Antiche razze animali dell’Emilia-Romagna

Asini

1 scheda

Avicoli

15 schede

Bovini

6 schede

Caprini

1 voce in lavorazione

Cavalli

3 schede

Conigli

1 scheda

Ovini

6 schede

Suini

2 schede · 1 in lavorazione

La storia dell’allevamento in Emilia-Romagna è strettamente intrecciata a quella della cerealicoltura, della viticoltura e dei sistemi agro-silvo-pastorali che hanno modellato il paesaggio padano e appenninico. Tra pianura, colline e montagne si è formato nel tempo un mosaico di razze bovine, suine, ovine, cavalline, asinine e avicole adattate a contesti molto diversi: dalla stalla di pianura legata alla caseificazione, ai pascoli magri di crinale, fino alle aie promiscue di mezzadria.

Nel corso del Novecento, l’introduzione di razze cosmopolite più produttive, la meccanizzazione e la progressiva scomparsa della trazione animale hanno compromesso la sopravvivenza di molte popolazioni locali. Solo a partire dagli anni Ottanta e Novanta, con la nascita di repertori regionali della biodiversità e di programmi specifici di tutela, una parte di questo patrimonio ha iniziato a essere riconosciuta e sostenuta.

La storia delle razze emiliano-romagnole non si separa dalla forma del podere e dall’economia di trasformazione: in pianura e collina, bovini, suini e pollame erano integrati al grano, al mais, ai prati, al siero dei caseifici, alle stoppie e ai pascoli; in montagna, ovini e bovini si legavano ai movimenti stagionali. Raccontarle significa seguire il passaggio da razze plurifunzionali a razze specializzate, e poi la riscoperta di un piccolo nucleo di popolazioni locali.

Per i bovini tre nomi sono centrali: Rossa Reggiana, Bianca Modenese e Romagnola. La Rossa Reggiana, razza a triplice attitudine (lavoro, latte, carne), è strettamente legata alla caseificazione e alla tradizione del Parmigiano Reggiano; la Bianca Modenese, documentata con continuità dall’Ottocento e legata al comprensorio del Parmigiano, fu impiegata anche nel lavoro dei campi e poi soppiantata nel dopoguerra da razze cosmopolite; la Romagnola, grande ceppo bianco dell’area orientale, passò da animale da lavoro a bovino da carne.

I suini raccontano un’altra logica. La Mora Romagnola — originaria di tutta la Romagna, con diffusione storica fra Forlì e Ravenna e denominazione «Mora» dal 1942 — e il Nero di Parma, presenza parmense almeno dal Quattro-Cinquecento, mostrano il legame strutturale fra caseifici e suinicoltura: fino al primo dopoguerra il maiale entrava nei contratti di mezzadria e il suo ingrasso era indissolubilmente legato ai caseifici, con siero e mais come base alimentare.1

Per gli ovini, la Pecora Cornigliese — razza dell’alto Appennino parmense ottenuta a metà Settecento dai Borbone di Parma con incroci fra pecore locali e razze iberiche — riassume lana, carne e latte in economie transumanti mobili fra crinale, valle e pianura. Il pollame locale (Pollo Romagnolo, Pollo Modenese, Tacchino di Parma e Piacenza, Oca Romagnola) rende visibile una perdita spesso sottovalutata, perché l’avicoltura è stata uno dei settori più rapidamente standardizzati.

Il punto di svolta è il secondo dopoguerra: trattori e selezione cosmopolita svuotano la funzione delle razze da lavoro, la stalla si separa dal campo, il caseificio industriale concentra e standardizza. La fase contemporanea è di recupero selettivo: il Repertorio regionale e il bando SRA14 per gli allevatori custodi tutelano le razze locali; nel 2026 il progetto regionale InnoVaDiv lavora alla salvaguardia genetica di Nero di Parma, Cornigliese e Tacchino di Parma e Piacenza.2

Cronologia

Antichità
Allevamento integrato a boschi, stoppie, pascoli e trasformazione lattiero-casearia.
Medioevo
Filiere di latte, carne e lavoro animale nei poderi e nelle abbazie.
Età moderna
Razze locali, transumanze e legame fra stalla, campo e caseificio.
Sette-Ottocento
Selezione della Cornigliese; definizione più nitida dei ceppi bovini e suini regionali.
Novecento
Caseifici, siero e suinicoltura; poi trattore e specializzazione di latte e carne.
Rivoluzione verde e oltre
Crollo delle razze da lavoro, quindi tutela con Repertorio, custodi e progetti genetici.

Aree interne

Reggiano
Rossa Reggiana, caseificazione, pollame e suini integrati al podere.
Modenese
Bianca Modenese, suinicoltura, pollame locale e bovini da lavoro/latte.
Parmense
Latte da caseificio, Nero di Parma, Pecora Cornigliese, tacchino locale.
Romagna
Bovino Romagnolo, Mora Romagnola, Pollo Romagnolo, Oca Romagnola.
Piacentino e Bolognese
Allevamento misto di bovini, suini e avicoli fra pianura e collina.
Ferrarese e Appennino
Zootecnia di bonifica e oca in pianura; ovini, transumanza e bovini rustici sui versanti.

Fonti principali

Istituzionali: Regione Emilia-Romagna, Le razze locali dell’Emilia-Romagna; Repertorio regionale delle razze animali.

Repertoriali: schede RER su Mora Romagnola, Cornigliese, avicoli e suini; bando PSR SRA14 per gli allevatori custodi; progetto regionale InnoVaDiv (2026).

Di filiera: fonti parmensi per il Nero di Parma e l’integrazione fra caseifici e suini; consorzi di razza per Rossa Reggiana e Bianca Modenese.

  1. Sul legame fra caseifici e suinicoltura e sul Nero di Parma: quaderni e documentazione parmense; per la Mora Romagnola, scheda regionale (denominazione «Mora» attribuita nel 1942).
  2. Regione Emilia-Romagna, Le razze locali dell’Emilia-Romagna e Repertorio regionale; bando PSR SRA14 per gli allevatori custodi; progetto regionale InnoVaDiv (2026) per la salvaguardia genetica di Nero di Parma, Cornigliese e Tacchino di Parma e Piacenza.