Uva Rambella
Vitigno · Emilia-Romagna
Vedi l’articolo La famosa Rambella 🍇
Il nome storicamente corretto di questo vitigno è Rambella, attestato in Romagna sin dal Quattrocento nelle colline fra Ravenna e Forlì. Sebbene sia stato iscritto al Registro Nazionale delle Varietà di Vite (DM 27 marzo 2009) col nome di «Famoso», tale denominazione è moderna e impropria: nasce dall’equivoco di aver interpretato come «famoso» il vitigno segnalato intorno al 2000 a Mercato Saraceno, laddove la forma tradizionale e filologicamente esatta resta Rambella. Il nome «Famoso» va dunque considerato un errore di registrazione.
Vitigno conosciuto col nome di Rambella sin dal Quattrocento,
coltivato tra le province di Ravenna e Forlì, con particolare
riferimento alle aree di collina e montagna. Recenti studi con
marcatori molecolari hanno individuato in Termarina N.
(Sciaccarello) uno dei genitori di Famoso (D’Onofrio 2021) e
ulteriori indagini sono in corso per individuare il secondo parentale
(tabella profili genetici).
Sinonimi accertati: Rambella, Uva rambella, Valdoppiese, Valpiesa,
(Famoso di Cesena)
Sinonimie errate: Famoso di Pesaro
Denominazioni dialettali locali: Rambèla (Ravennate), Valdupies (Forlivese)
Rischio di erosione: medio-basso
Con il DM 27 marzo 2009, la Rambella è stata iscritta al Registro Nazionale
delle Varietà di Vite con il nome di Famoso e con Atto dirigenziale n.
10990 dello stesso anno, è stata introdotta nell’elenco dei vitigni idonei alla
coltivazione per la regione Emilia-Romagna. Il Censimento Istat del 2010
aveva rilevato appena 4,86 ettari di Famoso su tutto il territorio regionale,
ma dopo poco più di 10 anni la superficie si è allargata a circa 190 ettari
(dati RER, 2021).
Intorno al 2000 sono stati segnalati due vecchi filari di viti, in zona Mercato
Saraceno (FC), che il proprietario (az. Montalti) indicava con il nome di
Famoso. Questa denominazione fece presupporre che tale vitigno fosse presente
in Romagna da molto tempo e noto ai più, tanto da essere divenuto
“famoso”. Confronti ampelografici successivi hanno evidenziato una forte
similitudine di queste piante con le accessioni di Valdoppiese (Valdupies). A
questo proposito viene in aiuto Antonio Tonelli (1989) che, raccogliendo le
memorie dei contadini della Valle del Savio, indica Valdupies tra le varietà
minori coltivate nell’area, affiancandogli il nome italiano di Rambella. Questa
citazione bibliografica ha portato ad ipotizzare la sinonimia tra Rambella
e Famoso di Cesena, di cui si parla nel resoconto della Mostra ampelografica
di Forlì del 1876 (Comizio agrario di Forlì, 1877), come pure nel fascicolo
X del “Bullettino ampelografico” (1879). Il Famoso del circondario di
Cesena “ha grappolo grande serrato e alato; acini medi rotondi, ricoperti di
velo cero; tralcio a internodi assai lunghi: sembra potersi classificare nel gruppo
delle Albane; è dissimile dal Famoso di Pesaro”. In Romagna, quindi, a fine
Ottocento, esistevano due vitigni, uno più simile all’Albana (Cesenate) e
uno più simile al Trebbiano (Pesarese e Riminese), che venivano indicati con
lo stesso nome “Famoso”: le poche righe precedenti contengono alcuni ele-
menti che rimandano all’accessione di Famoso di Mercato Saraceno, in particolare con riferimento al grappolo, alla
pruina abbondante che ricopre gli acini e alla lunghezza degli internodi. In merito all’antichità di coltivazione della
Rambella in Romagna, il lughese Giovanni Manzoni scrive: “uva da tavola venduta anticamente fresca sulle piazze.
