Carciofo tardivo dell’Oltrepò pavese
Ortiva · Lombardia
Carciofo non spinoso, tardivo, coltivato nell'areale dell'Oltrepò pavese tra Codevilla, Oliva Gessi e Rovescala.
Il Carciofo tardivo dell’Oltrepò pavese, o Articiòc, è una varietà locale non spinosa di colore verde chiaro, coltivata tradizionalmente nell’area di Codevilla, Oliva Gessi e Rovescala, in provincia di Pavia. La specie botanica è Cynara cardunculus L. subsp. scolymus (L.) Hayek (Asteraceae).
Storia
In provincia di Pavia la presenza del carciofo è attestata dal Cinquecento: il «Registro delle spese di Bernardo Sacco» (1568-1577) cita «carciofoli nostrani» (Erba e Visconti, 2015). Testimonianze iconografiche si trovano nei festoni con frutta, verdura e fiori dipinti nella Sala degli affreschi del Collegio Borromeo a Pavia, di inizio Seicento.
Per l’Oltrepò pavese la coltura è documentata da cabrei e atti di compravendita di terreni, tra cui uno del 1764 relativo alla zona di Codevilla, tra i beni della Veneranda Congregazione dei Padri Bernabiti di Milano.
La riproduzione avviene per via vegetativa, attraverso i ricacci prodotti al piede delle piante adulte (i «carducci»), garantendo un prodotto omogeneo. A Mondondone di Codevilla le famiglie di Annamaria e Pierluigi Doria dichiarano di non avere mai cambiato la cultivar coltivata.
Tradizioni
Localmente si consumano i giovani capolini fiorali e in particolare il ricettacolo carnoso, usati per risotti o cotti trifolati, come accompagnamento alle carni ovine pasquali; a Montù Beccaria erano protagonisti di una torta salata (Alberici, 1998).
Fino a metà degli anni Settanta il carciofo, oltre agli usi familiari, veniva venduto direttamente o tramite negozi di primizie, ad esempio sulla piazza di Voghera, oltre che a Codevilla, anche tramite grossisti e mediatori.
Morfologia
Capolino centrale grande, di forma ellittica, con cima troncata leggermente aperta; sviluppo in epoca medio-tardiva (aprile-maggio, talvolta giugno). Le brattee involucrali esterne sono di colore verde chiaro, con sfumature violette solo in quelle inferiori, più lunghe che larghe, con apice depresso e mucrone minimo. A Oliva Gessi il capolino è invece globoso e grosso.
Note e curiosità
Secondo la testimonianza della sig.ra Marina Calderara (Codevilla), la varietà è resistente alle malattie e alle basse temperature: solo la gelata storica del 1985, con temperature fino a -20°C, ha creato problemi negli ultimi quarant’anni. La cessazione della vendita commerciale è verosimilmente legata alla crescente importazione di carciofi più precoci da altre regioni italiane e da paesi come l’Egitto.
Bibliografia
- Regione Lombardia, Atlante delle varietà ortive tradizionali della Lombardia, a cura di G. Rossi, F. Ferrari, M. Scalora, B. Ghidotti, S. Lodetti (Università di Pavia, Dipartimento di Scienze della Terra e dell’Ambiente), 2023, finanziato dal Ministero dell’Agricoltura, Sovranità alimentare e foreste, Fondo per la biodiversità agricola e alimentare (L. 194/2015)
- L. Erba, A. Visconti, Le carte dei cibi. Pavia: territorio, prodotti, pranzi di una città agricola e universitaria, Università degli Studi di Pavia, Biblioteca Universitaria di Pavia, 2015
- A. Alberici, La tavola del gran pavese. Enogastronomia, cultura, tradizioni e folclore in Lomellina, Oltrepò Pavese, Franco Muzzio editore, Padova, 1998
- Rossi, Ferrari, Ghidotti, 2023
