Uva Bianchetta di Diolo

Vitigno · Emilia-Romagna

Vitigno tipico della storica viticoltura da mensa piacentina,
ormai praticamente scomparso. Le sue vicissitudini si intrecciano
con quelle della Bianchetta di Bacedesco, da cui si distingue
nettamente. Le analisi genetiche (tabella profili genetici), ad ora,
non aiutano a capire la possibile origine di questa varietà.
Sinonimi accertati:
Sinonimie errate:
Denominazioni dialettali locali:
Rischio di erosione: molto elevato

Pare che la sua coltivazione fosse già piuttosto consolidata in Val d’Arda, limitatamente
all’areale di Diolo, in comune di Lugagnano, a fine Ottocento.

“Vitigno con caratteristiche ampelografiche differenti sia dalla Bianchetta di
Bacedasco sia dalla Bianchetta genovese. … La Bianchetta di Diolo ha caratteristiche
produttive simili a quella di Bacedasco ma con grappolo più piccolo
ed acino più serbevole. Anch’essa entra negli uvaggi dei vini bianchi”, sebbene,
come vedremo, nel passato fosse impiegata soprattutto come uva da tavola
(Fregoni et al., 2002).
Un lavoro degli anni ’70 del Novecento, trattando delle uve da tavola, riporta:
“Un’altra varietà di particolare pregio ed apprezzata sul mercato locale è la
Bianchetta di Diolo” (Maserati, 1974).
Sempre in quegli anni viene fatta una prima descrizione ampelografica del
vitigno e tra le altre informazioni si legge: “Vitigno tipico di alcune zone della
provincia di Piacenza che prende il nome dal paese omonimo nei dintorni del
quale viene coltivato. L’uva prodotta, non è pregiatissima, ma è buona, e questo
giustificherebbe anche una eventuale maggiore estensione della cultivar; di fatto
però non si è diffusa perché i risultati ottenuti altrove sono stati decisamente inferiori.
È conosciuta da data remotissima. Da non confondere con la Bianchetta
di Bacedasco” (Fregoni et al., 1963).
Zerbini riferisce della coltivazione di Bianchetta e Vernaccia come caratterizzanti
l’area di Bacedasco e Diolo. Intorno al 1940 erano coltivati a Bianchetta
55 ettari in coltura specializzata e 150 in coltura promiscua, che fornivano
una produzione media di 8.500 quintali di uva (Zerbini, 1943).
Un lavoro di Morsia riporta che alla fine degli anni ’20, in Val d’Arda, si

producevano Bianchetta e Vernaccia per esportazione e consumo interno. Anche in questo caso non viene specificato
quale tipo di Bianchetta, ma poi si legge: “Nella frazione di Diolo viene prodotta una certa quantità, notevole
per bellezza e bontà, di uve da tavola per l’esportazione”, facendo supporre che già allora si iniziasse ad avvertire la
superiorità del biotipo di Diolo rispetto alla Bianchetta di Bacedasco (Morsia, 1997).

Caratteristiche del vitigno
Foglia. Medio-grande, cuneiforme, trilobata, con seni laterali superiori aperti, a V, poco profondi
o appena accennati e seno peziolare a V (a volte a graffa), aperto o poco aperto. Denti con
margini con un lato concavo e uno convesso. Lembo con profilo revoluto e pagina superiore
con bollosità media. Pagina inferiore con rari peli coricati tra le nervature (densità “nulla o
molto debole”) e peli eretti sulle nervature con densità da media a bassa.
Grappolo. Piccolo (220 g), generalmente conico o meglio, tronco-conico, con due ali, tendenzialmente
di media compattezza, con acini sferoidali e buccia di colore giallo-verde, mediamente
pruinosa.
Caratteri agronomici ed enologici. Vitigno piuttosto vigoroso, mediamente produttivo, con grappolo più piccolo
della Bianchetta di Bacedasco. Il germogliamento è precoce, mentre le altre fasi fenologiche si manifestano in epoca media.
Presenta una certa sensibilità a botrite. Può essere considerato a duplice attitudine, da tavola e da vino.

Scheda ampelografica (repertorio RER)

Foglia. Medio-grande, cuneiforme, trilobata, con seni laterali superiori aperti, a V, poco profondi o appena accennati e seno peziolare a V (a volte a graffa), aperto o poco aperto. Denti con margini con un lato concavo e uno convesso. Lembo con profilo revoluto e pagina superiore con bollosità media. Pagina inferiore con rari peli coricati tra le nervature (densità “nulla o molto debole”) e peli eretti sulle nervature con densità da media a bassa. Grappolo. Piccolo (220 g), generalmente conico o, meglio tronco-conico, con due ali, tendenzialmente di media compattezza, con acini sferoidali e buccia di colore giallo-verde, mediamente pruinosa.

Fenologia. Il germogliamento è precoce, mentre le altre fasi fenologiche si manifestano in epoca media (L). OSSERVAZIONI E RISCONTRI

Comportamento agronomico. Vitigno piuttosto vigoroso, mediamente produttivo, con grappolo più piccolo della Bianchetta di Bacedasco (L). OSSERVAZIONI E RISCONTRI SULLA TOLLERANZA/SENSIBILITÀ ALLE PRINCIPALI

Sensibilità alle patologie. Presenta una certa sensibilità a botrite (O). OSSERVAZIONI E RISCONTRI SULL’

Utilizzo. Può essere considerata a duplice attitudine, da tavola e da vino (L, A).

Fonte: Repertorio regionale delle risorse genetiche agrarie dell’Emilia-Romagna (L.R. 1/2008). Rischio di erosione: elevato.

Bibliografia

Fonti citate nella scheda del repertorio regionale RER:

  • AA.VV. (1948) – Atti del Congresso Nazionale Viticolo. V Mostra Nazionale della Uve da Tavola. Piacenza 18-19-20 settembre 1948. Stabilimento Tipografico E. Rebecchi e figli, Piacenza.
  • Fregoni M. (1963) – La viticoltura nel Piacentino. Evoluzione, situazione attuale e prospettive future. Unione tipografica editrice piacentina, Piacenza.
  • Fregoni M., Zamboni M., Colla R. (2002) – Caratterizzazione ampelografica dei vitigni autoctoni piacentini. Grafiche Lama, Piacenza.
  • Maserati R. (1974) – La vite e i vitigni nel Piacentino. Piacenza Economica n. 7-8-9. Periodico della Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura di Piacenza. Ministero dell’Agricoltura e delle Foreste (1934) – Contributo ad una indagine sulle zone di produzione delle uve da tavola. In: “Nuovi annali dell’Agricoltura”. Istituto Poligrafico dello Stato, Roma.
  • Morsia D. (1997) – La vitivinicoltura piacentina. Problemi e prospettive. Nuova Linotipia, Piacenza.
  • Parenti E. (1933) – La produzione delle uve da tavola nel Piacentino. In: Atti dei convegni sulle uve da tavola tenuti in Piacenza durante la Mostra Interregionale del 1931 e la Mostra Nazionale del 1932. Stabilimento tipografico piacentino, Piacenza.
  • Zerbini L. (1943) – Le uve da tavola nell’Emilia. Tipografia Paolo Cuppini, Bologna.
  • Repertorio RER (L.R. 1/2008)