Il bergamotto e la nascita dell’industria dei profumi

Nessun agrume ha un legame così diretto con la storia della profumeria occidentale quanto il bergamotto calabrese. Fino al 1688 compariva soltanto in alcuni inventari di farmacia; la sua coltivazione a scopo industriale comincia nel 1750, quando si riconobbero le proprietà della sua essenza proprio nel momento in cui, in Germania, nasceva l’Acqua di Colonia.

Un’origine incerta, un’area unica

L’origine della pianta (Citrus bergamia) resta indefinita: mai trovata allo stato spontaneo, si ritiene sorta per ibridazione in coltura. Una tradizione la fa arrivare dalle Antille attraverso la città spagnola di Berga, da cui il nome; un’altra ipotesi la colloca originaria della regione greca di Póros. Qualunque sia l’origine, la pianta ha trovato in una sola striscia costiera del mondo — quella che dal Reggino corre da Villa San Giovanni a Marina di Gioiosa Ionica, circa 60 km — le condizioni climatiche e pedologiche per una coltivazione industrialmente redditizia: un tentativo di introdurla in Sicilia, in condizioni ambientali non troppo diverse, ebbe esito sfavorevole.

Paolo Feminis e l’Acqua di Colonia

Secondo la ricostruzione riportata dagli studi sul bergamotto, fu Paolo Feminis, definito “il primo grande profumiere italiano”, a riconoscere le proprietà dell’essenza per l’industria della profumeria subito dopo aver messo a punto l’Acqua di Colonia. Da quel momento, il 1750, la coltivazione del bergamotto smette di essere marginale e diventa la base di un’industria che dura tuttora.

Uno Stato nell’essenza: Stazione sperimentale e Consorzio

Nel 1918 un decreto istituisce a Reggio Calabria la Stazione sperimentale per l’industria delle essenze e dei derivati agrumari, alle dipendenze del Ministero dell’Industria e Commercio: è il solo laboratorio autorizzato a rilasciare il certificato di purezza per l’essenza destinata all’esportazione. Nel 1946, con decreto del Ministero dell’Agricoltura e Foreste, nasce il Consorzio del Bergamotto, che ammassa per legge l’intera produzione nazionale nei Magazzini generali del Bergamotto di Reggio Calabria, garantendone la qualità attraverso analisi accurate e gestendone la vendita — un modello di regolazione di mercato raro per un singolo prodotto agricolo italiano.

Un mercato mondiale, una crisi di guerra

Negli anni Cinquanta l’essenza di bergamotto veniva esportata soprattutto verso Francia, Stati Uniti e Gran Bretagna, con un valore complessivo che si aggirava sui due miliardi di lire annui. Il minimo storico di produzione, nel 1944-45, è la cicatrice più evidente lasciata dalla guerra: la mancanza di concimi chimici, di energia elettrica per le pompe di irrigazione e di manodopera fece crollare la produzione, mentre le scorte invendute per la chiusura del 60-70% dei mercati di consumo determinarono per anni un prezzo che a stento copriva gli oneri fiscali del coltivatore.

Oltre la profumeria

Se profumeria e saponeria assorbono la quota maggiore dell’essenza, il bergamotto ha sempre avuto altri impieghi: in liquoreria, in enologia per aromatizzare vini tipici, e in medicina popolare come antisettico e cicatrizzante, oltre che — secondo pratiche tradizionali — contro le febbri malariche e la scabbia. Una piccola quota della produzione veniva lavorata direttamente a Reggio Calabria in essenze locali come “Fiori del Sud” e “Calabresella”, segno di un’industria che, accanto all’esportazione, ha sempre conservato una propria dimensione artigianale.

Fonte: D. Novembre, La coltura del bergamotto nella provincia di Reggio Calabria, in “Bollettino della Società Geografica Italiana” (dati aggiornati al 1958-59).