Uva Bsolla

Vitigno · Emilia-Romagna

Antico vitigno romagnolo un tempo presente tra faentino
e forlivese. Il termine dialettale “Bsôla da la polsa” mette in
evidenza una delle caratteristiche di quest’uva, la cicatrice
stilare evidente sul fondo dell’acino.
Sinonimi accertati: Bsola, Bsölla
Sinonimie errate:
Denominazioni dialettali locali: Bsôla, Bsôla da la polsa (Ravennate)
Rischio di erosione: molto elevato

Era un’uva ad areale di diffusione piuttosto ristretto e presente soprattutto
nelle piantate, quindi dopo l’abbattimento delle vecchie alberate non ne
rimane quasi più traccia. Le analisi molecolari (tabella profili genetici) non
hanno rilevato sinonimie per questo vitigno. Alcuni esemplari sono conservati
nella collezione del Polo vitivinicolo di Tebano di Faenza (RA).

Il conte Gallesio cita la Bsolla nei suoi giornali dei viaggi per averla trovata
nel casino del conte Tampieri a Solarolo (RA), durante la sua visita del settembre
1839 (Baldini, 1995). La si ritrova, poi, nel “Vocabolario Romagnolo-
Italiano” di Antonio Morri (1840), che alla voce “Bsòlla” scrive: “Specie di
uva bianca di grappolo rado, e di acini grossi, e mostosi” (Morri, 1840; Beggio
e Lazzari, 1996). Nel vocabolario del Mattioli (1879) si trova un rinvio alla
voce “Dolzspàpol-Dolcipappola, Mostaja. Sorta di uva molto dolce, che dà assai
mosto”. La Dolcipappola è citata da diversi vecchi Autori di lavori ampelografici,
ma non è facile accertare la sinonimia per la carenza di descrizioni.
Nel fascicolo V del “Bullettino ampelografico” (1876) vengono riportati i
lavori della Commissione ampelografica della provincia di Ravenna, presieduta
dall’ingegner De Bosis: tra le varietà di vite esaminate anche la “Bsola”,
ritenuta “la meno accreditata” e definita “simile all’empibotte della provincia
di Ancona”. Se ne parla come di un vitigno precoce (prima quindicina di
settembre), poco pregiato, assai produttivo e che offre un vino, che, “sebbene
gustoso a bersi giovane, in breve diviene soverchiamente austero, e non è suscettibile
di conservazione” (Ministero d’Agricoltura, Industria e Commercio,
1876). Ne segue poi una descrizione che richiama alcuni caratteri osservati
sugli esemplari conservati ex-situ: la foglia adulta appare quasi a forma di
cuore, con il seno peziolare stretto, i denti uncinati e la pagina inferiore tomentosa;
il grappolo è serrato e gli acini sono pruinosi. Nel fascicolo X del
“Bullettino Ampelografico” (Ministero d’Agricoltura, Industria e Commer-

cio, 1879) la Bsolla viene citata anche tra le uve del circondario di Forlì, ma secondo quanto scritto dall’ingegner
Biffi nella sua relazione sull’agricoltura del Circondario Faentino, a supporto dell’Inchiesta Jacini, a fine Ottocento
la “Bsola”, denominata in italiano “Bsolla o pagadebito gentile”, era tra i vitigni maggiormente coltivati sul quel territorio;
egli afferma inoltre che è simile all’“Empibotte delle Marche” e all’“Uva vacca di Forlì” (Biffi, 1880; Bucci,
2007). Bazzocchi (1924 e 1925) ci fornisce una descrizione dell’areale di coltivazione della Bsolla a inizio Novecento:
“Vitigno che si trova in prevalenza nel Faentino ove ha una discreta diffusione. Viene coltivato in lacciaia maritata,
frammista ad altre uve bianche assieme alle quali forma il così detto tipo non molto
pregiato. Uva molto mostosa, vite robusta…”.
Potrebbe essere una delle uve un tempo impiegate per fare il vino della tradizione romagnola Pagadebit, prima
dell’impiego di materiale vivaistico selezionato. Probabilmente una delle varietà più diffuse e produttive era il
Bombino bianco e la vivaistica moderna decise di orientare la selezione e la moltiplicazione verso questo vitigno. La
confusione sulla denominazione del vitigno della DOC Pagadebit di Romagna (ora Romagna Pagadebit), che finì
per decretare che il vino Pagadebit doveva derivare da uve Bombino bianco localmente detto Mostosa, la dice lunga
sulla molteplicità di uve che dovevano comporre questo vino bianco romagnolo, anche in funzione delle località di
coltivazione. L’analisi di tante accessioni romagnole ha mostrato come gli agricoltori del passato avessero a disposizione
vitigni simili ma in realtà differenti per fare questo vino.

Caratteristiche del vitigno
Foglia. Cuneiforme, da media a medio-grande, pentalobata, con nervature verdi o appena arrossate
al punto peziolare. Seno peziolare con bordi aperti e base a parentesi graffa. Seni laterali
superiori mediamente profondi, con base a U e lembi sovrapposti. Denti spesso uncinati, talora
a margini leggermente convessi o rettilinei. Pagina superiore mediamente bollosa e inferiore
con tomento coricato tra le nervature di densità elevata e peli eretti sulle nervature a densità
bassa.
Grappolo. Abbastanza grosso e da medio a compatto, di forma tendenzialmente conica, talora
con 1-2 ali. Acini tendenzialmente di media dimensione, rotondeggianti, con buccia mediamente
pruinosa, di colore verde-giallo. Polpa molle e a sapore neutro.
Caratteri agronomici ed enologici. Vitigno molto vigoroso, con portamento espanso e produzione media e regolare.
Può presentare acinellatura dolce. Il primo germoglio fruttifero è alla seconda o terza gemma, con 1 o 2 infiorescenze
per germoglio. Germoglia abbastanza precocemente (I decade di aprile), fiorisce e invaia in epoca media e matura in epoca
medio-tardiva. È poco sensibile alla peronospora, mentre è molto sensibile a oidio e botrite.
Si tratta di una varietà ad uva da vino da cui si può ricavare un gustoso vino da pasto, da consumarsi giovane.

