Uva Melara

Vitigno · Emilia-Romagna

Vitigno a bacca bianca piacentino dalle note aromatiche di miele. Uve adatte all'appassimento. Vino giallo carico con fiori bianchi, spezie, miele e debole gusto di moscato.

Descrizione e riconoscimento

Noto anche con il sinonimo Merlara, questo vitigno a bacca bianca deve il suo nome alle marcate note aromatiche di miele sviluppate dal vino ricavato dalle sue uve appassite, pratica resa possibile grazie allo spessore delle sue bucce.1

Caratteristiche

Normale è la sua tolleranza alle malattie, ma alta è la sensibilità alle gelate primaverili. Attualmente diffuso in pochissimi esemplari in alcuni Comuni della provincia di Piacenza, esso viene generalmente vinificato con altri vitigni bianchi locali.

Uso enologico

Se vinificato in purezza origina un vino di color giallo carico con profumi di fiori bianchi, spezie e miele, di sapore pieno, equilibrato e di buona persistenza, con debole gusto di moscato.

  1. A. Scienza, Dizionario dei vitigni antichi minori italiani, 2004, p. 79. ↩︎

Scheda ampelografica (repertorio RER)

Foglia. Media, pentagonale o cuneiforme, pentalobata, con seno peziolare aperto, a V o a parentesi graffa, talora con denti presenti. Seni laterali superiori chiusi o a lobi leggermente sovrapposti e con base a parentesi graffa, spesso con un dente. Denti piuttosto irregolari, tendenzialmente a margini convessi, ma talora anche rettilinei o con un lato concavo e uno convesso. Lembo piano, con pagina superiore mediamente bollosa. Pagina inferiore con densità media dei peli coricati tra le nervature e con nervature praticamente senza peli eretti. Grappolo. Medio-piccolo (150-180 g), generalmente conico, ma anche cilindrico, mediamente compatto o compatto, con acini leggermente allungati, con buccia di colore giallo-verde, poco pruinosa.

Fenologia. Germoglia e fiorisce in epoca media, mentre l’invaiatura è medio-precoce e la maturazione è media (L). OSSERVAZIONI E RISCONTRI

Comportamento agronomico. È un vitigno di media vigoria e bassa produttività, quindi predilige ambienti con una certa fertilità. Si caratterizza per una buona gradazione zuccherina e discreta acidità (L). OSSERVAZIONI E RISCONTRI SULLA TOLLERANZA/SENSIBILITÀ ALLE PRINCIPALI

Sensibilità alle patologie. La sensibilità nei confronti delle crittogame risulta nella media (L). OSSERVAZIONI E RISCONTRI SULL’

Utilizzo. Viene normalmente trasformata in uvaggio con altre varietà precoci come Melara e Santa Maria (A, L) per la produzione del Vin Santo di Vigoleno (A, L).

Fonte: Repertorio regionale delle risorse genetiche agrarie dell’Emilia-Romagna (L.R. 1/2008). Rischio di erosione: elevato.

Bibliografia

Fonti citate nella scheda del repertorio regionale RER:

  • Bertacchi D. (1859) – Monografia di Bobbio. Dalla tipografia di G. Chiantore, Pinerolo.
  • Boselli M., Fregoni M., Pradelli A. (1992) – Studio di alcuni vitigni autoctoni reperiti in aree montane dell’appennino Emiliano-Ligure. In: Atti del congresso su “Germoplasma frutticolo. Salvaguardia e valorizzazione delle risorse genetiche”. Alghero, 21-25 settembre 1992. Carlo Delfino editore.
  • Calò A., Scienza A., Costacurta A. (2006) – Vitigni d’Italia. Edagricole, Bologna.
  • De Bartolomeis L. (1847) – Notizie topografiche e statistiche sugli stati sardi. Editore Chirio et Mina, Torino.
  • Fregoni M., Roversi A. (1967) – Scheda ampelografica dei vitigni piacentini “Melara”, “Greco di Napoli”. Ann. della Fac. di Agr. dell’Univ. Catt. S.C., Anno VII, Fasc. III: 553 -567.
  • Fregoni M., Zamboni M., Colla R. (2002) – Caratterizzazione ampelografica dei vitigni autoctoni piacentini. Università Cattolica S.C. Cattedra di Viticoltura Piacenza.
  • Molon G. (1906) – Ampelografia. Hoepli, Milano.
  • Morsia D. (1997) – La vitivinicoltura piacentina. Problemi e prospettive. Nuova Linotipia, Piacenza.
  • Rovasenda G. (1877) – Saggio di una ampelografia universale. Tipografia Subalpina, Torino.
  • Sirotti M. (1934) – Indagine economica sulla viticultura ed enologia in Provincia di Piacenza. Stabilimento Tipografico Piacentino, Piacenza.
  • Venturi A., Fontana M. (1999) – I vitigni dell’Emilia Romagna. Le varietà raccomandate ed autorizzate alla coltivazione. A cura di CRPV.

Iscritta al Registro solo nel 1999, quando la coltivazione era ormai quasi abbandonata: dai 2 ettari del 2000 agli 0,67 del 2021. Coltivata nel Piacentino orientale, soprattutto per l’uvaggio con altre uve.1

  1. M. Fontana, C. Pastore, F. Perri, I. Filippetti, «Le vecchie varietà locali di vite. Itinerari della biodiversità agraria in Emilia-Romagna», Regione Emilia-Romagna – Università di Bologna, 2022 (cita: Venturi e Fontana, 1999). ↩︎