Uva Pelagos

Vitigno · Emilia-Romagna

Vitigno di cui si ha notizia solamente in relazione alla cittadina di Bagnacavallo (RA), dove sono state reperite due viti franche di piede relitte, da cui si è ripartiti per una piccolissima riproduzione a fni sperimentali.

Sinonimi accertati: Pelagòss Sinonimie errate: Denominazioni dialettali locali: Pela gòss (Bagnacavallo RA) Rischio di erosione: molto elevato

Allo stato attuale sono presenti in coltivazione solo poche centinaia di piante, che vengono impiegate per prove di spumantizzazione, vista la particolare acidità del mosto.
Sullo stato della viticoltura a Bagnacavallo, in provincia di Ravenna, a metà Ottocento, ci viene in aiuto lo scritto di Gian Matteo Annichini che riporta: “Molte sono le specie dell’Uve, che nel nostro Territorio si contano. Avvi, per nominarne qualcuna, l’Uva S. Colombano, l’Uva Angiola, l’Uva passerina, l’Uva galletta, lo Zibibbo, la Rinaldesca, l’Alamanna, la Lugliola, il Moscadello, il Marzamino ecc. saporitissime tutte, e squisitissime al gusto, delle quali per altro non si può dare dettagli di sorta alcuna, perché le viti che le producono si trovano sparse, o cappricciosamente, o alla ventura non solo pegli orti, ma pe’ cortili eziandio, e fn lungo i flari, che costeggiano i campi de’ nostri poderi. Abbenchè consumate quasi onninamente si come cibo pure qualcuna fra le medesime si presta alla fabbricazione di vini sufcientemente prelibati rispondendo alla velleità di quei pochissimi, che di tratto in tratto si occupano di tali esperimenti. Ma che sono mai coteste ricchezze a fronte di quelle, che ci pervengono dalle albane, dai trebbiani, dalle canjuole, dall’uva d’oro!” (Annichini, 1856). Stante la situazione, è molto probabile che le due viti franche di piede, allevate a pergolato a ridosso dei proservizi dell’azienda Bagnari di Bagnacavallo (RA), siano arrivate sino ad oggi proprio da quel tipo di contesto di fne Ottocento, che relegava la vite ai flari e alle aree prossime alle aie. La famiglia Bagnari ha memoria della presenza della due viti sin dagli anni ’30 del Novecento e sono sempre state chiamate “Pela gòss”. Le ampelografe dell’Ottocento non riportano notizie di un vitigno con tale denominazione o altro termine assimilabile. Da queste piante è stato prelevato il materiale di moltiplicazione con cui sono state realizzate alcune barbatelle ai fni della conservazione e coltivazione a scopo di approfondire la valenza enologica del vitigno.

La denominazione ufciale del vitigno, Pelagos N., con cui è stato iscritto al Registro Nazionale delle Varietà di Vite nel 2011, è stata mutuata dell’espressione dialettale con cui viene identifcato nella zona di Bagnacavallo: “pela gòss”, ovvero “spella gozzo”, in relazione all’elevato tenore acidico dell’uva che è tanto elevato da bruciare in gola come se si fosse ingerito un liquido ustionante, che asporta il primo strato dell’epitelio della gola. Le analisi isoenzimatiche avevano evidenziato, per Pelagos, gli stessi pattern (GPI 10 e PGM 2) di Ancellotta e Lambrusco di Sorbara, ma il confronto diretto con il DNA estratto da accessioni presenti nelle collezioni del Distal dell’Università di Bologna ha permesso di escludere qualunque sinonimia. Interessante, invece, la vicinanza (relazione di primo grado) tra Pelagos e Canina nera (tabella profli genetici), che condividono sempre un allele a ciascuno dei 12 loci analizzati (Fontana et al., 2007; D’Onofrio, 2021). La Canina nera è un vitigno coltivato nella Bassa Romagna da secoli, quindi è ragionevole pensare che anche Pelagos abbia le sue origini in quest’areale.

