anche con i nomi dialettali Bovén Bergnòl, Bizòn, Biz.

Evoluzione numerica

Nel 1930 la Garfagnina occupava un’area di allevamento di circa 97.830 ettari, con una consistenza di circa 13.270 capi; nel 1938 saliva a 14.062 capi, che con il bestiame allevato in pianura raggiungevano i 18.000 capi, pari al 42-43% dell’intera popolazione bovina della provincia di Lucca. Nel 1954 la razza era allevata in 13 comuni su un’area di 44.430 ettari (metà di quella del 1930), con 6.196 capi; una stima del 1953 comprensiva delle popolazioni affini di Emilia e Liguria arrivava a circa 22.500 capi. Da allora il regresso è stato continuo: al 10 febbraio 2005 si contavano in totale 311 capi (17 tori, 141 vacche, 153 giovani) in 26 allevamenti. Il Libro Genealogico 2022 registra in Emilia-Romagna un allevamento a Parma (16 vacche, 11 giovani) e uno a Reggio Emilia (2 vacche), per 29 capi complessivi; in Toscana la consistenza permane critica, sotto i 200 capi.

Il declino e il recupero

Venuto meno l’uso dinamico dei bovini, la razza fu presto annoverata fra quelle “suscettibili di sostituzione”. Già verso il 1930, in Toscana, si cominciò a importare tori di altre razze — soprattutto Bruna Alpina, Frisona e qualche Reggiana — ritenute più idonee ad aumentare le produzioni di latte; nel Barghigiano e nel Gallicanese, prima della guerra, si chiese con forza di sostituire i tori garfagnini con quelli Bruno Alpini. La Seconda guerra mondiale colpì duramente la razza e molti capi andarono dispersi; in seguito precise disposizioni nazionali impedirono di fatto l’uso di tori garfagnini, determinando l’incrocio di sostituzione con la Bruna Alpina. L’attuale popolazione, recuperata a partire da soggetti più volte incrociati, presenta talvolta tratti somatici anomali, ma conserva i caratteri distintivi di razza e una buona risposta alla selezione, con la prospettiva di ripristinare l’attitudine lattifera: in questo senso sono in corso progetti di valorizzazione in Emilia-Romagna.

Caratteristiche morfologiche

Testa e corna

Testa di media lunghezza, leggera e fine, con fronte ampia e leggermente depressa nelle vacche, più corta e larga nei tori; sincipite un poco sporgente, arcate orbitali rilevate, orecchie piccole portate orizzontalmente, musello abbastanza largo circondato da un alone bianco. Nelle vacche le corna sono lunghe, simmetriche, dirette lateralmente in alto e leggermente in avanti, poi rivolte all’indietro e all’infuori con leggera torsione (corna “a lira”): completamente nere nei soggetti sotto i due anni, bianco-giallastre con punta nera negli adulti. Nei tori le corna sono più corte e grosse.

Tronco e arti

Garrese non troppo stretto, dorso abbastanza diritto, lombi lunghi e robusti, groppa relativamente larga; giogaia assai abbondante, specie nei maschi, che presentano gibbosità nel collo. Mammella ben sviluppata e divisa in quarti. Arti dagli appiombi regolari, stinchi corti e mediamente sottili con tendini marcati, unghioni neri, resistenti e ben serrati: una struttura adatta al lavoro prolungato su terreni montani.

Mantello

Mantello grigio, detto “brinato”, con variazioni dal grigio chiaro al grigio scuro e pigmentazione più accentuata a occhiaie, orli delle orecchie, spalle, ginocchi, cosce e lati del collo. Sono neri la parte superiore delle corna, l’orlatura delle orecchie, le arcate sopraorbitali, le palpebre, il musello, gli unghioni, le aperture naturali, il fondo dello scroto e il fiocco della coda. La pigmentazione varia con la stagione e con l’individuo: schiarimento in estate, tinte scure in inverno; i tori sono tendenzialmente molto scuri, quasi neri, con linea dorsale grigio-argentea. Il vitello nasce di colore fromentino, carico o slavato, e passa gradualmente al grigio, conservando talvolta riflessi fromentini fino alla maturità sessuale.

