Cocomero Lunga romagnola da marmellata

Ortiva · Emilia-Romagna

Cocomero a polpa bianca e frutto allungato, coltivato in Bassa Romagna e nel ferrarese per la marmellata.

Il Cocomero Lunga romagnola da marmellata (Citrullus amarus Schrad., Cucurbitaceae), detto in dialetto cómra o gömbar da marmelèda, è coltivato in Bassa Romagna e nel vicino ferrarese.

Storia

La varietà è oggi coltivata da poche famiglie contadine della Bassa Romagna, che ne hanno mantenuto negli anni la coltivazione usando sempre la propria semente: negli anni Ottanta-Novanta i semi o le piantine erano pressoché introvabili presso i rivenditori. Tra le famiglie custodi vi sono Domenico Fontana di Bagnacavallo (Ravenna) e Rita Staffa di Argenta (Ferrara).

Lo studioso Ivan Rossi ha descritto la vita contadina di metà Novecento in Bassa Romagna, vissuta in prima persona, mostrando come i «cocomeri bianchi» fossero coltura importante per le povere famiglie contadine: «C’erano i prodotti subito commestibili, ma anche quelli trasformabili in conserve o marmellate: era il caso dei pomodori e dei cocomeri di polpa bianca» (Rossi, 2010). La marmellata di cocomero, tornata in auge in anni recenti, era stata a lungo rigettata perché legata alle condizioni disagiate delle famiglie di origine.

Tradizioni

In Romagna i cocomeri a frutto elissoidale allungato come questo sono perlopiù chiamati al femminile, «cocomere», e non al maschile «cocomeri», termine riservato alle varietà a frutto tondo: distinzione probabilmente recente, dato che il primo vocabolario romagnolo-italiano (Morri, 1840) riporta solo la forma maschile «Comar», mentre il più recente vocabolario di Ercolani (1960) distingue «Comar» (cocomero) da «Cómra» (cocomero allungato, ovale). La tradizione di coltivazione e trasformazione è tipica della Bassa Romagna e del vicino ferrarese; in altre zone padane (Reggio Emilia, Parma, Cremona) l’anguria a polpa bianca era invece impiegata soprattutto per le mostarde.

Morfologia

Frutti di peso elevato (7-12 kg), buccia a fondo giallo-verde chiaro con screziature biancastre che virano al giallognolo, cerosità da media a medio-elevata. Frutto lungo 40-50 cm e largo 15 cm, forma elissoidale allungata, talvolta con lieve restringimento a circa metà lunghezza. Polpa bianca con semi grossi grigio-verde scuro.

Bibliografia

  • G. Rossi, F. Perri, M. Fontana, M.V. Landoni, F. Ferrari, M. Scalora, A. Bertoncini, S. Lodetti, Atlante delle ortive locali dell’Emilia-Romagna, Università di Pavia, MASAF, Regione Emilia-Romagna – Univers Edizioni, Pavia, 2023
  • I. Rossi, D’là da Po. Racconti di vita quotidiana di una famiglia romagnola che emigra dalla collina forlivese ad Anita, in terra d’Humana, Walberti edizioni, Lugo di Romagna, 2010
  • A. Morri, Vocabolario romagnolo-italiano, Dai tipi di Pietro Conti all’Apollo, Faenza, 1840
  • L. Ercolani, Vocabolario romagnolo-italiano italiano-romagnolo, Monte di Ravenna, 1960
  • Rossi, Perri, Fontana, 2023