Uva Ribolla Gialla
Vitigno · Friuli-Venezia Giulia
Bianco friulano-sloveno, il «Turbolino»: non greco ma mitteleuropeo, della famiglia di Traminer, Pinot e Gouais blanc.
La Ribolla gialla è un vitigno bianco del Friuli-Venezia Giulia e della Brda slovena, dove è chiamata Rebula. In friulano è affettuosamente detta Turbolino, per quel carattere ancora effervescente — «retaggio della fermentazione appena compiuta» — che ne faceva un vino da bere giovane, in abbinamento alle caldarroste.1
Ascesa, caduta e rinascita
La sua fama resta alta fino al XIX secolo, e nella prima metà del Novecento è ancora un vino importante in Friuli. Poi il declino: nel secondo dopoguerra viene giudicata «superata» e sostituita da Tocai, Pinot, Traminer e Riesling. Il verdetto più tranciante è di Alessandro Molinari Pradelli (1978): «La Ribolla merita rispetto, ma nessun grado di nobiltà». A difenderla, apertamente, fu Luigi Veronelli.1
La penalizzava un pregiudizio d’epoca: erano considerati di qualità solo i vini monovarietali — soprattutto da vitigni francesi — mentre la Ribolla era tradizionalmente un uvaggio. In Slovenia andò diversamente: nella Brda la Rebula occupava il 65% dei vigneti, e vi si investì in selezione e valorizzazione. Oggi l’enologia moderna — vinificazione in bianco, riduzione, spumantizzazione (metodo Charmat, o lungo affinamento sui lieviti col metodo Collavini) — ne ha fatto rinascere l’interesse.1
Il DNA smentisce la leggenda greca
Verrebbe da pensare, sulla scia delle malvasie, che anche la Ribolla sia nata in qualche isola greca e sia poi risalita l’Adriatico al seguito di Venezia. «Storia interessante e del tutto verosimile… se non ci si mettesse di mezzo il DNA a rovinare tutto».1
La Ribolla gialla friulana e la Rebula slovena sono lo stesso vitigno, ma sono geneticamente diverse dalla Robola greca (vicina invece a due vitigni greci, il Goustolidi e il Theiako mavro). È un primo grado di separazione fra malvasie e ribolle: queste ultime non hanno origine greca. La presenza di sinonimi sloveni fa supporre piuttosto un’origine di confine.1
Una famiglia blasonata
Il sospetto diventa certezza nel 2014: uno studio a tre mani (Università di Milano, Salonicco e Lubiana, finanziato dalla Cantina Produttori di Cormons) accerta l’origine mitteleuropea della Ribolla gialla e la inserisce nella «nobile famiglia» che comprende Traminer, Pinot e il Gouais blanc — il grande progenitore di mezza viticoltura europea.1
I genitori diretti non sono ancora stati individuati. Si era pensato a Traminer e Gouais, ma le indagini li hanno esclusi: il Traminer avrebbe semmai un rapporto di terzo grado, mentre più vicini sembrano il Gouais e la Schiava lombarda. Troppi gli anelli mancanti per dire di più — ma resta il fatto che la Ribolla «vanta natali di tutto rispetto, inserita a pieno titolo nelle discendenze viticole più blasonate al mondo».1
Il carattere del vino
Giallo paglierino con persistenti riflessi verdi, di «gustosa vinosità»; povero di glicerina e segnato da una spiccata acidità — il difetto per i critici del Novecento, la virtù per la spumantistica di oggi.1
- A. Scienza, S. Imazio, La stirpe del vino, Sperling & Kupfer, 2018 (cap. «Ascesa e caduta della Ribolla»). ↩︎


