Calabria

Mappa illustrata Calabria in stile incisione antica, cartografia originale Cornucopia.
Calabria. Cartografia originale Cornucopia.

La Calabria non è un blocco agricolo uniforme, ma una penisola montuosa stretta tra due mari, costruita su contrasti forti: la Piana di Sibari e il Crotonese ionico, il Pollino e la Sila, l’istmo di Catanzaro, le Serre, l’Aspromonte, la Piana di Gioia Tauro, la Locride e la costa tirrenica cosentina. Agrumi, olivo, vite, castagno, fico, cereali, ortive, pascolo e allevamento caprino non appartengono a un unico paesaggio, ma a sistemi locali separati da rilievi, valli brevi e condizioni pedoclimatiche molto diverse.

La profondità storica è legata in modo decisivo alla Magna Grecia: Reggio, Crotone, Sibari e Locri indicano una lunga relazione tra colonizzazione, pianure fertili, cerealicoltura, vite, olivo e controllo delle campagne. A questo asse greco-italico si sovrappone una durata bizantina e medievale fatta di borghi interni, monasteri, castagneti, vigne, uliveti e sistemi di sopravvivenza montana; l’area grecanica dell’Aspromonte, la Sila silvo-pastorale e le pianure costiere non si leggono con la stessa chiave.

Nell’età moderna e contemporanea l’olivicoltura e l’agrumicoltura diventano assi forti in alcune aree, mentre le zone interne conservano più a lungo economie di adattamento: castagneti, piccoli frutteti, cerealicoltura asciutta, legumi, maiale domestico, capre, ovini e trasformazioni casearie. La frutticoltura ha anche una storia tecnica recente: nel 1922 furono promosse azioni ministeriali per favorire in Calabria una frutticoltura specializzata, realizzatasi soprattutto nel settore agrumicolo.1

La documentazione disponibile dà alla regione un appoggio consistente. L’Atlante dei fruttiferi autoctoni italiani dedica alla Calabria una sezione regionale (R. Mafrica, P. Pellegrino) e registra agrumi come Biondo di Caccia di Placido e Biondo di Corigliano, castagne come Marzatica e Nzerta Palermiti, e studi sulle vecchie varietà di melo;2 i materiali DOP/IGP registrano il Bergamotto di Reggio Calabria e le Clementine di Calabria; i PAT documentano una memoria alimentare ampia, da intendere come continuità d’uso e non come prova di autoctonia genetica.3

Cronologia

Antichità
La Calabria ionica e dello Stretto partecipa pienamente alla Magna Grecia: Sibari, Crotone, Locri e Reggio organizzano territori fertili, scambi costieri e colture mediterranee.
Età romana
La regione entra nei sistemi amministrativi e produttivi romani; pianure costiere, ville e aree interne con colture arboree, cerealicoltura e allevamento.
Medioevo
La lunga durata bizantina, i monasteri e i borghi arroccati riorganizzano paesaggio e insediamento; castagno, olivo, vite, orti e pascoli pesano diversamente tra costa, montagna e aree grecaniche.
Età moderna
Uliveti, vigne, castagneti, pascoli, cerealicoltura asciutta, orti e frutteti familiari in un quadro molto differenziato tra Sila, Serre e Aspromonte.
Ottocento
Sviluppo dell’agrumicoltura, cerealicoltura interna, olivicoltura e castanicoltura, documentati da inchieste e statistiche agrarie.
Novecento
Bonifiche, riforma agraria, agrumicoltura specializzata ed emigrazione riducono la policoltura familiare; persistono nuclei di biodiversità in frutteti misti, castagneti, agrumeti locali e pratiche pastorali.
Recuperi contemporanei
Atlante dei fruttiferi, ARSAC, Università di Reggio Calabria, materiali sui fruttiferi locali, PAT, DOP/IGP e studi su razze caprine.

Aree principali

Pollino e alto Tirreno cosentino; Riviera dei Cedri; Valle del Crati; Piana di Sibari; Sila greca, Grande e Piccola.

Crotonese e Marchesato; istmo di Catanzaro; Piana di Lamezia; Serre vibonesi e catanzaresi.

Piana di Gioia Tauro; Costa Viola; Aspromonte; area grecanica e Bovesìa; Locride; basso Ionio reggino.

Macroaree chiave per agrumi, olivo, vite, fico, castagno, cereali, legumi, ortive, caprini, ovini, suino domestico, formaggi, salumi e preparazioni rituali.

Fonti principali

Frutticoltura e germoplasma: Atlante dei fruttiferi autoctoni italiani (sezione Calabria, R. Mafrica e P. Pellegrino; agrumi, castagno, fico); ARSSA Regione Calabria, Varietà locali di fruttiferi in Calabria. Atlante della Biodiversità. Fico (2011).

Denominazioni: Bergamotto di Reggio Calabria DOP; Clementine di Calabria IGP.

Alimentari: MASAF, elenco nazionale dei PAT (sezione Calabria).

Vitigni

Vitigni

12 schede · 1 in lavorazione
Frutti

Frutti

3 schede
Ricette e preparazioni

Ricette e preparazioni

1 voce in lavorazione
  1. Atlante dei fruttiferi autoctoni italiani, vol. II, sezione Calabria (R. Mafrica, P. Pellegrino): le azioni promosse nel 1922 per una frutticoltura specializzata, realizzatasi soprattutto nell’agrumicoltura.
  2. Atlante dei fruttiferi autoctoni italiani, vol. II e III: Biondo di Caccia di Placido, Biondo di Corigliano, Marzatica, Nzerta Palermiti e l’Indagine delle vecchie varietà di melo della Calabria (Mafrica, Pellegrino, Borrello).
  3. MASAF, elenco nazionale dei PAT (sezione Calabria) e registro DOP/IGP (Bergamotto di Reggio Calabria DOP, Clementine di Calabria IGP): fonti di denominazioni e tradizioni, non sufficienti da sole per dichiarare autoctonia genetica.