Uva Vacca
Vitigno · Emilia-Romagna
Varietà locale presente in Romagna che, come già ipotizzato su base morfologica e ampelometrica, attraverso analisi genetiche (tabella profli genetici), è risultata identica alla Mostosa marchigiana, che rappresenta la Mostosa B. iscritta al Registro Nazionale delle Varietà di Vite. Per non perdere variabilità genetica, sarebbe importante mantenere in essere ed eventualmente anche moltiplicare l’accessione romagnola, probabilmente meglio adattata alle condizioni ambientali locali. Sinonimi accertati: Mostosa B. Sinonimie errate: Denominazioni dialettali locali: Rischio di erosione: molto elevato
Era coltivata in Romagna, in particolare tra Forlivese e Riminese, e molto probabilmente era una delle uve che contribuivano a fare il vino Pagadebit. Nel tempo le è stato preferito il Bombino bianco, tanto che la Mostosa è scesa dai circa 12 ettari del 1990 agli attuali 3,86 ettari (dati RER, 2021).
Un ricerca bibliografca sulle vecchie varietà di vite trova nel lavoro del conte di Rovasenda un buon punto di partenza e per quanto riguarda l’accessione di Uva Vacca, reperita in Romagna e conservata ex situ nella collezione di Tebano di Faenza, possiamo riferirci alle seguenti voci da lui riportate: Vaccà, citata dall’Acerbi nell’elenco delle uve di San Remo in Liguria, Vacca bianca, vitigno delle province napoletane, Vaccaja o Vaccara, denominazioni usate da Ottavi nel suo “Il vino da pasto” del 1874 e dal barone Antonio Mendola nel suo Catalogo ampelografco, e infne Vaccone, denominazione in uso a Cesena e che secondo il Gandi (Annali di viticoltura ed enologia, vol. V, pag.
34) sarebbe sinonimo di Pagadebito (Rovasenda, 1887). Questa afermazione del Gandi riporta ad un “vespaio ampelografco” poiché, nonostante vari tentativi, ancora oggi esiste una certa confusione tra le denominazioni delle uve ad elevata produttività difuse nelle regioni adriatiche. Alcuni lavori di caratterizzazione ampelografca di fne anni ’80 hanno portato ad afermare che Bombino e Passerina sono entità autonome (Cartechini et al., 1992a) e che Mostosa diferisce da Passerina e Pagadebiti di Romagna, risultati invece corrispondenti per la maggior parte dei caratteri analizzati. D’altra parte gli autori sottolineano che “per i vitigni con denominazioni che evidenziano il carattere di elevata produttività come Empibotte, Pagadebiti, Panzon, ecc., è opportuno specifcare la località di provenienza poiché queste possono riferirsi a varietà diverse in funzione della zona considerata” (Cartechini et al., 1992b). Quindi, quando siamo in presenza di accessioni presumibilmente riconducibili a Pagadebito, Empibotte, Mostosa, e simili, occorre sempre consi derare l’area di provenienza. L’identità tra Passerina e Pagadebito viene riscontrata anche attraverso alcune analisi genetiche preliminari, ma nel lavoro si specifca che si tratta di “Pagadebito gentile” (Filippetti et al., 1999; Filippetti et al., 2000; Filippetti et al., 2002). Purtroppo, poi, nei vecchi lavori ampelografci non sempre è presente una descrizione dettagliata dei vari organi della pianta, e anche questo gioca a sfavore nella corretta ricostruzione storica della presenza di un vitigno in un determinato areale. Di certo in Romagna esistevano almeno due Pagadebiti diferenti, come attesta anche il Manzoni (1977): “Pagadebito, Riempibotte, Empibotte, Pancione, Vaccone” sono i termini che ne identifcano un tipo, diferente dal Pagadebito verde ai suoi tempi ancora “quasi esclusivamente coltivato nelle zone di Terra del Sole e di Castrocaro Terme”. Una delle due tipologie di Pagadebiti, probabilmente perché più produttiva, ha preso il sopravvento nella costituzione dei vigneti a partire dagli anni ’60 e si trattava del tipo ascrivibile al Bombino bianco pugliese, oggi riconosciuto come il vitigno del vino DOC Romagna Pagadebit. I lavori della Commissione ampelografca della provincia di Forlì negli anni 1876-‘77 portarono a valutare svariate uve provenienti da diverse aree d’Italia, consentendo di ipotizzare eventuali sinonimie (Ministero di