Uva Bianchetta di Bacedasco

Vitigno · Emilia-Romagna

La maggior parte dei documenti parla in generale di Bianchetta, ma poi viene
specificata l’area di coltivazione, quindi si può ragionevolmente supporre
che già nel passato venissero distinte due tipologie.
Con queste informazioni possiamo affermare che la coltivazione delle Bianchette
era sicuramente già consolidata nelle loro aree tradizionali a fine Ottocento.
La Bianchetta di Bacedasco era coltivata in passato principalmente
come uva da tavola, anche se deve essere considerata a duplice attitudine:
negli ultimi decenni, dopo il declino della viticoltura da tavola, le uve di
Bianchetta sono state impiegate anche per fare vino in uvaggio con altre varietà,
visto che il mosto è abbastanza neutro. Ad oggi è praticamente scomparsa
dalla coltivazione.

“Numerose sono le Bianchette conosciute in Italia. Nella confinante Liguria
è tuttora presente la Bianchetta genovese, vitigno differente, però, dal nostro”
(Fregoni et al., 2002).
Negli anni ’60 del Novecento, la Bianchetta (sia di Diolo che di Bacedasco)
costituiva circa il 2% della produzione di uve da mensa (circa 90 mila quintali)
del Piacentino: riporta Fregoni che in Val d’Arda “si coltiva principalmente
la «Bianchetta di Bacedasco» e la «Bianchetta di Diolo» (quest’ultima è
senza dubbio la migliore). Questi vitigni hanno comunque una distribuzione
limitata a territori ristretti nei quali danno risultati soddisfacenti. Afferma,
poi, che “in merito alla sua origine si sa solamente che è conosciuta nel piacentino
da data remotissima” (Fregoni et al., 1963).
Nell’ambito della V mostra nazionale delle uve da tavola, viene realizzato
un congresso per fare il punto sul settore e negli atti viene pubblicata una
tabella che riporta la percentuale di investimento delle varietà al settembre

1948, in cui “Bianchetta di Bacedasco e Diolo” assommano al 7%, dimostrando ancora una buona presenza, anche
se poi si legge che non ha “un grande valore mercantile per cui va riducendosi la sua coltivazione” (AA.VV., 1948).
Nel 1943, Zerbini riferisce della coltivazione di Bianchetta e Vernaccia come caratterizzanti l’area di Bacedasco e
Diolo, descrivendo la Bianchetta di Bacedasco come “un vitigno molto vigoroso e fertile, con grappoli spargoli, di media
grandezza, con acini di media grossezza, sferici a polpa croccante, di buon sapore” (Zerbini, 1943).
Negli anni ’30 del Novecento, Parenti delinea un bel quadro sull’origine della viticoltura da tavola nel Piacentino,
dove nel 1877 inizia, prima che in ogni altra parte d’Italia, una fiorente esportazione. Le uve da tavola erano già
coltivate da tempo nella zona e l’Autore specifica che “a Bacedasco di Castellarquato, a Castellarquato e a Diolo di
Lugagnano… si coltiva la Bianchetta più specialmente” poiché, per quest’uva precoce, pare che quelle aree collinari
presentino “condizioni di terreno e di clima particolarmente favorevoli” (Parenti, 1933), come ribadiranno anche i
risultati di un’indagine ministeriale del periodo: “In genere, l’esperienza ha dimostrato che le uve precoci trovano più
favorevole adattamento nel settore di Bacedasco e Diolo…. Sino al 1913 le uve generalmente diffuse erano la Verdea,
seguita a notevole distanza dal Besgano bianco, Besgano rosso e dalla Bianchetta. La ricostruzione viticola iniziata nel
1907, in seguito all’invasione della fillossera, ed intensificata nell’immediato dopo-guerra, trova sempre in primo piano la
Verdea, il Besgano bianco e la Bianchetta” (Ministero dell’Agricoltura e delle Foreste, 1934).

Caratteristiche del vitigno
Foglia. Media, generalmente cuneiforme, ma a volte anche reniforme, con più di 7 lobi e seno
peziolare molto aperto, a parentesi graffa. Seni laterali superiori a lobi da leggermente a molto
sovrapposti e con base a U. Denti con margini rettilinei o con un lato concavo e uno convesso.
Lembo con profilo a V e pagina superiore con bollosità da bassa a molto bassa. Pagina inferiore
con rari peli coricati tra le nervature (densità “nulla o molto debole”) e peli eretti sulle nervature
con densità bassa o, talora, media.
Grappolo. Medio-piccolo (300 g), generalmente conico, con diverse ali, quasi racemolato,
tendenzialmente spargolo, con acini sferoidali e buccia di colore giallo-verde, mediamente pruinosa.
Caratteri agronomici ed enologici. Vitigno vigoroso, mediamente produttivo, che dà uve dalle buone caratteristiche
gustative, ma poco serbevole. Le principali fasi fenologiche si manifestano in epoca media. Può essere considerata a duplice
attitudine, da tavola e da vino.

