Uva del Tundè
Vitigno · Emilia-Romagna
Vitigno a limitata difusione nella pianura ravennate, il cui proflo genetico (tabella profli genetici) ha evidenziato legami di parentela stretta con Fortana, da cui potrebbe essersi originato. Sinonimi accertati: Grattacoppa, Uva di Tondini Sinonimie errate: Denominazioni dialettali locali: Rischio di erosione: molto elevato
In passato la sua coltivazione è rimasta circoscritta all’area intorno a Ravenna. Il Censimento del 2010 rilevava 1,47 ettari coltivati a Uva del Tundè, che a fne 2021 erano incrementati a 4,23 ettari circa (dati RER).
Si è difusa nell’ultimo dopoguerra a partire da alcune piante di un vecchio flare, risalente agli anni ’20 del secolo scorso, presente nell’azienda del sig. Primo Tondini di Madonna dell’Albero (RA). La famiglia di Tondini non ricorda esattamente l’origine del vitigno, poiché era presente in un flare misto con diverse varietà, in cui Primo, appassionato cultore della vite, si divertiva a provare materiali prelevati da altre zone o anche derivati da seme per impollinazioni da lui guidate. La varietà era interessante poiché mostrava maggiore tolleranza alle crittogame rispetto al classico vitigno a bacca nera della pianura litoranea, il Fortana, e per questo gli agricoltori dei dintorni chiedevano al Tondini materiali di moltiplicazione per le rimesse proprio nei vigneti di Fortana. Questo spiega la presenza, anche nella pianura forlivese, di alcuni esemplari di Uva del Tundè. Le prime valutazioni sull’accessione reperita nell’azienda Tondini di Madonna dell’Albero, risalenti ai primi anni 2000, sono partite dalla descrizione morfologica e dalle analisi isoenzimatiche, che hanno escluso l’identità con quasi tutte le varietà allora iscritte al Registro Nazionale delle Varietà di Vite, tranne Magliocco canino, Oseleta, Primitivo e Tazzelenghe. Le analisi molecolari hanno poi confermato le diferenze tra queste e l’Uva del Tundè (Fontana et al., 2007). Ulteriori analisi hanno messo in evidenza un proflo molecolare identico ad un’accessione collezionata a Tebano nei primi anni ’70 e denominata Grattacoppa dal nome della omonima località, situata tra Mezzano e Sant’Alberto (in provincia di Ravenna, bassa pianura), in cui il vitigno era coltivato senza una precisa identifcazione (Pastore et al., 2020). Non è stato possibile mettere in relazione le due accessioni, per la mancanza di testimoni diretti, ma pare fosse iniziata una certa difusione, indubbiamente arrestata dalla preferenza per i vini bianchi negli anni ’70-’80. Visto il rinnovato interesse per i vini rossi, alcune aziende del Ravennate, a partire proprio dagli eredi di Primo Tondini, hanno caldeggiato l’iscrizione del vitigno al Registro Nazionale per poterlo mettere in coltivazione: il vitigno è stato iscritto nel 2009 con il nome di “Uva del Tundè. Come precedentemente menzionato, le analisi molecolari hanno messo in evidenza la condivisione
di un allele a tutti i loci esaminati con Fortana.
Caratteristiche del vitigno
Foglia. Media o medio-piccola, pentagonale, pentalobata. Seno peziolare a V, da chiuso ad
aperto, talora con un dente. Pagina inferiore con tomento coricato tra le nervature a densità
elevata e peli eretti sulle nervature egualmente densi.
Grappolo. Medio-piccolo o piccolo, cilindrico, mediamente compatto, con acini rotondi, mediamente
pruinoso, con buccia di colore blu-nero.
Caratteri agronomici ed enologici. Vitigno di vigoria medio-elevata e buona produttività. Il
germogliamento è medio-tardivo (circa 13 gg dopo Merlot), la fioritura è precoce (come Merlot), l’invaiatura è media (circa
10 gg dopo Merlot), come pure l’epoca di maturazione. Buona tolleranza a oidio e botrite, mentre è un po’ sensibile a peronospora.
Si ottiene un vino dal colore rosso rubino intenso quasi violetto, con riflessi violetti intensi. Il profilo olfattivo
risulta intenso e particolare, con note prevalenti di fruttato (amarena e ciliegia), marmellata, tabacco e vaniglia. Al gusto
è abbastanza astringente e acido, di buona corposità e persistenza.
Scheda ampelografica (repertorio RER)
Foglia. Media o medio-piccola, pentagonale, pentalobata. Seno peziolare a V, da chiuso ad aperto, talora con un dente. Pagina inferiore con tomento coricato tra le nervature a densità elevata e peli eretti sulle nervature egualmente densi. Grappolo. Medio-piccolo o piccolo, cilindrico, mediamente compatto, con acini rotondi, mediamente pruinoso, con buccia di colore blu-nero.
Fenologia. Il germogliamento è medio-tardivo (circa 13 gg dopo Merlot), la fioritura è precoce (come Merlot), l’invaiatura è media (circa 10 gg dopo Merlot), come pure l’epoca di maturazione (O). OSSERVAZIONI E RISCONTRI
Comportamento agronomico. Vitigno di vigoria medio-elevata e buona produttività, e con una fertilità potenziale (n. infiorescenze/germoglio) intorno a 1,15 (O). OSSERVAZIONI E RISCONTRI SULLA TOLLERANZA/SENSIBILITÀ ALLE PRINCIPALI
Sensibilità alle patologie. Buona tolleranza a oidio e botrite, mentre è un po’ sensibile a peronospora (O). OSSERVAZIONI E RISCONTRI SULL’
Utilizzo. Uva da vino. Si ottiene un prodotto dal colore rosso rubino intenso quasi violetto, con riflessi violetti intensi. Il profilo olfattivo risulta intenso e particolare, con note prevalenti di fruttato (amarena e ciliegia), marmellata, tabacco e vaniglia. Al gusto è abbastanza astringente e acido, di buona corposità e persistenza (O).
Fonte: Repertorio regionale delle risorse genetiche agrarie dell’Emilia-Romagna (L.R. 1/2008), scheda RER (Reg. naz. 436). Rischio di erosione: molto elevato.
Bibliografia
Fonti citate nella scheda del repertorio regionale RER:
- Donati F. (2010) – Biodiversità ravennate: l’Uva ed il vino del Tundè (Uva del Tondini). Qui Magazine, 20 maggio 2010, p. 47.
- Fontana M., Filippetti I., Pastore C., Intrieri C. (2007) – Indagine ampelografica e molecolare su vitigni locali dell’Emilia-Romagna: primi risultati. Italus Hortus, 14 (3): 49-53.
- Nigro G. (2010) – Recupero e valorizzazione del vitigno romagnolo Tundè. Agricoltura n. 5: pp. 90-92.
- Repertorio RER (L.R. 1/2008)
