Uva Russiola
Vitigno · Emilia-Romagna
Tipico vitigno delle sabbie del Ferrarese, ancora oggi presente con un certo numero di piante frammiste a Fortana, in vecchie vigne, per apportare, in uvaggio, un certo contenuto zuccherino al mosto. Sinonimi accertati: Rossiola Sinonimie errate: Ruchè, Rossola nera, Rossignola Denominazioni dialettali locali: Rischio di erosione: molto elevato
È il vitigno comacchiese per eccellenza, anche se lo si poteva ritrovare su tutta l’area costiera del Ferrarese. La Russiola è ormai relittuale, ma alcuni produttori che l’hanno conservata sino ad oggi si stanno prodigando per mantenerne la coltivazione, continuando a trasformarla secondo la tradizione, ma anche sperimentando nuove soluzioni tecnologiche in grado di valorizzarla.
Anzitutto va precisato che esistono diversi vitigni che presentano tra i loro sinonimi il termine di Rossiola, primo fra tutti un vitigno bianco romagnolo denominato Bertinora o Rossola di Bertinoro, ma anche Rossiola, a causa della colorazione rosata che assumono gli acini ben esposti al sole. Anche Ruchè (Piemonte), Rossola nera (Valtellina), Rossignola (Veneto) presentano tra i loro sinonimi la denominazione “Rossiola”. In realtà la “Russiola”
o “Rossiola”, vecchio vitigno tipico dell’areale comacchiese di cui rimangono solo pochissime piante sul territorio, non ha nulla a che vedere con questi vitigni, con i quali condivide solo il nome, come confermato dalle analisi molecolari (tabella profli genetici). Attualmente viene utilizzato per piccolissime produzioni ad uso famigliare e/o per pochi residui estimatori locali del prodotto. Facendo un percorso a ritroso nel tempo alla ricerca di prove documentali dell’esistenza di questo vitigno, occorre prestare attenzione, perché in vecchi lavori ampelografci si trova citata una “Rossiola” a bacca bianca, come precedentemente accennato (ad es. Bullettino ampelografco-fascicolo XII, 1879). A metà degli anni ’70, si iniziò a chiedere il riconoscimento della DOC per il vino del Bosco Eliceo, e sul mensile “Il ferrarese” comparve un articolo che tesseva le lodi della Russiola, defnendola l’“umile paggio” del vin di Bosco (C.A.M., 1975), visto che in quegli anni la sua coltivazione era già piuttosto contenuta e la notorietà del vino praticamente nulla. Nel 1950, Della Barba compila un’interessante nota sulla viticoltura ferrarese, proponendo soluzioni per il rinnovo e il miglioramento della viticoltura locale. Egli ravvisa che l’Uva d’oro ha dimostrato una perfetta integrazione con quel suolo e quel clima particolari, ma ritiene che si debbano fare degli studi su altri vitigni locali al fne di valutare se il livello qualitativo che si può raggiungere sia in grado di soddisfare non solo le esigenze locali, ma anche il gusto dei consumatori più lontani. E a questo proposito cita anche la Rossiola “le cui viti si trovano generalmente frammezzate a quelle d’uva d’oro in proporzione di circa il 5%. L’uva Rossiola, dal grappolo di colore rossastro, matura circa 15 giorni prima dell’uva d’oro quando è coltivata nei terreni sabbiosi e invece, nelle terre non sabbiose fertili, matura più tardi e dà un vino assai scadente. Il suo vino, abbastanza alcolico, è di colore rosso rubino chiaro, sapido” (Della Barba, 1950). Sempre in questo volume vengono elencate le varietà di vite difuse nel Ferrarese nella seconda metà dell’Ottocento, riportandole dall’“aureo libro del Cariani” e distinguendole in bianche, nere e rosse e mettendo la Rossiola nel novero delle uve rosse (Della Barba, 1950). Anche in epoca fascista non poteva mancare un qualche documento fnalizzato alla valorizzazione della viticoltura ferrarese, con la proposta della creazione di uno stabilimento enologico per la lavorazione dell’Uva d’oro e delle uve