Scheda ampelografica (repertorio RER)

Foglia. Media, generalmente cuneiforme, ma a volte anche reniforme, con più di 7 lobi e seno peziolare molto aperto, a parentesi graffa. Seni laterali superiori a lobi da leggermente a molto sovrapposti e con base a U. Denti con margini rettilinei o con un lato concavo e uno convesso. Lembo con profilo a V e pagina superiore con bollosità da bassa a molto bassa. Pagina inferiore con rari peli coricati tra le nervature (densità “nulla o molto debole”) e peli eretti sulle nervature con densità bassa o, talora, media. Grappolo. Medio-piccolo (300 g), generalmente conico, con diverse ali, quasi racemolato, tendenzialmente spargolo, con acini sferoidali e buccia di colore giallo-verde, mediamente pruinosa.

Fenologia. Le principali fasi fenologiche si manifestano in epoche medie (L). OSSERVAZIONI E RISCONTRI

Comportamento agronomico. Vitigno vigoroso, mediamente produttivo, con prodotto dalle buone caratteristiche gustative, ma poco serbevole (L, A). OSSERVAZIONI E RISCONTRI SULLA TOLLERANZA/SENSIBILITÀ ALLE PRINCIPALI

Sensibilità alle patologie. OSSERVAZIONI E RISCONTRI SULL’

Utilizzo. Può essere considerata a duplice attitudine, da tavola e da vino (L, A).

Fonte: Repertorio regionale delle risorse genetiche agrarie dell’Emilia-Romagna (L.R. 1/2008). Rischio di erosione: elevato.

Bibliografia

Fonti citate nella scheda del repertorio regionale RER:

  • AA.VV. (1948) – Atti del Congresso Nazionale Viticolo. V Mostra Nazionale della Uve da Tavola. Piacenza 18-19-20 settembre 1948. Stabilimento Tipografico E. Rebecchi e figli, Piacenza.
  • Fregoni M. (1963) – La viticoltura nel Piacentino. Evoluzione, situazione attuale e prospettive future. Unione tipografica editrice piacentina, Piacenza.
  • Fregoni M., Zamboni M., Colla R. (2002) – Caratterizzazione ampelografica dei vitigni autoctoni piacentini. Grafiche Lama, Piacenza. Ministero dell’Agricoltura e delle Foreste (1934) – Contributo ad una indagine sulle zone di produzione delle uve da tavola. In: “Nuovi annali dell’Agricoltura”. Istituto Poligrafico dello Stato, Roma.
  • Parenti E. (1933) – La produzione delle uve da tavola nel Piacentino. In: Atti dei convegni sulle uve da tavola tenuti in Piacenza durante la Mostra Interregionale del 1931 e la Mostra Nazionale del 1932. Stabilimento tipografico piacentino, Piacenza.
  • Zerbini L. (1943) – Le uve da tavola nell’Emilia. Tipografia Paolo Cuppini, Bologna.

I documenti parlano genericamente di «Bianchetta», ma specificandone l’area distinguono già in passato due tipologie, la Bianchetta di Bacedasco e la Bianchetta di Diolo. La Bianchetta di Bacedasco, di antica coltivazione nel Piacentino, era usata soprattutto come uva da tavola, pur essendo a duplice attitudine.1

Identità genetica (2020)

Nello studio genetico a marcatori SSR (Pastore e altri, 2020) questa varietà è risultata un genotipo unico non registrato, non corrispondente ad alcuna cultivar nota né descritto in letteratura: è tra le 42 varietà mai censite e verosimilmente autoctone dell’Emilia-Romagna, considerate a rischio di estinzione e da conservare.

Fonte: C. Pastore e altri, «Genetic Characterization of Grapevine Varieties from Emilia-Romagna», American Journal of Enology and Viticulture, 2020.

  1. M. Fontana, C. Pastore, F. Perri, I. Filippetti, «Le vecchie varietà locali di vite. Itinerari della biodiversità agraria in Emilia-Romagna», Regione Emilia-Romagna – Università di Bologna, 2022. ↩︎