Elencata nella del 1437” (Manzoni, 1977), datazione che lascerebbe tutto il
tempo a questa uva di diventare “famosa” nei secoli successivi. Nei lavori per l’Inchiesta Jacini per il circondario di
Faenza, l’ing. Biffi riscontra tra le uve ormai abbandonate il “Ramblon”, che trova il corrispondente italiano in “Uva
biancona”, e una “Rambella”, che egli afferma essere ancora coltivata e che corrisponderebbe alla “Ribolla piccola o
cimicino” (Biffi, 1880). Purtroppo non essendoci descrizioni di sorta, risulta difficile stabilire una corrispondenza
con i materiali giunti sino a noi, ma sicuramente la denominazione era piuttosto diffusa e nota sul territorio e, in
virtù dell’acino piuttosto grosso e sodo, si potrebbe azzardare che il Ramblon sia proprio quella Rambella che dal
Quattrocento è arrivata sino a noi. Una Rambella è citata (1839), ma non descritta, dal Gallesio (Baldini, 1995)
tra le uve bianche presenti nel casino del conte Tampieri a Solarolo (RA). Marzotto (1925) ribadisce la presenza di
Rambella nel Circondario di Ravenna a inizio Novecento e ne fornisce una breve descrizione, che richiama alcuni
tratti delle accessioni giunte sino a noi: “Foglia arrotondata a forma di cuore, seni aperti larghi poco profondi; pagina
superiore liscia, inferiore tomentosa; grappolo grosso, oblungo quasi cilindrico a peduncolo grosso. Acino ovale, buccia
grossa trasparente, giallognola di ottimo sapore”. Pare quindi che questa varietà avesse nomi diversi a seconda dell’areale
di coltivazione: Rambella nel Ravennate, Valdoppiese nelle vallate tra Forlì e Cesena, per poi diventare Famoso
tra Cesenate e Riminese, in cui compare anche un tipo differente più diffuso nelle Marche. La descrizione più
minuziosa di Rambella, che porta a sintesi la letteratura precedente, è offerta, in tempi più vicini a noi, da Dolcini,
Simoni e Fontana (1967): “(Nome dialettale: Valpiesa, Rambèla. Sinonimi: Uva Rambella, Valdoppiese). Vitigno forse
originario della Val di Pesa, diffuso nell’alta collina forlivese (Castrocaro, Rocca S. Casciano, Dovadola) ed in qualche
zona di pianura (Russi)”. Staffa riprende l’ipotesi, a partire dalla denominazione Valdupies, che la Rambella sia originaria
della Val di Pesa (Staffa, 2005).
Caratteristiche del vitigno
Foglia. Media o medio-piccola, cuneiforme, apparentemente quasi intera, in realtà trilobata,
ma con seni laterali superiori appena accennati, aperti e con base sagomata a V. Seno peziolare
da aperto a molto aperto, conformato a parentesi graffa o, talora, anche a V. Lembo piano, con
pagina superiore pochissimo bollosa e con nervature verde chiaro. Pagina inferiore con rarissimi
peli coricati tra le nervature e peli eretti sulle nervature presenti con densità debole. Denti parte
a margini rettilinei e parte a margini convessi.
Grappolo. Conico, talora con 1 o 2 ali, da spargolo a compatto a seconda del tipo di suolo
su cui è coltivata la vite. Acino troncovoidale, con buccia mediamente pruinosa, di colore verde-
giallo, consistente e polpa piuttosto soda ad aroma moscato.
Caratteri agronomici ed enologici. Vitigno abbastanza vigoroso e molto produttivo. In collina e in terreni poveri,
produce meno e il grappolo risulta più spargolo e la bacca più aromatica. Produce numerosi grappolini anche sulle femminelle.
Le principali fasi fenologiche si manifestano in epoca media e la raccolta si posiziona generalmente tra il 10 e il
30 settembre. Mediamente sensibile a peronospora e oidio, meno a botrite.
La polpa soda e gradevolmente aromatica, specie se il livello produttivo è contenuto, in passato la rendeva un’apprezzata
uva da consumo fresco e da serbo. Oggi viene ritenuta interessante anche come uva da vino.
