Tag: Fulva di Modena

  • Chickens of Modena (and Nonantola and Reggio Emilia)

    Chickens of Modena (and Nonantola and Reggio Emilia)

    Marcus Aemilius Lepidus, my Modenese rooster

    When in 1900 Gaetano Chierici, the recently elected mayor in the lists of the new socialist party, returned exhausted to his home in Reggio Emilia, he probably allowed himself to sink into the cushion of his soft armchair, observing the paintings hanging on the walls of the house, retracing his long past as a painter in his mind. Drinking a glass of acqua d’orcio (“barley water”), he was perhaps contemplating the evolution of his style, dwelling on the realist and hyperkinetic subjects of his last genre period. Here, amidst leggy kids and amusing moments of rural life immortalized on canvas, the wild golden wheat livery of the Modenese hen stood out.

    These paintings allowed the keeper breeders of Modena and neighboring provinces decades later to have a common point of reference to identify the breed par excellence of the chicken of Emilia. These are the same paintings that a few decades later would debunk the thesis that the Modenese hen is actually a new cross between the Padovana and Livorno Bianca e Dorata breeds.

    Like all native Mediterranean breeds of that period, the Modenese hen is a hen of Indian origin, with its white earlobes and even whiter eggs. That evolutive trunk of Roman and Phoenician origins from which all native Mediterranean breeds derive.

    Gallina Modenese o Fulva di Modena
    Modenese Hen or Fulva di Modena

    With the arrival of the great post-war Atlanticist revolution, native breeds (and not just poultry) began to disappear. The Modenese hen became almost extinct. Almost. In a courtyard in Nonantola, in the province of Modena, the Modenese was alive and well. And she enjoyed excellent company.

    Perhaps Giuliano Serafini’s grandmother had never seen Chierici’s paintings. She was in charge of the household, making ends meet, and looking after the family henhouse. Perhaps unwittingly, however, she saved the whole race from oblivion.

    What this woman knew was that these were the hens of her land and that it was important to look after them. From this small initial nucleus, year after year, interest in this breed with its old-fashioned characteristics grew. An interest that remains alive due to the tenacity of a few breeders, despite several timid attempts at recovery by associations and institutions that have evidently never really believed in it, or that perhaps have more interest in doing photo shoots when the moment is propitious than in guaranteeing these breeds a sustainable life.

    Modeneses, as mentioned, are very rustic, very energic. If you don’t have a strong hand and don’t know how to handle them, you find them on the roof and in the trees, mind the words of the writer who has got to know them first hand. They rage like mad. Independent in character, and frugal, they do not need special feeds or supplements. If you treat them well they live at least ten years. Giuliano brings the testimony of a hen that reached twenty-two years of age.

    Modenese eggs are small, white-shelled, all yolk. Their meat is tough and yellow fat, with a very thin skin that makes the cockerels a sight for the palate. And I won’t comment on the capons *drool*.

    The Cornucopia recipe for Modenese hen is a homage to the countryside of Reggio Emilia in the 19th century, which inspired the great artist Chierici. I think it is appropriate to talk about a little-known dish from the agricultural table of Reggio Emilia, a little-known dish but still alive and true, like the Modenese hen: al ris cun la tevdura.

    Al Ris Cun La Tevdura e i Ov Ed Mudnesa

    • rice, 250 g
    • stock, 1 lt
    • 🥚 Gallina Modenese eggs, 3
    • 🧀 Grana Reggiano… (Calm down, that’s what it was called in those days!), 3 spoonfuls
    • Pepper, a pinch
    • Salt

    Cook the rice in the broth. Beat the egg with the grated Grana Reggiano cheese (possibly from milk of Rossa Reggiana or Bianca Val Padana breeds) and pepper, then quickly add it to the cooked rice so that it becomes a thick, fragrant broth. You have no idea how delicious this dish is…

    Traditional Reggiano dish
  • La Galèina ed Mòdna (a Nunentla e Ràz)

    La Galèina ed Mòdna (a Nunentla e Ràz)

    Marco Emilio Lepido, il mio gallo Modenese

    Quando nel 1900 Gaetano Chierici, da poco eletto sindaco nelle liste del recentissimo partito socialista, tornava esausto nella sua casa a Reggio Emilia, probabilmente si lasciava sprofondare nel cuscino della sua morbida poltrona, osservando le tele appese alle mura di casa, ripercorrendo con il pensiero il suo lungo passato di pittore. Bevendo un bicchiere d’acqua d’orcio, forse contemplava l’evoluzione del suo stile soffermandosi sui soggetti realisti e ipercinetici del suo ultimo periodo di genere. Qui, tra ragazzini gambe all’aria e divertenti istanti di vita rurale immortalati su tela, spiccava la livrea di colore selvatico dorato frumento della Gallina Modenese.

