Il secolo d’oro degli agrumi del Gargano: commercio, ditte e migrazioni (1870-1956)
Fra la seconda metà dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento l’agrumicoltura del Gargano visse la sua stagione più intensa: dal 1870 al 1890 i proprietari, secondo la testimonianza dell’agronomo Maselli (1898), «non furono lenti alla coltura dell’albero tanto rimuneratore», tanto da estirpare uliveti secolari e vigneti pur di triplicare in pochi anni la superficie agrumata.
Le case agrumarie e i mercati internazionali
Le ditte di Rodi Garganico — Ciampa & Sons (premiata alla Fiera Mondiale di Chicago del 1893), De Felice (medaglie a Parigi 1889, Edimburgo 1890, New York 1892), Ricucci (bronzo a Torino 1890, oro a Palermo 1905) insieme a Ruggero, Del Giudice, Pacifico, Russo, Ognissanti, Gramigna e Carnevale — si riunirono nella «Società Agrumaria di Rodi» e parteciparono con successo alle fiere internazionali di Parigi, Londra e New York. La ditta Saverio Mastrovalerio, a San Menaio, dava lavoro a 31 operai su turni di nove ore, organizzati in ruoli specializzati — coglitori, cernitrici, «involgitrici», incassatori — già descritti nel dettaglio da Del Viscio nel 1900. Nel 1922 Alfredo Ricucci aprì un canale commerciale con la Francia, ma gli alti costi di spedizione ne resero difficile la tenuta; la Rivoluzione Russa chiuse contestualmente il mercato russo, fino ad allora raggiunto attraverso Trieste.
La crisi americana del 1897
Il mercato statunitense, fra i più importanti per gli agrumi garganici, fu colpito nel 1897 da dazi protettivi che ne più che raddoppiarono il costo d’importazione (da 1,75 a 3,80 lire a cassa); due progetti di legge italiani presentati il 15 luglio dello stesso anno si rivelarono poco efficaci nel sostenere il settore. Nonostante la crisi, il commercio riprese quota nei decenni successivi: fra il 1912 e il 1924 il solo porto di Rodi Garganico esportò una media di 4.000 tonnellate l’anno verso l’Austria-Ungheria e il mercato interno di Barletta.
La ferrovia e il tramonto
Il progetto di una ferrovia del Gargano, discusso fin dal 1890, vide la posa della prima pietra a San Severo nel 1925 e l’inaugurazione il 27 ottobre 1931. Ma il Novecento portò anche il lento declino della coltura: le gelate del 1957 e del 1963 compromisero fino al 95% dei raccolti, e la crisi agricola meridionale spinse molte famiglie di agrumicoltori all’emigrazione. Fra queste, diverse famiglie di Vico del Gargano finirono nelle miniere di carbone del Belgio: il disastro di Marcinelle del 5 agosto 1956, che costò la vita a 262 minatori di cui 136 italiani, colpì anche la comunità vichese emigrata a Marchin, oggi gemellata con Vico del Gargano.
Fonte: N. Biscotti, Storie di agrumi e paesaggi; R. Marrese, Coltivazione degli agrumi nel Gargano (tesi di laurea, Università di Bari, 1967).