Agricoltura, Industria e Commercio, 1879; Comizio Agrario di Forlì, 1877; Bucci, 2007), ma quando qualche anno più tardi l’ing. Bif produsse la sua relazione sull’agricoltura del Circondario Faentino, a supporto dell’Inchiesta Jacini, la situazione era ancora molto caotica: egli attesta che su quel territorio, a fne Ottocento, erano presenti due uve, una detta “Sgarnaia”, quasi completamente abbandonata che egli chiama con denominazione italiana “Pagadebito verdone”, e l’altra detta “Bsola”, tra le maggiormente coltivate e denominata in italiano “Bsolla o pagadebito gentile”, che egli aferma essere simili all’“Empibotte delle Marche” e all’“Uva vacca di Forlì” (Bif, 1880; Bucci, 2007). Dai documenti si evidenzia un richiamo al Pagadebiti e alla regione Marche, così si è pensato di confrontare l’accessione di Uva Vacca in collezione a Tebano di Faenza (RA) con i vitigni minori marchigiani presenti in una collezione ex situ curata da ASSAM a Carassai (AP). Da una prima valutazione morfologica si è riscontrata una buona somiglianza tra Uva Vacca e la Mostosa collezionata a Carassai, un biotipo reperito nell’Ascolano (Acquasanta, Acquaviva, ecc.), dove in passato la Mostosa era abbastanza coltivata, anche se il vitigno era più difuso in Abruzzo. Abbiamo poi dei riferimenti bibliografci che ci portano, con la Mostosa, anche in Liguria: nell’elenco dei vitigni coltivati nel Circondario di Porto Maurizio (Imperia) c’è un Mostoson o Mostosa, descritto da Tito Ricci. Si tratta di una varietà poco difusa a quel tempo, “di facile allegazione, fruttifcazione sicura, abbondante, maturità in tempo medio, si usa per vino” (Ministero d’Agricoltura, Industria e Commercio, 1881). La descrizione della foglia pare non discostarsi troppo da quella delle accessioni di Uva vacca e di Mostosa presenti, rispettivamente, nelle collezioni di Tebano e Carassai. Sempre in riferimento alla Liguria, Cambiaso (1825) descrive una “Mostosa o Mostaia dei Toscani”, che ha “Grappolo picciolo, non lobato, di colore bianco ambrato. Acini piccioli disuguali approssimati. Foglia tripartita, picciola, brevemente dentata. Sapore gustoso e fragrante”. Questi tratti sono ben diversi da quelli della Mostosa di area Adriatica, ad ulteriore riprova che spesso le uve che davano mosto potevano essere denominate con il termine Mostosa a prescindere dall’identità.
Caratteristiche del vitigno
Foglia. Molto grande, cuneiforme, con più di sette lobi. Seno peziolare generalmente aperto (talora molto aperto), conformato a parentesi graffa. Seni laterali superiori a lembi leggermente sovrapposti, con base a U o, talora, a parentesi graffa, da mediamente profondi a profondi. Denti tendenzialmente uncinati (un lato concavo e uno convesso), anche se non mancano denti rettilinei. Pagina superiore leggermente bollosa. Pagina inferiore praticamente glabra. Grappolo. Da medio a lungo, conformato ad imbuto, normalmente alato, più o meno com-patto. Acino abbastanza grosso, sferoidale, con buccia verde-gialla, che colora all’esposizione al sole, con pruina tendenzialmente media.Caratteri agronomici ed enologici. Vitigno di buona vigoria, le cui principali fasi fenologiche si manifestano in epoca medio-tardiva. Sensibilità alle crittogame nella media. Buona la produttività. Offre un vino di buona gradazione e struttura, con note olfattive delicate di fiori e frutta.
Scheda ampelografica (repertorio RER)
Foglia. Molto grande, cuneiforme, con più di sette lobi. Seno peziolare generalmente aperto (talora molto aperto), conformato a parentesi graffa. Seni laterali superiori a lembi leggermente sovrapposti, con base a U o, talora, a parentesi graffa, da mediamente profondi a profondi. Denti tendenzialmente uncinati (un lato concavo e uno convesso), anche se non mancano denti rettilinei. Pagina superiore leggermente bollosa. Pagina inferiore praticamente glabra. Grappolo. Da medio a lungo, conformato ad imbuto, normalmente alato, più o meno compatto. Acino abbastanza grosso, sferoidale, con buccia verde-gialla, che colora all’esposizione al sole, con pruina da media a medio-alta.
