Uva Bertinora
Vitigno · Emilia-Romagna
Antica varietà romagnola, tipicamente presente nell’areale
di Bertinoro e fino al Ravennate, era coltivata soprattutto
come uva da mensa e da serbo, infatti la buccia consistente
permetteva di conservarla a lungo appesa nei solai.
Sinonimi accertati: Rossella, Ròsola, Uva di Bertinoro
Sinonimie errate: Rossiola, Rossiola bianca
Denominazioni dialettali locali: Ova d’Bartnôra (circondario di Cesena)
Rischio di erosione: molto elevato
Sinonimi accertati: Rossola, Uva di Bertinoro, Rossella (da non confondere con la Rossella citata da Aggazzotti)
Sinonimie errate: Rossiola, Rossiola bianca
Viene ormai coltivata in rari esemplari, con particolare riferimento alle colline
tra Ravennate e Forlivese, per consumo familiare o per la vendita a
grappolo nei mercatini locali. Proprio in questo areale sono state individuate
accessioni con diversa denominazione, Bertinora e Rossola ma riconducibili
allo stesso vitigno come confermato dalle indagini molecolari (tabella profili
genetici).
Acerbi (1825) cita, tra le “viti de’ contorni di Rimino”, una varietà Bertinoro
e, tra le “viti de’ contorni di Cesena”, una varietà Bertinora, ma non le descrive.
Qualcosa di più ci dirà il conte Gallesio (1839) osservando, nella vigna
del casino di Bertinoro del conte Guerrini di Forlì, l’Uva di Bertinoro o
Rossella (Baldini, 1995), la cui descrizione si attaglia perfettamente alle accessioni
giunte fino a noi. Anche il Morri (1840), alla voce “Ova” (uva) del
suo vocabolario Romagnolo-Italiano, cita l’“Ova d’Bartnôra”, ma per saperne
di più in merito alla sua origine e diffusione bisognerà aspettare i commenti
alle uve presenti alla mostra ampelografica di Forlì del 1876 (Comizio
Agrario di Forlì, 1877): “L’Uva di Bertinoro, così chiamata nel circondario di
Cesena, è l’identica che chiamasi Ròssola a Bertinoro, ridentissimo poggio, che
s’ammanta di bei vigneti e sta nel circondario di Forlì. Ha grappolo medio serrato
a pigna; acini grossi di un bel colore giallo-rosato, di buccia coriacea, di sapor
dolce. È assai ricercata come uva mangereccia, perocchè il suo spesso fiocine la
rende atta a lunga conservazione nell’inverno”. Al paragrafo dedicato alle uve
di Forlì, poi, si legge: “La Ròssola, che più di rado dicesi Rossella, di Bertinoro,
di Predappio, di Terra del Sole è la stessa uva che segnalasi per attitudine a lunga
conservazione e altrove s’appella uva di Bertinoro; perocchè di colà si è diffusa
sugli altri poggi di Romagna”. Inoltre la Bertinora viene annoverata tra le “più
pregevoli uve da vino nel Cesenatico e in quel di Rimini e di Ancona (Ministero
di agricoltura, industria e commercio, direzione dell’agricoltura, 1876).
Nell’ampelografia del Conte di Rovasenda (1877) si trovano citate una “Bertinoro”, con rimando all’Acerbi, e una
Rossella o Rosellina, con rimando all’area di Modena (Aggazzotti, e Giornale La vite e il vino. Milano; citata fra le
uve di Mirandola), ma la descrizione dell’Aggazzotti non è sufficiente per affermare che si tratti dello stesso vitigno.
