Uva Schiava
Vitigno · Emilia-Romagna
La Schiava è un’antica uva documentata nei Ducati nelle forme bianca e rossa.
Nel censimento Du Tillot del 1771 la «schiava» bianca è rilevata nel Piacentino («grano pressoché rotondo, vino chiaro sottile e buono», precoce) e una «schiava» rossiccia a Enzano; il Trattato di agricoltura cita la «schiava rossa».1
Il Lunario dei vitigni della provincia parmense (1872) descrive una «sclavet’ta».2
Descrizione (Francesco Aggazzotti, 1867)
Non è un tipo speciale, ma appartiene alla famiglia delle Schiavone e Schiavette bianche; mangereccia più che da vino, poco dissimile dallo Schiavone, solamente ha grani più grossi, sferici, di 15 millimetri di diametro. Grappolo cilindrico, spesso alato, piuttosto lungo, centimetri 20. Buccia coriacea, d’un bel giallo dorato, a cui aderisce la polpa, che dà sugo denso, vischioso, dolce, melato, inetto.
Meno idonea per vini così detti colati, obliterando troppo frequentemente la manica; il vino poi chiarisce difficilmente, conservando sempre quello che i nostri cantinieri dicono la vela. All’opposto va annoverata non ultima fra quelle da mensa, però di non serbevolezza pari alla Gradigiana, alla Ciuchella, al Bermestone, alla Garofano; e, quantunque non aromatica, non deve mai mancare in una collezione di uve mangerecce da tavola.
F. Aggazzotti, Catalogo descrittivo delle principali varietà di uve coltivate presso il cav. avv. Francesco Aggazzotti del Colombaro, Modena, Tip. Carlo Vincenzi, 1867 (con aggiunte dell’autore fino al 1883), voce «Schiava Bianca».
Menzione in Pietro de’ Crescenzi (c. 1304)
Egli è una maniera d’uva, che si chiama schiava, che assai tardi pullula: ed è una uva bianca avente il granello quasi ritondo, e fa mezzanamente grandi, e spessi grappoli, e la foglia mezzanamente intercisa, ed in ciascun sermento, anche nel vecchio nati, due, o ver tre, o ver quattro, e talora cinque racimoli produce: e tanta è la durezza del legno suo, che i sermenti non agevolmente si piegano in giù per lo peso dell’uve; onde oltre modo i rami empie, e l’uva sua è molto vinosa, e lucida, e tosto maturezza riceve. Il vino suo è molto sottile, e chiaro, e convenevolmente potente, e da serbare, e maturo: e magra, o mezzolana terra desidera, e montuosa, ed in quella meglio che in alcuna altra terra fruttifica, se strettamente si poti, imperocché lunghi tralci con l’uve nutrir non può: e questo appo Brescia, e nelle parti montane di Mantova, massimamente s’usa; ed in ispezialità, oltre a tutte l’altre, in più degnità la tengono.
Pietro de’ Crescenzi, Trattato dell’agricoltura (volgarizzamento del Liber ruralium commodorum, libro IV, cap. IV), c. 1304.