Pesi e misure

Taglia medio-piccola. Altezza al garrese: 130-145 cm nei maschi, 129-130 cm nelle femmine. Peso: 560-650 kg nei maschi, 400-455 kg nelle femmine.

Produzioni

Intorno al 1930 i controlli della Cattedra Ambulante di Lucca registravano, sul 40% dei soggetti esaminati, una produzione media di 2.194 litri di latte (da 1.808 a 3.445 litri), con tenore medio di grasso del 4,8% (dal 3,6 al 6%); le migliori bovine davano 10-11 kg di latte al giorno. I dati del 1939 indicavano una media di 17,55 quintali per le vacche di primo parto, 19,92 per il secondo e un massimo di 23,06 al quinto parto, con calo modesto fino al decimo: una longevità che giustificava il mantenimento in stalla di vacche di 12-13 anni. La carne dei vitelli da latte, macellati precocemente, era apprezzata in tutta la Toscana nord-occidentale e nella Liguria orientale fino a Genova, per il colore chiaro e l’eccellente sapore; prove d’ingrasso recenti evidenziano parametri qualitativi interessanti che fanno propendere per una ulteriore valorizzazione dell’attitudine alla carne.

Curiosità e sinonimie chiarite

Solo di recente è stato possibile chiarire alcune sinonimie in passato solo ipotizzate. Si riteneva che la popolazione della Lunigiana e del Carrarese appartenesse esclusivamente al tipo iberico (a mantello rosso); nel testo di O. Parisi, I Bovini della Garfagnana (1926), viene invece chiarito che i bovini della Lunigiana noti come Fivizzanese, e così pure i Carrarini, erano in realtà di mantello grigio. Da articoli sull’allevamento emiliano si apprende inoltre della presenza di bovini podolici a mantello grigio anche in Val Parma, denominati Langhiranese. Particolarmente adatta alla piccola proprietà poderale della Garfagnana — con foraggio scarso ma pascolo nei castagneti da frutto — la razza è tuttora allevata soprattutto allo stato semibrado, con alpeggio estivo fino a fine settembre; nell’areale emiliano viene invece stabulata nella bassa collina per la produzione del latte.

Iniziative e Libro Genealogico

Nella sua culla toscana la razza ha stimolato la nascita di un’Associazione Allevatori Razza Bovina Garfagnina, con manifestazioni divulgative presso le fiere del bestiame di Castelnuovo di Garfagnana; nel Parmense la razza ha presenziato con frequenza al Rural Festival di Lesignano de’ Bagni. Il Libro Genealogico fu approvato già il 21 marzo 1935; dagli anni Ottanta è presente un Registro Anagrafico Nazionale, recentemente riconvertito in Libro Genealogico di conservazione, tenuto oggi dall’Associazione Nazionale degli Allevatori delle razze bovine Charolaise e Limousine Italiane (ANACLI).

Bibliografia

  • D. Bigi, F. Perri, A. Zanon, Le razze locali dell’Emilia-Romagna, Edizioni Bertani & C., 2024
  • O. Parisi, I Bovini della Garfagnana, Tipografia Francesconi e Simonetti, 1926
  • O. Parisi, I Bovini, UTET, 1950
  • D. Bigi, A. Zanon, Atlante delle Razze Autoctone: bovini, equini, ovicaprini, suini allevati in Italia, 2ª ed., Edagricole, Bologna, 2020
  • T. Bonadonna, Le Razze Bovine, Progresso Zootecnico Edizioni, 1959
  • C.N.R., Atlante Etnografico delle popolazioni bovine italiane, 1983
  • F. Faelli, Razze Bovine Equine Suine Ovine e Caprine, Hoepli, 1917 e 1927
  • AA.VV., Risorse Genetiche Animali Autoctone della Toscana, ARSIA, 2006
  • Bigi, Perri, Zanon, 2024