Conferme si trovano anche nei “Saggi ampelografici ed analitici intorno a otto vitigni romagnoli” di Pasqualini
e Pasqui (1878) e nel “Bollettino ampelografico” del 1885 dedicato alle uve da tavola (Ministero di Agricoltura,
Industria e Commercio, 1885) viene indicata anche la Bertinora tra le varietà coltivate in provincia di Forlì con
questa finalità e in particolare viene rimarcata la sua conservabilità nel tempo (fra quelle che si serbano per l’inverno),
rispetto ad altre. Di nuovo la ritroviamo citata negli Annali della Stazione agraria di Forlì che riportano alcune
considerazioni su “Rossola detta di Bertinoro”, coltivata in quel di Bagnolo di Forlì, tra cui: “La Rossola, che è anche,
sebben di rado, detta Rossetta, di Bertinoro, di Predappio, di Terra del Sole, è la stessa uva, che segnalasi per attitudine a
lunga conservazione; altrove è detta Uva di Bertonoro, (Cesena), poiché da colà si è diffusa agli altri poggi di Romagna”
(AA.VV., 1890).
Nella “Ampelografia dei vitigni romagnoli”, Antonio Bazzocchi (1923) evidenzia la presenza di una “sottovarietà ben
distinta la quale ha grappolo spargolo, molte volte alato, acino oblungo, color giallo ambrato…, che matura nella seconda
quindicina di settembre” dell’Uva di Bertinoro (Rossola, Rossla).
Caratteristiche del vitigno
Foglia. Grande, talora anche molto grande, cuneiforme/orbicolare, tri- o pentalobata, con seni
laterali appena accennati e, i superiori, con base a V, aperti o chiusi. Seno peziolare a V, tendenzialmente
chiuso o con lembi leggermente sovrapposti, ma talora anche aperto. Lembo contorto
o anche piano, con pagina superiore abbastanza bollosa (da media a elevata), con nervature
verde chiaro. Pagina inferiore con tomento coricato di medio-debole intensità tra le nervature
e peli eretti sulle nervature praticamente quasi assenti. Denti irregolari con margini più spesso
convessi, alternati a denti rettilinei o uncinati.
Grappolo. Conico, talora con 1 o 2 ali, medio-spargolo o spargolo, ma anche più compatto
in condizioni di terreni freschi e fertili. Acino sferoidale, medio o medio-piccolo, con la buccia piuttosto pruinosa, di
colore giallo-verde, che nelle aree esposte al sole tende a prendere una colorazione rosata, da cui il nome di “Rossola”.
Polpa abbastanza soda.
Caratteri agronomici ed enologici. Vitigno abbastanza vigoroso e produttivo, specie sui terreni più fertili, dove i
grappoli riescono più grossi e compatti. Preferisce la potatura lunga. Germogliamento e fioritura sono medio-precoci,
l’invaiatura media e la maturazione tardiva. Mostra una certa sensibilità a oidio, mentre tollera meglio la peronospora.
Veniva impiegata prevalentemente come uva da consumo fresco o da serbo.
Scheda ampelografica (repertorio RER)
Foglia. Grande, talora anche molto grande, cuneiforme/orbicolare, tri- o pentalobata, con seni laterali appena accennati e, i superiori, con base a V, aperti o chiusi. Seno peziolare a V, tendenzialmente chiuso o con lembi leggermente sovrapposti, ma talora anche aperto. Lembo contorto o anche piano, con pagina superiore abbastanza bollosa (da media a elevata), con nervature verde chiaro. Pagina inferiore con tomento coricato di medio-debole intensità tra le nervature e peli eretti sulle nervature praticamente quasi assenti. Denti irregolari con margini più spesso convessi, alternati a denti rettilinei o uncinati. Grappolo. Conico, talora con 1 o 2 ali, medio-spargolo o spargolo, ma anche più compatto in condizioni di terreni freschi e fertili. Acino sferoidale, medio o medio-piccolo, con la buccia piuttosto pruinosa, di colore giallo-verde, che nelle aree esposte al sole tende a prendere una colorazione rosata, da cui il nome di “Rossola”. Polpa abbastanza soda.