locali, tra cui quella “che nel comacchiese si chiama ed è più sconosciuto ancora dell’. Eppure dà un vino di scarso colore ma di alto titolo alcoolico, fragrante, limpido e che – invecchiando – stupisce per la fnezza del gusto: indicatissimo come vino da dessert” (Bellini, 1933). Nel 1927, uno speciale sulla viticoltura emiliana, in merito alla provincia di Ferrara, riporta che “La viticoltura ferrarese è andata decadendo dal 1880 in poi” e si è specializzata intorno all’Uva d’oro, ma cita anche la presenza della “Rossiola” in coltura promiscua (Toni, 1927). Davvero molto interessante, poi, il volumetto del Cirelli di inizio Novecento, che individua molto bene i problemi della viticoltura ferrarese e che, con il senno di poi, non sono stati mai afrontati e risolti per davvero, primo fra tutti il fatto che la vite necessita di molte cure e la manodopera locale “s’occupa della preziosa ampelidea solo quando può”. Cirelli fa una carrellata dei vari vitigni coltivati nel ferrarese e tra questi anche la “rossiola, soprattutto nel Comacchiese, ove una varietà speciale molto produttiva di rossiola gode grande considerazione tra quei viticoltori” (Cirelli, 1913). Andando al 1845, un volumetto sullo stato dell’agricoltura ferrarese del tempo dedica un capitolo alla coltivazione della vite, da cui emerge la presenza anche della Rossiola nel panorama ampelografco locale (Casazza, 1845). Dalle informazioni sin qui reperite, quindi, si desume che la Rossiola/Russiola ha caratterizzato il panorama ampelografco ferrarese almeno sin dall’Ottocento, ma il reperimento di accessioni sotto mentite spoglie in altri areali fa supporre uno spostamento del vitigno con gli Este, in epoca precedente. Infatti le accessioni collezionate presso il Polo di Tebano (RA) col nome Uva rosa o Pulera (da Santerno, RA) e Uva Tosca Tebano (da Pratissolo di Scandiano, RE), sono riconducibili a Russiola e provengono da areali di infuenza estense. Probabilmente la confusione tra Tosca e Russiola, riscontrata nell’areale modenese-reggiano ove le due varietà erano evidentemente compresenti, può essere messa in relazione con la somiglianza tra gli acini, rotondi e non particolarmente colorati in entrambe.
Caratteristiche del vitigno
Foglia. Cuneiforme, pentalobata, con venature verde chiaro. Lamina superiore poco bollosa e inferiore con peli coricati mediamente densi tra le nervature e rari peli eretti sulle nervature. Seno peziolare a V, da aperto a quasi chiuso, talora con un dente. Seni laterali superiori a mar-gini sovrapporti con base a parentesi graffa e talora con un dente. Denti a margini convessi. Grappolo. Medio-piccolo, tendenzialmente conico, con 1 o 2 ali, da medio a compatto, con acini rotondi, medio-grossi, con buccia sottile di colore rosso-violaceo, talora quasi blu.Caratteri agronomici ed enologici. Matura circa 15 giorni prima di Fortana. La buccia è piut-tosto sottile e fragile, tanto che a seguito di piogge abbondanti in prossimità della maturazione, rischia di essere seria-mente compromessa e occorre perciò raccogliere le uve in breve volgere di tempo. Non evidenzia particolari sensibilità alle principali avversità della vite.
Scheda ampelografica (repertorio RER)
Foglia. Cuneiforme, pentalobata, con venature verde chiaro. Lamina superiore poco bollosa e inferiore con peli coricati mediamente densi tra le nervature e rari peli eretti sulle nervature. Seno peziolare a V, da aperto a quasi chiuso, talora con un dente. Seni laterali superiori a margini sovrapporti con base a parentesi graffa e talora con un dente. Denti a margini convessi. Grappolo. Medio-piccolo, tendenzialmente conico, con 1 o 2 ali, da medio a compatto, con acini rotondi, medio-grossi, con buccia sottile di colore rosso-violaceo, talora quasi blu.