    Questi quadri permisero decenni dopo agli allevatori custodi di Modena e delle provincie limitrofe di avere un punto comune di riferimento per identificare la razza per eccellenza del pollo dell’Emilia. Sono le stesse tele che sfataneranno alcuni decenni dopo la tesi secondo la quale la Gallina Modenese è in realtà un nuovo incrocio di razze Padovana e Livorno Bianca e Dorata.

    Come tutte le razze autoctone del Mediterraneo di quel periodo, anche la Modenese è una gallina dalle origini indiane, con i suoi orecchioni bianchi e le uova ancor più bianche. Quel tronco evoutivo di origini Romane e Fenicie da cui derivano tutte le razze autoctone del mediterraneo.

    Gallina Modenese o Fulva di Modena
    Gallina Modenese o Fulva di Modena

    Con l’arrivo della grande rivoluzione di stampo atlantista del dopoguerra, le razze autoctone (non solo avicole) cominciarono a scomparire.La Gallina Modenese si estinse quasi completamente. Quasi. In un cortile di Nonantola, in provincia di Modena, la Modenese era viva e vegeta. E godeva di ottima compagnia.

    Forse la nonna di Giuliano Serafini, non aveva mai visto i quadri di Chierici. Si occupava di economia domestica, di far quadrare i conti, e di custodire il pollaio di famiglia. Forse involontariamente, però, salvò l’intera razza dall’oblio.

    Quel che sapeva questa donna è che quelle erano le galline della sua terra e che era importante custodirle. Da questo piccolo nucleo iniziale, anno dopo anno, si è venuto ad espandere l’interesse per questa razza dalla caratteristiche d’altri tempi. Un interesse che rimane vivo per la tenacia di pochi allevatori, nonostante diverse timide prove di recupero da parte di associazioni e istituzioni che evidentemente non ci hanno mai creduto davvero, o che forse hanno più interesse nel fare servizi fotografici quando il momento è propizio che non nel garantire a queste razze una vita sostenibile.

    Animali, come detto, molto rustici, molto energici. Se non hai polso e non sai gestirle te le ritrovi sul tetto e sugli alberi, parola di chi scrive e che le ha conosciute in prima persona. Razzolano come indiavolate. Di carattere indipendente, frugali, non hanno bisogno di particolari mangimi o integrazioni. Se le tratti bene vivono almeno dieci anni. Giuliano porta la testimonianza di una gallina che ne arrivò a compiere ventidue.

    Le uova di Modenese sono piccole, dal guscio bianco, tutte tuorlo. La loro carne è tenace e dal grasso giallo, con una pelle sottilissima che rende i galletti uno spettacolo per il palato. E non mi pronuncerò sul cappone.

    La ricetta Cornucopia per la Gallina Modenese è un omaggio alla campagna reggiana del XIX secolo, che ha ispirato il grande artista Chierici. Penso sia appropriato parlare di un piatto poco conosciuto della tavola agricola di Reggio Emilia, un piatto poco conosciuto ma ancora vivo e vero, come la Gallina Modenese: al ris cun la tevdura.

    Al Ris Cun La Tevdura e i Ov Ed Mudnesa

    • riso, 250 g
    • brodo, 1 lt
    • 🥚 uova di Gallina Modenese, 3
    • 🧀 Grana Reggiano… (Calma calma, in quei tempi si chiamava proprio così! ), 3 cucchiai
    • Pepe, un pizzico
    • Sale

    Cuocere il riso nel brodo. Sbattere l’uovo con il formaggio Grana Reggiano grattuggiato e il pepe, e poi aggiungerlo rapidamente al riso cotto, in modo che diventi un brodo denso e profumatissimo. Non avete idea della delizia di questo piatto…

  • Conferenza sulla Gallina Modenese

    Conferenza sulla Gallina Modenese

    Venerdì 9 luglio si è tenuta una conferenza sulla Gallina Modenese, o Fulva di Modena, presso l’ASD Ragliando si Impara di Castelfranco Emilia, organizzata dall’Associazione Culturale Opalia, impegnata nel sostenimento del progetto Cornucopia per la riscoperta della storia dell’agroalimentare in territorio emiliano-romagnolo.

    La famiglia di Giuliano Serafini si occupa ormai da generazioni, come spiega nel video, della custodia della razza Modenese.

    Iscrivetevi al canale e seguite i nostri social per rimanere aggiornati sulle prossime conferenze in tema di biodiversità.