Peperone Piacentino
Ortiva · Emilia-Romagna
Peperone del gruppo Wax, dal frutto bianco-citrino ceroso da immaturo, coltivato tra Caorso, Castell'Arquato e San Pietro in Cerro (Piacenza).
Il Peperone Piacentino (Capsicum annuum L., Solanaceae, gruppo cultivar Wax) è coltivato in diverse aziende della provincia di Piacenza, tra Caorso, Castell’Arquato, San Pietro in Cerro e Cortemaggiore.
Storia
È coltivato a Caorso presso l’azienda agricola Zaffignani dai fratelli Michele e Diego Zaffignani, che acquisirono i primi semi da un coltivatore di Cortemaggiore, la cui famiglia coltivava questo peperone da inizio Novecento. È coltivato anche a Castell’Arquato, presso l’Azienda Agricola La Radice (Ilaria Corini e Roberto Calderini) e a San Pietro in Cerro, presso l’Azienda Agricola Cattadori: Davide Cattadori conferma l’autoriproduzione da parte della sua famiglia da almeno tre generazioni.
Nell’area della bassa Pianura Padana tra Piacenza e Mantova, la coltivazione di peperoni con le caratteristiche del Piacentino si tramanderebbe dagli inizi del Novecento. Nel 1914 fu introdotta in commercio la cultivar ‘Regina’, dalle caratteristiche cromatiche simili ma di dimensioni maggiori: il colore «bianco crema lucente» delle bacche immature era all’epoca una peculiarità tra i peperoni commerciali. Il rapporto con il peperone affine ‘Bianco mantovano’, oggi coltivato principalmente in provincia di Mantova, non è del tutto chiaro: è possibile un’origine comune dalla cultivar ‘Regina’, con linee isolate autoriprodotte per decenni in orti domestici e vivai locali.
Tradizioni
È commerciato oggi localmente come ortaggio fresco e in vasetti sott’aceto. Gli agricoltori scelgono i frutti migliori e ne conservano i semi secchi in sacchetti di carta o vasetti di vetro.
Morfologia
Gruppo cultivar Wax, per l’aspetto ceroso del frutto immaturo. Pianta a ciclo annuale, fusto eretto, fiori a corolla bianca. Frutto pendulo, lungo circa 15 cm e largo 5 cm, forma a parallelepipedo irregolare, con 3-4 coste poco evidenti, sinuato, più assottigliato verso l’apice. Da immaturo la polpa è sottile e croccante, la buccia debolmente lucida, di colore bianco-citrino; a maturità diventa rosso mattone.
Bibliografia
- G. Rossi, F. Perri, M. Fontana, M.V. Landoni, F. Ferrari, M. Scalora, A. Bertoncini, S. Lodetti, Atlante delle ortive locali dell’Emilia-Romagna, Università di Pavia, MASAF, Regione Emilia-Romagna – Univers Edizioni, Pavia, 2023
- Rossi, Perri, Fontana, 2023