Fenologia. Matura circa 15 giorni prima di Fortana (O, L, A). OSSERVAZIONI E RISCONTRI
Comportamento agronomico. La buccia è piuttosto sottile e fragile, tanto che a seguito di una pioggia fredda e abbondante in prossimità della maturazione viene seriamente compromessa e occorre raccogliere le uve in breve volgere di tempo (O). OSSERVAZIONI E RISCONTRI SULLA TOLLERANZA/SENSIBILITÀ ALLE PRINCIPALI
Sensibilità alle patologie. Non evidenza particolari sensibilità alle principali avversità della vite. OSSERVAZIONI E RISCONTRI SULL’
Utilizzo. Uva da vino.
Fonte: Repertorio regionale delle risorse genetiche agrarie dell’Emilia-Romagna (L.R. 1/2008). Rischio di erosione: elevato.
Bibliografia
Fonti citate nella scheda del repertorio regionale RER:
- Acerbi G. (1999) – Delle viti italiane. Ristampa anastatica dell’edizione del 1825. Giampiero Zazzera, Libraio in Lodi.
- Bellini L. (1933) – Per valorizzare la viticoltura ferrarese. Tipografia Federazione Italiana dei Consorzi Agrari, Roma. C.A.M. (1975) – Sulla via del vino di bosco. La riscoperta della “Russiola”. Il ferrarese, mensile indipendente di cultura, turismo, politica ed informazione.
- Casazza A. (1845) – Stato agrario economico del Ferrarese. Taddei, Ferrara.
- Cirelli E. (1913) – La coltivazione della vite nei terreni appoderati del Ferrarese in rapporto coi nuovi sistemi di conduzione. Tipografia Bresciani, Ferrara.
- Della Barba L. (1950) – Viticoltura ferrarese. Edizione dell’“Agricoltore ferrarese”, Ferrara.
- Di Rovasenda G. (1877) – Saggio di una ampelografia universale. Tipografia subalpina di Stefano Marino, Torino. Ministero d’Agricoltura, Industria e Commercio (1879) – Bullettino Ampelografico, fascicolo XII. Tipografia eredi Botta, Roma.
- Toni G. (1927) – Agricoltura emiliana. Viticoltura ed enologia. L’Italia agricola n. 4.
A Ferrara la Rossiola era fra le uve «meno coltivate», accanto a Lambrusco, Cremonese, Marzemino e Groppello; se ne conosceva una sottovarietà «molto produttiva e perciò molto stimata, specialmente nel Comacchiese».1
Vitigno comacchiese per eccellenza, un tempo diffuso su tutta la costa ferrarese, oggi relittuale ma mantenuto da alcuni produttori che ne continuano la trasformazione tradizionale. Va distinta da altri vitigni che portano «Rossiola» fra i sinonimi, a partire da un’uva bianca romagnola.2
Identità genetica (2020)
L’analisi genetica (Pastore e altri, 2020) ha mostrato che la Rossiola a bacca rossa — nota anche come Uva rosa o Uva tosca — è un genotipo distinto dalle due varietà bianche quasi omonime, Rossola (Tebano) e Rossola di Bertinoro, escludendo un’origine comune per mutazione. Recuperata in un vecchio vigneto sui suoli sabbiosi del Ferrarese e in passato confusa con la Fortana (Casazza, 1845), mantiene buona acidità anche nelle zone più calde e dà rosati varietali di aroma distintivo.
Fonte: C. Pastore, M. Fontana, S. Raimondi, P. Ruffa, I. Filippetti, A. Schneider, «Genetic Characterization of Grapevine Varieties from Emilia-Romagna (Northern Italy)», American Journal of Enology and Viticulture, 2020 (doi: 10.5344/ajev.2020.19076).