Il vino è di tonalità giallo chiaro, di intensità medio alta (che può sconfinare nella categoria giallo paglierino di bassa
intensità) con riflessi in tinta o leggermente verdognoli. Presenta un quadro olfattivo molto intenso con aromaticità che
ricordano il vino Moscato (terpeni aromatici come il linaiolo). Si riscontrano, poi, note fiorali dolci (fiori di tiglio, fiori
d’arancio, biancospino, gelsomino), note di frutta esotica (banana), di drupa matura (albicocca e pesca) e frutta essiccata.
Non mancano anche note di agrumi e di erbe aromatiche, come la salvia, che danno freschezza. Al gusto evidenzia
un’acidità media, buona morbidezza e struttura. Complessivamente risulta equilibrato ed elegante.
Scheda ampelografica (repertorio RER)
Foglia. Media o medio-piccola, cuneiforme, apparentemente quasi intera, in realtà trilobata, ma con seni laterali superiori appena accennati, aperti e con base sagomata a V. Seno peziolare da aperto a molto aperto, conformato a parentesi graffa o, talora, anche a V. Lembo piano, con pagina superiore pochissimo bollosa e con nervature verde chiaro. Pagina inferiore con rarissimi peli coricati tra le nervature e peli eretti sulle nervature presenti con densità debole. Denti parte a margini rettilinei e parte a margini convessi. Grappolo. Conico, talora con 1 o 2 ali, da spargolo a compatto a seconda del tipo di suolo su cui è coltivata la vite. Acino troncovoidale, con buccia mediamente pruinosa, di colore verde-giallo, consistente e polpa piuttosto soda ad aroma moscato.
Fenologia. La principali fasi fenologiche si manifestano in epoca media e la raccolta si posiziona generalmente tra il 10 e il 30 settembre. OSSERVAZIONI E RISCONTRI AGRONOMICI. Elementi desunti da osservazioni dirette (O), da indicazioni di agricoltori (A) e dalla letteratura (L) Vitigno abbastanza vigoroso e molto produttivo. In collina e in terreni poveri, produce meno e il grappolo risulta più spargolo e la bacca più aromatica. Produce numerosi grappolini anche sulle femminelle. OSSERVAZIONI E RISCONTRI SULLA TOLLERANZA/SENSIBILITÀ ALLE PRINCIPALI
Comportamento agronomico. allegagione e produttivo. Il germogliamento è tardivo, come pure la fioritura. L’uva matura nella seconda decade di settembre e viene vinificata; la sua resa in mosto è buona ed il vino, non molto alcoolico, è discreto da pasto. È consigliabile per le zone di alta collina dove le altre uve difficilmente maturerebbero”. Staffa riprende l’ipotesi, a partire dalla denominazione Valdupies, che la Rambella sia originaria della Val di Pesa (Staffa, 2005). Recenti studi genetici hanno individuato in Termarina N. (Sciaccarello) uno dei genitori di Famoso (D’Onofrio 2021). Con il DM 27 marzo 2009, la Rambella è stata iscritta al Registro Nazionale delle Varietà di Vite con il nome di Famoso e con Atto dirigenziale n. 10990 dello stesso anno, è stata introdotta nell’elenco dei vitigni idonei alla coltivazione per la regione Emilia-Romagna. Il Censimento Istat del 2010 aveva rilevato appena 4,86 ettari di Famoso su tutto il territorio regionale, ma dopo soli 10 anni la superficie si è allargata a 150,6585 (dati RER, 2020). ZONA TIPICA DI PRODUZIONE Province di Ravenna e Forlì, con particolare riferimento all’aree di collina e montagna.
