Gli agrumi in Sardegna, dal mondo romano ai Camaldolesi
In Sardegna la storia degli agrumi attraversa oltre duemila anni: dai fondi di un proprietario terriero romano ai monasteri camaldolesi, dalle valli irrigate di Milis fino alle due forme che questa lunga vicenda ha lasciato in eredità, la Pompia e l’Arancio Tardivo di San Vito.
Il cedro dei romani
Il più antico riferimento è quello di Rutilio Tauro Emiliano, meglio noto come Palladio, ultimo grande agronomo romano e ricco proprietario terriero: alla fine del IV secolo scrive di aver verificato personalmente, nei propri fondi nel territorio di Neapolis (presso l’odierna Oristano), quanto riferito da Gargilio Materno sulla coltivazione del cedro presso gli Assiri — un cedro che, contrariamente a quanto si credeva, poteva dunque fruttificare anche fuori dalla sua area d’origine.
Il tempo dei monasteri
In epoca bizantina cedro, limone e arancio amaro si diffusero nei pressi dei monasteri, dove i monaci ne favorirono la coltivazione anche a fini farmaceutici. Dal XII secolo i Camaldolesi, ramo dei Benedettini insediatosi nell’isola, diffusero gli agrumi nelle veghe (valli irrigate) del giudicato di Arborea, in particolare a Milis: gli orti dei frati — s’ortu de is paras — divennero presto giardini pregiati, meta di viaggiatori nei secoli successivi e ancora oggi luoghi di riferimento dell’agrumicoltura sarda.
Aragonesi, spagnoli e il Settecento
Documenti più tardi attestano la diffusione della coltura durante la presenza aragonese e spagnola in diverse regioni costiere dell’isola (Ogliastra, Sarrabus, Cagliaritano, Sassarese). Nel Settecento fu tentata, senza successo, una distillazione industriale dei fiori d’arancio, con piccole quote di prodotto esportate come scorze essiccate.
Due eredità fino a oggi
Di questa storia lunga restano oggi soprattutto due forme locali: la Pompia della Baronia di Siniscola, un agrume dall’identità botanica a lungo incerta — classificata come cedro, poi come mutazione del limone, oggi chiarita come ibrido fra arancio amaro e cedro — e l’Arancio Tardivo di San Vito del Sarrabus, individuato solo alla fine del Novecento in un lavoro di recupero del germoplasma frutticolo sardo.
Nelle schede di Cornucopia
Il quadro qui ricostruito è lo sfondo storico delle schede Pompia e Arancio Tardivo di San Vito.
Fonti: Interreg Marittimo IT-FR «Mare di Agrumi», Catalogo degli agrumi e dei prodotti derivati, Allegato B5, 2019, pp. 6-7. — F. Curk, F. Luro, G. Minuto, G. Nieddu (a cura di), Gli agrumi del Nord del Mediterraneo, Éditions Alain Piazzola, 2022.
