Uva Santa Maria
Vitigno · Emilia-Romagna
Vitigno a bacca bianca piacentino della Val d'Arda, adatto all'appassimento in fruttaio. DOC Colli Piacentini Vin Santo di Vigoleno. Vino paglierino con nocciola tostata.
Descrizione e riconoscimento
Di origine sconosciuta, questa cultivar a bacca bianca veniva in passato coltivata in Val d’Arda, nella parte orientale della provincia di Piacenza, sia per la vinificazione che per il consumo a tavola, mentre è ora presente in provincia in maniera molto sporadica.1
Caratteristiche
Mediamente resistente alle principali malattie ed avversità climatiche, questa varietà è adatta all’appassimento in fruttaio ed entra nella composizione della DOC Colli Piacentini Vin Santo di Vigoleno.
Uso enologico
Vinificata in purezza, produce un vino giallo paglierino scarico, con un profumo marcato di nocciola tostata, alcolico, sapido, abbastanza elegante.
- A. Scienza, Dizionario dei vitigni antichi minori italiani, 2004, pp. 91–92. ↩︎
Scheda ampelografica (repertorio RER)
Foglia. Da medio-grande a grande, cuneiforme, con 5 o anche 7 lobi, seno peziolare a V, generalmente poco aperto, talora chiuso. Seni laterali superiori di media profondità, a lobi aperti e con base generalmente a parentesi graffa. Denti a margini convessi. Pagina superiore leggermente bollosa e inferiore con densità bassa dei peli coricati tra le nervature e con nervature praticamente senza peli eretti. Grappolo. Medio-piccolo (250 g circa), cilindrico, mediamente compatto, con acini troncovoidali, con buccia di colore giallo-verde, poco pruinosa.
Fenologia. L’epoca di germogliamento è media, come pure quella di fioritura, mentre le epoche di invaiatura e maturazione sono precoci. In Val d’Arda, nei primi anni ’90 Santa Maria era raccolta intorno al 15 settembre (L). OSSERVAZIONI E RISCONTRI
Comportamento agronomico. Nei terreni collinari si esprime con vigoria e produttività medie, ma nei terreni più profondi e fertili la vigoria aumenta e il grappolo si fa più compatto, con detrimento della qualità (L, A). OSSERVAZIONI E RISCONTRI SULLA TOLLERANZA/SENSIBILITÀ ALLE PRINCIPALI
Sensibilità alle patologie. Sensibilità alle principali patologie, nella media (L). OSSERVAZIONI E RISCONTRI SULL’
Utilizzo. Fornisce un vino giallo paglierino, alcolico, sapido, neutro che acquista una certa aromaticità in fermentazione. È adatta ad uvaggi con Melara con cui potrebbe fornire vini bianchi maturi o il tradizionale Vin Santo di Vigoleno (L, A).
Fonte: Repertorio regionale delle risorse genetiche agrarie dell’Emilia-Romagna (L.R. 1/2008), scheda RER (Reg. naz. 340). Rischio di erosione: elevato.
Bibliografia
Fonti citate nella scheda del repertorio regionale RER:
- Acerbi G. (1825) – Delle viti italiane. Ristampa anastatica del 1999. Giampiero Zazzera, libraio in Lodi.
- Bargelli C. (2011) – «Teatro di agricoltura». Le campagne parmensi nelle inchieste agrarie del secolo dei lumi. In: Rivista di Storia dell’Agricoltura n. 2, dicembre 2011. Semestrale dell’Accademia dei Georgofili.
- Calò A., Scienza A., Costacurta A. (2006) – Vitigni d’Italia. Edagricole, Bologna.
- Fregoni M. (1963) – La viticoltura nel Piacentino. Evoluzione, situazione attuale e prospettive future. Unione tipografica editrice piacentina, Piacenza.
- Fregoni M., Gambi G., Boninsegni G. (1963) – Descrizione ampelografica dei vitigni locali del Piacentino. Unione Tipografica Editrice Piacentina, Piacenza. CCIAA di Piacenza.
- Fregoni M., Zamboni M., Colla R. (2002) – Caratterizzazione ampelografica dei vitigni autoctoni piacentini. Università Cattolica S.C. Cattedra di Viticoltura Piacenza.
- Gera F. (1845) – Nuovo dizionario universale di agricoltura. Vol. XXIV, Co’ tipi dell’ed. Giuseppe Antonelli, Venezia.
- Morsia D. (1997) – La vitivinicoltura piacentina. Problemi e prospettive. Nuova Linotipia, Piacenza.
- Rovasenda G. (1877) – Saggio di una ampelografia universale. Tipografia Subalpina di Stefano Marino, Torino.
- Scienza A., Failla O., Toninato L., Cardetta A., Fabrizio C., Pastore R., Lanati D. (2004) – Dizionario dei vitigni antichi minori italiani. Ci.Vin. Editore, Siena. Spaggiari P.L. (1964) – Insegnamenti di agricoltura parmigiana del XVIII secolo. Artegrafica Silva, Parma.
- Trinci C. (1764) – L’agricoltore sperimentato di Cosimo Trinci con alcune giunte dell’Abate Genovesi. Stamperia Simoniana, Napoli.
- Venturi A., Fontana M. (1999) – I vitigni dell’Emilia Romagna. Le varietà raccomandate ed autorizzate alla coltivazione. A cura di CRPV.
Nel censimento Du Tillot del 1771 l’uva bianca Santa Maria è rilevata a Cella e Costamezzana, «con grappo aperto e granello oblungo»; è citata anche nel Trattato di agricoltura.1
Localizzata al Piacentino, in Val d’Arda (dagli 1,42 ettari del 2010 ai circa 4 del 2021), era impiegata per il rinomato «Vin Santo» piacentino.2
Identità genetica (2020)
L’analisi genetica (Pastore e altri, 2020) conferma la Santa Maria come varietà dal nome corretto (Santa Maria B.).
Fonte: C. Pastore e altri, «Genetic Characterization of Grapevine Varieties from Emilia-Romagna», American Journal of Enology and Viticulture, 2020.
- Censimento Du Tillot, 1771. Anonimo, Trattato di agricoltura (Archivio di Stato di Parma, ms. 138), fine XVIII–inizio XIX sec. ↩︎
- M. Fontana, C. Pastore, F. Perri, I. Filippetti, «Le vecchie varietà locali di vite. Itinerari della biodiversità agraria in Emilia-Romagna», Regione Emilia-Romagna – Università di Bologna, 2022 (cita: Fregoni et al., 2002; Scienza et al., 2004). ↩︎
- M. Fontana, C. Pastore, F. Perri, I. Filippetti – Le vecchie varietà locali di vite, 2022 ↩︎
- M. Fontana, C. Pastore, F. Perri, I. Filippetti – Le vecchie varietà locali di vite, 2022 ↩︎
- M. Fontana, C. Pastore, F. Perri, I. Filippetti – Le vecchie varietà locali di vite, 2022 ↩︎
- M. Fontana, C. Pastore, F. Perri, I. Filippetti – Le vecchie varietà locali di vite, 2022 ↩︎