Fenologia. Germoglia nella prima decade di Aprile, fiorisce nella prima metà di Giugno, invaia nella prima metà di Agosto e matura tra fine Settembre e inizio Ottobre (L). OSSERVAZIONI E RISCONTRI
Comportamento agronomico. Vitigno abbastanza vigoroso e produttivo. Primo germoglio fruttifero alla seconda o terza gemma, quindi è da preferire la potatura lunga. Su terreni fertili i grappoli sono più grossi e compatti (L, O). OSSERVAZIONI E RISCONTRI SULLA TOLLERANZA/SENSIBILITÀ ALLE PRINCIPALI
Sensibilità alle patologie. Sembra abbastanza sensibile all’Oidio, mentre tollera meglio la Peronospora (L). OSSERVAZIONI E RISCONTRI SULL’
Utilizzo. Veniva impiegata prevalentemente come uva da consumo fresco o da serbo (L, A).
Fonte: Repertorio regionale delle risorse genetiche agrarie dell’Emilia-Romagna (L.R. 1/2008). Rischio di erosione: molto elevato.
Bibliografia
Fonti citate nella scheda del repertorio regionale RER:
- AA.VV. (1890) – Annali della Stazione Agraria di Forlì. Fascicolo XVIII, anno diciottesimo, 1889. Tipografia Luigi Bordandini, Forlì.
- Acerbi G. (1999) – Delle viti italiane. Ristampa anastatica dell’edizione del 1825. Giampiero Zazzera, Libraio in Lodi.
- Baldini E. (1995) – Giorgio Gallesio. I giornali dei viaggi. Trascrizione, note e commento di Enrico Baldini. Firenze, Nuova stamperia Parenti.
- Bazzocchi A. (1923) – Ampelografia dei vitigni romagnoli. Premiata Cooperativa Tipografica Forlivese, Forlì.
- Comizio Agrario di Forlì (1877) – Le macchine e le uve alla mostra ampelografica di Forlì. Febo Gherardi Editore.
- Di Rovasenda G. (1877) – Saggio di una ampelografia universale. Tipografia subalpina di Stefano Marino, Torino. Dolcini A., Simoni T., Fontana G.F. (1967) – La Romagna dei vini. Ed. Alfa, Bologna.
- Marzotto N. (1925) – Uve da vino. Volume I. Tipografia commerciale, Vicenza. Ministero di agricoltura, industria e commercio (1885) – Bollettino ampelografico. Fascicolo XIX. Coltura e commercio delle uve da tavola in Italia. Tipografia eredi Botta, Roma. Ministero di agricoltura, industria e commercio, direzione dell’agricoltura (1876) – Relazione intorno alle condizioni dell’agricoltura in Italia, Volume 1. Tipografia di G. Barbera, Roma.
- Morri A. (1840) – Vocabolario Romagnolo-Italiano.
- Pasqualini A., Pasqui T. (1878) – Saggi ampelografici ed analitici intorno a otto vitigni romagnoli.
Coltivata ormai in rari esemplari sulle colline fra Ravennate e Forlivese, la Bertinora corrisponde — come confermato dalle indagini molecolari — alle accessioni note anche come Rossella e Rossola. Acerbi (1825) cita una «Bertinoro» e una «Bertinora» fra le viti dei contorni di Rimini e Cesena; Gallesio (1839) descrive l’«Uva di Bertinoro o Rossella» nella vigna del conte Guerrini a Bertinoro.1
Identità genetica (2020)
Nello studio genetico a marcatori SSR (Pastore e altri, 2020) questa varietà è risultata un genotipo unico non registrato, non corrispondente ad alcuna cultivar nota né descritto in letteratura: è tra le 42 varietà mai censite e verosimilmente autoctone dell’Emilia-Romagna, considerate a rischio di estinzione e da conservare.
Fonte: C. Pastore e altri, «Genetic Characterization of Grapevine Varieties from Emilia-Romagna», American Journal of Enology and Viticulture, 2020.
«Rossella» compare tra i sinonimi del Repertorio RER, ma esiste anche una scheda distinta «Rossella» (identità con la Bertinora non confermata geneticamente).
- M. Fontana, C. Pastore, F. Perri, I. Filippetti, «Le vecchie varietà locali di vite. Itinerari della biodiversità agraria in Emilia-Romagna», Regione Emilia-Romagna – Università di Bologna, 2022 (cita: G. Acerbi, 1825; G. Gallesio, 1839; A. Morri, 1840). ↩︎
