Piemonte

Mappa illustrata Piemonte in stile incisione antica, cartografia originale Cornucopia.
Piemonte. Cartografia originale Cornucopia.

Il Piemonte non è una regione agricola compatta, ma un sistema di frontiera interna tra arco alpino, pianura irrigua, colline viticole e dorsali appenniniche. La sua identità rurale si organizza attorno ad assi molto diversi: le risaie del Vercellese e del Novarese, la viticoltura delle Langhe, del Roero e del Monferrato, la frutticoltura del Cuneese e delle colline torinesi, la cerealicoltura e l’allevamento delle aree montane e pedemontane. Un mosaico di economie agrarie locali, alcune fortemente specializzate, altre legate a forme più minute di policoltura, orto familiare, frutteto misto e allevamento di adattamento.

La profondità storica della vite è uno degli assi più documentati: il paesaggio vitivinicolo di Langhe-Roero e Monferrato è riconosciuto dall’UNESCO come paesaggio culturale fondato su una lunga continuità di pratiche viticole, con tracce polliniche di vite datate al V secolo a.C.1 La pianura orientale racconta un’altra storia: quella dell’acqua regolata, dei canali, delle camere di risaia e di una cerealicoltura specializzata che ha fatto del riso uno dei grandi ordinatori paesaggistici del Piemonte basso. Tra questi due poli si collocano le colline frutticole, gli orti suburbani, le castagne delle valli, i prati stabili e le razze rustiche delle aree marginali.

Tra Sette e Ottocento il Piemonte costruisce un proprio apparato istituzionale del sapere agrario. L’Accademia di Agricoltura di Torino nasce come Società Agraria nel 1785; nel secolo successivo l’associazionismo agrario subalpino, i comizi, le esposizioni e la letteratura tecnica trasformano la conoscenza rurale in oggetto amministrativo, scientifico e politico.2 Il Novecento accelera la specializzazione: riso, vino, frutta, zootecnia e orticoltura entrano in sistemi produttivi più concentrati, mentre molte popolazioni locali sopravvivono in margine, in singole aziende, in frutteti misti, in campi catalogo o nella memoria orale.

Il quadro contemporaneo non è soltanto quello della perdita. I documenti piemontesi mostrano un lavoro pluridecennale su germoplasma frutticolo, orticolo, cerealicolo e viticolo: monografie sulle antiche cultivar di melo, pero e ciliegio, raccolte varietali, l’attività dell’Università di Torino, di AGRION, della Scuola Malva Arnaldi, del CNR-IPSP e di AIAB Piemonte. Il progetto GERMONTE 2 ha iscritto risorse genetiche vegetali locali all’Anagrafe nazionale della biodiversità, con 123 accessioni appartenenti a 12 specie di interesse agrario.3 Per Cornucopia il Piemonte è una regione dove la biodiversità storica va letta insieme al paesaggio: vite, acqua, frutteto, montagna e cascina come archivi materiali della lunga durata agricola.

Cronologia

Antichità
La vite è attestata come coltura di lunga durata nel Piemonte meridionale, tra mondo etrusco, celtico e romano.
Medioevo
Castelli, abbazie e poteri signorili organizzano colline, vigne, castagneti, prati e pascoli; la pianura si struttura con opere idrauliche.
Età moderna
La risaia si consolida nella pianura orientale; colline viticole e frutticole definiscono ordinamenti locali riconoscibili.
Settecento e Ottocento
Società Agraria poi Accademia di Agricoltura di Torino, associazionismo subalpino, comizi ed esposizioni formalizzano il miglioramento.
Novecento
Meccanizzazione, specializzazione colturale e selezione riducono il ruolo del frutteto misto e delle popolazioni locali.
Recuperi contemporanei
Università di Torino, AGRION, Scuola Malva Arnaldi, CNR-IPSP, AIAB e progetti come GERMONTE documentano e iscrivono le accessioni locali.

Aree principali

Arco alpino e valli occitane; Canavese e anfiteatro morenico di Ivrea; pianura risicola vercellese-novarese; pianura torinese e cuneese.

Langhe, Roero e Monferrato; Astigiano e Alessandrino; colline torinesi e Chierese; Tortonese e margine appenninico.

Saluzzese, Saviglianese e Cuneese frutticolo; Val Pellice, Val Chisone e valli pedemontane; Biellese e Valsesia.

Sono queste macroaree, più dei soli confini provinciali, a spiegare la distribuzione storica delle filiere: riso, vite, frutta, ortive, castagno, cereali, prati, razze rustiche e trasformazioni domestiche.

Fonti principali

Istituzionali e tecniche: Regione Piemonte, AGRION, Università di Torino (DISAFA), CNR-IPSP, Scuola Malva Arnaldi, AIAB Piemonte, Ente Nazionale Risi.

Storico-agrarie: Accademia di Agricoltura di Torino, Associazione Agraria Subalpina, letteratura agronomica ottocentesca, documentazione ampelografica e pomologie tra XVIII e XX secolo.

Biodiversità e germoplasma: progetto GERMONTE 2; monografie regionali sulle antiche cultivar di melo, pero e ciliegio; Atlante dei fruttiferi autoctoni italiani; dataset nazionali sulle risorse genetiche vegetali.

Vitigni

Vitigni

21 schede
Frutti

Frutti

3 schede
Ricette e preparazioni

Ricette e preparazioni

1 voce in lavorazione
  1. UNESCO, Vineyard Landscape of Piedmont: Langhe-Roero and Monferrato: la scheda richiama la lunga storia viticola dell’area, i pollini di vite datati al V secolo a.C. e i riferimenti di Plinio e Strabone.
  2. Accademia di Agricoltura di Torino, scheda storica istituzionale: nata come Società Agraria il 24 maggio 1785 per rescritto di Vittorio Amedeo III di Savoia.
  3. AGRION, GERMONTE 2. Iscrizione di risorse genetiche vegetali locali del Piemonte all’Anagrafe nazionale: progetto finanziato dalla Regione Piemonte con Università di Torino-DISAFA, CNR-IPSP, AIAB Piemonte e Scuola Malva Arnaldi; 123 accessioni vegetali di 12 specie di interesse agrario.