Scheda ampelografica (repertorio RER)

Foglia. Medio-piccola o al più media, cuneiforme, generalmente eptalobata, con seno peziolare a V, aperto. Seni laterali superiori aperti, mediamente profondi e con base a U o, talora, anche a parentesi graffa. Lembo che tende a ripiegarsi verso il basso, mediamente bolloso o più, con nervature verdi. Pagina inferiore con pochi peli coricati tra le nervature e peli eretti sulle nervature presenti con densità media. Grappolo. Piccolo, cilindrico, molto compatto, con acini piccoli, sferoidali, mediamente pruinosi, di colore blu-nero.

Fenologia. Presenta una certa tardività nell’espressione delle principali fasi fenologiche, in particolare per quanto riguarda la maturazione, mentre la fioritura è abbastanza precoce (O). OSSERVAZIONI E RISCONTRI

Comportamento agronomico. Vitigno abbastanza vigoroso, di buona fertilità e produttività, nonostante il grappolo piuttosto piccolo (circa 150-200 g). Produce tralci piuttosto sottili ed emette numerose femminelle, spesso fertili. OSSERVAZIONI E RISCONTRI SULLA TOLLERANZA/SENSIBILITÀ ALLE PRINCIPALI

Sensibilità alle patologie. Tollera abbastanza bene gli attacchi oidici ed anche i marciumi, nonostante la forte compattezza dei grappoli (spesso alcuni racimoli vengono estrusi dal grappolo). OSSERVAZIONI E RISCONTRI SULL’

Utilizzo. Vitigno ad uva da vino. Si caratterizza per una elevata acidità, che si preserva anche al raggiungimento di buone concentrazioni zuccherine. I valori medi dei principali parametri del mosto alla raccolta nel triennio 2005-2007 sono stati i seguenti: Zuccheri 22,35 Brix, pH 3,18 e Acidità totale 12,8 g/l. Il vino che si ottiene è piuttosto interessante per l’elevato contenuto in polifenoli e tannini. Si caratterizza per un colore rosso-violetto molto intenso, per spiccati aromi fiorali e fruttati, che si accompagnano ad una vinosità di fondo; al gusto si presenta secco, acido e piuttosto astringente.

Fonte: Repertorio regionale delle risorse genetiche agrarie dell’Emilia-Romagna (L.R. 1/2008), scheda RER (Reg. naz. 456). Rischio di erosione: molto elevato.

Bibliografia

Fonti citate nella scheda del repertorio regionale RER:

  • Annichini G.M. (1856) – Sullo stato agrario del Comune di Bagnacavallo. Taddei, Ferrara.
  • D’Agata I. (2014) – Native Wine Grapes of Italy. Univ. of California Press.
  • Fontana M., Filippetti I., Pastore C., Intrieri C. (2007) – Indagine ampelografica e molecolare su vitigni locali dell’Emilia-Romagna: primi risultati. Italus Hortus, 14 (3): 49-53.
  • Foschi F. (2011) – Aggiornamento dell’elenco delle varietà di vite per uva da vino autorizzate alla coltivazione in Emilia-Romagna approvato con deliberazione dell’Assemblea legislativa del 21 ottobre 2008, n. 192. Bollettino Ufficiale della Regione Emilia-Romagna n. 190 del 21.12.2011 periodico (Parte Seconda).
  • Pastore C., Allegro G. (2007) – Alla riscoperta dei vitigni autoctoni. Agricoltura n. 1: pp. 74-75.

Ridotta a poche centinaia di piante, oggi è impiegata per prove di spumantizzazione vista la spiccata acidità del mosto. A metà Ottocento Gian Matteo Annichini la ricordava fra le uve di Bagnacavallo (Ravenna).1

  1. M. Fontana, C. Pastore, F. Perri, I. Filippetti, «Le vecchie varietà locali di vite. Itinerari della biodiversità agraria in Emilia-Romagna», Regione Emilia-Romagna – Università di Bologna, 2022 (cita: G.M. Annichini). ↩︎