Terzanello

Vino · Emilia-Romagna

Il vinello domestico modenese-reggiano ottenuto aggiungendo acqua alle vinacce: il «vino da famiglia» delle mense povere.

Il terzanello (modenese terzanèl) è il vinello domestico ottenuto aggiungendo acqua alle vinacce — le graspe — dopo aver svinato il vino. Era la bevanda quotidiana delle mense povere e dell’autoconsumo contadino nella pianura emiliana.

La pratica

Il vocabolario del dialetto modenese distingue due esiti. Se, ottenuto il vino, si aggiunge acqua sulle graspe e si conserva il ricavato, si ha il mèz-vèin (mezzo vino) o vèin sutìl (vino sottile). Se invece, aggiunta l’acqua, si comincia a bere e si continua rabboccando ogni tanto con altra acqua, si beve il terzanèl: sempre più annacquato e leggero man mano che si va avanti. Di qui il modo di dire spregiativo «a-n n’è gnanch al sô t.» — non è neppure degno di allacciargli le scarpe.

Il vino delle mense povere

Il terzanello corrisponde al vino da famiglia di tradizione modenese e reggiana — «metà acqua e metà uva», secondo il metodo ricordato dagli ampelografi ottocenteschi (Aggazzotti, Ramazzini) — e ai «vinelli che pur servono ad esilarare le povere mense». È l’equivalente emiliano della piquette francese: non un difetto, ma una precisa risorsa dell’economia contadina, che permetteva di bere qualcosa di leggero e dissetante anche a chi non poteva permettersi il vino intero.

Fonte: voce «terzanèl» in un vocabolario del dialetto modenese (con la distinzione mèz-vèin / vèin sutìl / terzanèl).