Fenologia. Le principali fasi fenologiche si manifestano in epoca medio-tardiva (L). OSSERVAZIONI E RISCONTRI
Comportamento agronomico. OSSERVAZIONI E RISCONTRI SULLA TOLLERANZA/SENSIBILITÀ ALLE PRINCIPALI
Sensibilità alle patologie. OSSERVAZIONI E RISCONTRI SULL’
Utilizzo. Uva da vino.
Fonte: Repertorio regionale delle risorse genetiche agrarie dell’Emilia-Romagna (L.R. 1/2008), scheda RER (Reg. naz. 157). Rischio di erosione: elevato.
Bibliografia
Fonti citate nella scheda del repertorio regionale RER:
- Biffi L. (1880) – Memoria intorno alle condizioni dell’agricoltura e della classe agricola nel circondario di Faenza. Tipografia Pietro Conti, Faenza.
- Bucci A. (2007) – Vite e vino in Romagna. Edizione Sapim. Forlì. Cambiaso F.L. (1825) – Memoria sulla vite ed i vini delle cinque Terre. Presso Yves Gravier, Genova.
- Cartechini A., Moretti G., Venturi A. (1992a) – Confronti ampelografici tra vitigni ad uva bianca dell’Italia Centrale. Atti congresso “Germoplasma frutticolo. Salvaguardia e valorizzazione delle risorse genetiche”, Alghero 21-25 settembre 1992. Carlo Delfino Editore, Sassari.
- Cartechini A., Moretti G., Venturi A. (1992b) – Rilievi comparativi per la definizione di alcune sinonimie tra vitigni ad uva da vino. Atti congresso “Germoplasma frutticolo. Salvaguardia e valorizzazione delle risorse genetiche”, Alghero 21-25 settembre 1992. Carlo Delfino Editore, Sassari.
- Comizio Agrario di Forlì (1877) – Le macchine e le uve alla mostra ampelografica di Forlì. Febo Gherardi Editore, Forlì.
- Filippetti I., Intrieri C., Silvestroni O. (1999) – Individuazione di omonimie e di sinonimie in alcune cultivar di Vitis vinifera attraverso metodi ampelografici e analisi del DNA a mezzo di microsatelliti. Rivista di Frutticoltura n. 7/8: pp. 79-84.
- Filippetti I., Silvestroni O., Intrieri C. (2000) – Individuazione di sinonimie in Vitis vinifera con metodi ampelografici a analisi del DNA a mezzo di microsatelliti. In : Atti 4° Convegno nazionale su “Biodiversità: germoplasma locale e sua valorizzazione”, Alghero 8-11 settembre 1998. Delfino editore, Sassari. Filippetti I., Silvestroni O., Thomas M.R., Ramazzotti S., Intrieri C. (2002) – Caratterizzazione molecolare e analisi filogenetica di alcuni vitigni da vino coltivati nell’Italia centro-settentrionale. Rivista di Frutticoltura n. 1: pp. 57-63. Ministero d’Agricoltura, Industria e Commercio (1881) – Bullettino ampelografico. Fascicolo XV. Tipografia eredi Botta, Roma. Ministero di Agricoltura, Industria e Commercio (1879) – Lavori della Commissione ampelografica della provincia di Forlì negli anni 1876 e 1877. In: “Bullettino Ampelografico” Fascicolo X. Tipografia Eredi Botta, Roma.
- Rovasenda G. (1887) – Essai d’une ampélographie universelle. Edizione 2, C. Coulet. Schneider A., Raimondi S., Pirolo C.S., Torello Marinoni D., Ruffa P., Venerito P., La Notte P. (2014) – Genetic characterization of grape cultivars from Apulia (Southern Italy) and synonymies in other mediterranean regions. American Journal of Enology and Viticulture, vol. 65, n. 2: pp. 244-249.
- Zulini L., Russo M., Peterlunger E. (2002) – Genotyping wine and table grape cultivars from Apulia (southern Italy) using microsatellite markers. Vitis, vol. 41, n.4: pp. 183-187.
Identità genetica (2020)
L’analisi genetica (Pastore e altri, 2020) ha mostrato che un’accessione raccolta come «Uva vacca» corrisponde alla Mostosa B.: un caso di nome locale per una varietà nota.
Fonte: C. Pastore e altri, «Genetic Characterization of Grapevine Varieties from Emilia-Romagna», American Journal of Enology and Viticulture, 2020.