Scheda ampelografica (repertorio RER)

Foglia. Cuneiforme, da media a medio-grande, pentalobata, con nervature verdi o appena arrossate al punto peziolare. Seno peziolare con bordi aperti e base a parentesi graffa. Seni laterali superiori mediamente profondi, con base a U e lembi sovrapposti. Denti spesso uncinati, talora a margini leggermente convessi o rettilinei. Pagina superiore mediamente bollosa e inferiore con tomento coricato tra le nervature di densità elevata e peli eretti sulle nervature a densità bassa. Grappolo. Abbastanza grosso e da medio a compatto, di forma tendenzialmente conica, talora con 1- 2 ali. Acini tendenzialmente di media dimensione, rotondeggianti, con buccia mediamente pruinosa, di colore verde-giallo. Polpa molle e a sapore neutro.

Fenologia. Germoglia abbastanza precocemente (I decade di aprile), fiorisce in epoca media (prima metà di giugno) e inizia ad invaiare intorno al 10 agosto. La maturazione di raccolta è in epoca media (nella prima quindicina di ottobre). OSSERVAZIONI E RISCONTRI

Comportamento agronomico. Vitigno molto vigoroso, con portamento espanso e produzione media e regolare. Può presentare acinellatura dolce (da cui il nome dialettale Bsôla da la polsa). Il primo germoglio fruttifero è alla seconda o terza gemma, con 1 o 2 infiorescenze per germoglio. OSSERVAZIONI E RISCONTRI SULLA TOLLERANZA/SENSIBILITÀ ALLE PRINCIPALI

Sensibilità alle patologie. Poco sensibile alla peronospora, mentre è molto sensibile a oidio e botrite (L). OSSERVAZIONI E RISCONTRI SULL’

Utilizzo. Varietà ad uva da vino. Pare se ne possa ricavare un gustoso vino da pasto, da consumarsi giovane (L).

Fonte: Repertorio regionale delle risorse genetiche agrarie dell’Emilia-Romagna (L.R. 1/2008). Rischio di erosione: molto elevato.

Bibliografia

Fonti citate nella scheda del repertorio regionale RER:

  • Baldini E. (1995) – Giorgio Gallesio. I giornali dei viaggi. Trascrizione, note e commento di Enrico Baldini. Firenze, Nuova stamperia Parenti.
  • Bazzocchi A. (1924) – Ampelografia dei vitigni romagnoli. La vita rustica n. 12.
  • Bazzocchi A. (1925) – Ampelografia dei vitigni romagnoli. La vita rustica n. 1. Beggio M.G., Lazzari G. (1996) – Dizionario botanico romagnolo. Ed. Mistral, Ravenna.
  • Biffi L. (1880) – Memoria intorno alle condizioni dell’agricoltura e della classe agricola nel circondario di Faenza. Tipografia Pietro Conti, Faenza.
  • Bucci A. (2007) – Vite e vino in Romagna. Edizione Sapim. Forlì.
  • Farinelli S. (1981) – Descrizione ampelografica di alcuni vitigni minori presenti in Emilia-Romagna. Tesi di laurea, anno accademico 1980-’81. Università di Bologna, Facoltà di Agraria.
  • Mattioli A. (1879) – Vocabolario romagnolo-italiano, con appendice. Galeati, Imola. Ministero d’Agricoltura, Industria e Commercio (1876) – Bullettino Ampelografico, fascicolo V. Tipografia Eredi Botta, Roma. Ministero d’Agricoltura, Industria e Commercio (1879) – Bullettino Ampelografico, fascicolo X. Tipografia Eredi Botta, Roma.
  • Morri A. (1840) – Vocabolario romagnolo-italiano. Tipi di Pietro Conti all’Apollo, Faenza.

Uva di areale ristretto, un tempo diffusa nelle piantate e quasi scomparsa dopo l’abbattimento delle vecchie alberate; le analisi molecolari non le hanno riconosciuto sinonimie. Alcuni esemplari sono conservati a Tebano. Il conte Gallesio la cita nei suoi giornali di viaggio, avendola trovata nel casino del conte Tampieri a Solarolo (RA).1

Identità genetica (2020)

Nello studio genetico a marcatori SSR (Pastore e altri, 2020) questa varietà è risultata un genotipo unico non registrato, non corrispondente ad alcuna cultivar nota né descritto in letteratura: è tra le 42 varietà mai censite e verosimilmente autoctone dell’Emilia-Romagna, considerate a rischio di estinzione e da conservare.

Fonte: C. Pastore e altri, «Genetic Characterization of Grapevine Varieties from Emilia-Romagna», American Journal of Enology and Viticulture, 2020.

  1. M. Fontana, C. Pastore, F. Perri, I. Filippetti, «Le vecchie varietà locali di vite. Itinerari della biodiversità agraria in Emilia-Romagna», Regione Emilia-Romagna – Università di Bologna, 2022 (cita: G. Gallesio). ↩︎