Giuseppe Del Viscio e il catalogo degli agrumi del Gargano (1900)
Giuseppe Del Viscio nacque e morì a Vico del Gargano (†1919); letterato, scrittore, storico e archeologo secondo l’epigrafe tombale, fu anche lo studioso che nel 1900 pubblicò Coltivazione, malattie e commercio degli agrumi, l’opera che la storiografia successiva considera ancora oggi la fonte cardine per la storia dell’agrumicoltura garganica.
Un catalogo di varietà scomparse
Del Viscio, seguendo la nomenclatura di Risso e Gallesio, censì nel Gargano ventotto «varietà» di agrumi sulle centosessantanove allora note in tutta l’agrumicoltura europea, distinguendo per ciascuna un nome scientifico e un corrispondente dialettale. Fra le arance amare (melangoli) elencò il melangolo fetifero («arancio forte puzzolente»), il fiammato («arancio forte screziato»), il coronato («arancio forte “ncrunato”») e la bizzarria («Belvedere»); fra i limoni distinse almeno sei tipi, dal «chimone ca scorcia fine» destinato all’esportazione al «limone ponzino» ornamentale; fra i cedri, la «limoncella gozzosa» e la «limoncella rugosa», entrambe destinate a canditi ed essenza. Descrisse inoltre due forme che riteneva esclusive del Gargano e non presenti in nessun altro catalogo agrumario italiano dell’epoca: il Limone sanguigno, dal succo color sangue — di cui lo stesso Del Viscio notava che «nella letteratura classica sulla botanica agrumicola non si trova mai indicato un limone sanguigno» — e il Limone con calice carnoso, dal calice ipertrofico color paglierino, oggi riconoscibile nelle arance dette «a stella». Di queste forme, come dell’Arancio a Salice Piangente rinvenuto nel 1897, non è sopravvissuta alcuna pianta.
Un’eredità di studi
L’opera di Del Viscio rimase per decenni l’unica indagine organica sull’agrumicoltura garganica, fino alla monografia di Carlo Fratepietro (1932) e alla tesi di laurea di Raffaele Marrese (Università di Bari, 1967). Curiosamente, i trattati tecnici nazionali dell’epoca (Mancini 1897, Aloi 1900, Savastano 1900) ignorarono quasi del tutto il Gargano, pur riconoscendo — nel caso di Aloi — che «nelle Puglie i migliori frutti di esperidi si producono nella regione del Gargano».
Fonte: G. Del Viscio, Coltivazione, malattie e commercio degli agrumi, Vico del Gargano, 1900 (rist. anast. Gerni, 2005); N. Biscotti, Storie di agrumi e paesaggi.