Sensibilità alle patologie. Mediamente sensibile a Peronospora e Oidio, meno a Botrite. OSSERVAZIONI E RISCONTRI SULL’
Utilizzo. La polpa soda e gradevolmente aromatica, specie se il livello produttivo è contenuto, in passato la rendeva un’apprezzata uva da consumo fresco e da serbo. Oggi viene ritenuta interessante come uva da vino. Il vino è di tonalità giallo chiaro, di intensità medio alta (che può sconfinare nella categoria giallo paglierino di bassa intensità) con riflessi in tinta o leggermente verdognoli. Presenta un quadro olfattivo molto intenso con aromaticità che ricordano il vino Moscato (terpeni aromatici come il linaiolo). Si riscontrano, poi, note fiorali dolci (fiori di tiglio, fiori d’arancio, biancospino, gelsomino), note di frutta esotica (banana), di drupa matura (albicocca e pesca) e frutta essiccata. Non mancano anche note di agrumi e di erbe aromatiche come la salvia, che danno freschezza. Al gusto evidenzia un’acidità media, buona morbidezza e struttura. Complessivamente risulta equilibrato ed elegante (O, L).
Fonte: Repertorio regionale delle risorse genetiche agrarie dell’Emilia-Romagna (L.R. 1/2008), scheda RER (Reg. naz. 420). Rischio di erosione: medio.
Bibliografia
Fonti citate nella scheda del repertorio regionale RER:
- Baldini E. (1995) – Giorgio Gallesio. I giornali dei viaggi. Trascrizione, note e commento di Enrico Baldini. Firenze, Nuova stamperia Parenti.
- Biffi L. (1880) – Memoria intorno alle condizioni dell’agricoltura e della classe agricola nel circondario di Faenza. Tipografia Pietro Conti, Faenza.
- Comizio Agrario di Forlì (1877) – Le macchine e le uve alla mostra ampelografica di Forlì. Febo Gherardi Editore, Forlì. D’Onofrio C., Tumino G., Gardiman M., Crespan M., Bignami C., de Palma L., Barbagallo M.G., Muganu M., Morcia C., Novello V., Schneider A., Terzi V. (2021) – Parentage Atlas of Italian Grapevine Varieties as Inferred From SNP Genotyping. Front. Plant Sci. 11: 605934.
- De Bosis F. (1876) – Lavori eseguiti dalla commissione ampelografica della provincia di Ravenna. Bullettino Ampelografico, fascicolo V. Ministero d’Agricoltura, Industria e Commercio. Tipografia eredi Botta, Roma. Dolcini A., Simoni T., Fontana G.F. (1967) – I vitigni minori. In: La Romagna dei vini. Edizioni Alfa, Bologna.
- Fontana M., Filippetti I., Pastore C., Intrieri C. (2007) – Indagine ampelografica e molecolare su vitigni locali dell’Emilia-Romagna: primi risultati. Italus Hortus, 14 (3): 49-53.
- Manzoni G. (1977) – La vite, l’uva e il vino dei nostri vecchi. Imola, Grafiche Galeati.
- Marzotto N. (1925) – Uve da vino. Volume II. Tipografia commerciale, Vicenza. Ministero d’Agricoltura, Industria e Commercio (1879) – Bullettino Ampelografico, fascicolo X.
- Tipografia Eredi Botta, Roma Silvestroni O., Marangoni B., Faccioli F. (1986) – Identificazione e conservazione dei vitigni locali (Vitis vinifera L.) in Emilia Romagna. ATTI 4. Simp. Intern. Genetica della Vite. Vignevini n. 12, supplemento.
- Staffa D. (2005) – A caccia di tesori nascosti. Mare&Monti n. 4.
- Tonelli V. (1989) – Vino e Romagna contadina. Grafiche Galeati, Imola.
Iscritta al Registro nel 2009 col nome di Famoso e inserita fra i vitigni idonei in Emilia-Romagna, la Rambella ha conosciuto una rinascita: dai 4,86 ettari del 2010 ai circa 190 del 2021, dopo la segnalazione di vecchi filari nel Cesenate.1
- M. Fontana, C. Pastore, F. Perri, I. Filippetti, «Le vecchie varietà locali di vite. Itinerari della biodiversità agraria in Emilia-Romagna», Regione Emilia-Romagna – Università di Bologna, 2022 (dati RER). ↩︎
