L’uva Perusinia: un vitigno dimenticato tra Perugia e Modena

Una ricerca tra Plinio, epigrafi romane e ampelografie ottocentesche

Tra i vitigni antichi oggi scomparsi o irriconoscibili si trova l’uva Perusinia, o Prusinia secondo una variante testuale, menzionata da Plinio il Vecchio nella Naturalis Historia (XIV, 3). La breve citazione pliniana attribuisce alla città di Mutina (Modena) la coltivazione di questa vite a bacca nera, da cui si otteneva un vino curioso: “venia sbiancando nello spazio di quattro anni“. Una caratteristica rara, che suggerisce una vinificazione in bianco o una chiarifica naturale di un mosto originariamente rosso. Ma da dove veniva davvero questa uva? E perché portava un nome che sembra rimandare a un’altra città: Perusia, l’odierna Perugia?

Un nome, due città: Prusinia o Perusinia?

La chiave per comprendere l’origine di questa uva è nascosta in una variante testuale di Plinio stesso. Nel Palinsesto Veronese, una riscrittura medievale della Naturalis Historia, il vitigno viene chiamato Perusinia anziché Prusinia. La differenza di una sola lettera ha innescato nel XIX secolo una riflessione filologica e storica profonda: e se l’uva modenese fosse in realtà di origine perugina?

Nel 1856, monsignor Celestino Cavedoni, archeologo e filologo modenese, scriveva al conte di Perugia che “la variante Perusinia mostrerebbe le antiche corrispondenze di Prusia con Mutina“. Non si trattava solo di una questione linguistica: Cavedoni suggeriva una reale migrazione agricola, sostenuta da prove materiali.

L’epigrafe di Baggiovara e la tribù Tromentina

Un indizio archeologico rilevante proviene da una stele funeraria romana rinvenuta nel 1843 a Baggiovara, oggi conservata al Museo Lapidario Estense di Modena. La lastra è frammentaria, ma riporta con certezza un dato: l’iscrizione alla tribù Tromentina, abbreviazione TROM. nelle epigrafi latine. Le tribù erano suddivisioni amministrative della cittadinanza romana, e la Tromentina è storicamente associata ai cittadini di Perusia.

Questa stele attesta dunque la presenza a Mutina di gentes perugine, insediate nel territorio già in epoca imperiale. Una coincidenza con il nome Perusinia, la sua coltivazione a Modena, e la variante pliniana? O piuttosto la prova di un’antica migrazione culturale e agricola da Perugia a Modena, dove il vitigno attecchì e divenne locale?

Una vite modenese dall’‘800 alla scomparsa

Le fonti ottocentesche rafforzano questa ipotesi. Il Rapporto dell’Orto Agrario dell’Università di Bologna (1856) include tra le “viti modenesi” la Prusinia Plinii, confermando una percezione locale dell’origine. A pagina 75 si specifica: “è nera, ma il vino che ne risulta è bianco”.

Anche la Biblioteca Italiana (1817) cita la Prusinia come una delle viti “ricordate da Plinio” e ancora presenti nel modenese, mentre “smarrite altrove”. Infine, negli Atti delle RR. Deputazioni di Storia Patria (1882), durante un racconto storico sull’assedio di Modena, si cita il “generoso nostro vino spremuto dall’uva Prusinia” come simbolo d’identità locale. L’uva era quindi ben nota ai modenesi dell’epoca e parte della loro tradizione vitivinicola.

Un vitigno scomparso?

Oggi non esiste una varietà iscritta ai repertori ampelografici moderni con il nome Prusinia o Perusinia. Non ne resta memoria diretta in campo, salvo ipotetiche discendenze non ancora indagate. Alcune delle sue caratteristiche, come la bacca nera a vinificazione chiara, possono suggerire analogie con pratiche antiche oggi scomparse o trasformate.

Potrebbe trattarsi di un vitigno estinto, oppure rinominato nel corso dei secoli. L’assenza di dati genetici e la frammentazione delle fonti locali rendono complessa la sua identificazione. Tuttavia, la convergenza di fonti testuali (Plinio, varianti), epigrafiche (stele di Baggiovara), agronomiche (ampelografie ottocentesche) e narrative (letteratura storica modenese) giustifica pienamente l’inserimento della Perusinia / Prusinia tra i vitigni scomparsi ma documentati del patrimonio enologico italiano.

Scheda nell’Encyclopedia

Fonti principali

  1. Plinio il Vecchio, Naturalis Historia, XIV, 3
  2. Palinsesto Veronese, ed. Sillig
  3. Celestino Cavedoni, Lettera al conte di Perugia, 1856
  4. Nuova Silloge Epigrafica Modenese, 1843, p. 46
  5. Rapporto dell’Orto Agrario dell’Università di Bologna, 1856, pp. 48, 75
  6. Atti RR. Deputazioni di Storia Patria, 1882, p. 16
  7. Biblioteca Italiana, 1817, vol. VIII, p. 97

Scheda a cura di Cornucopia, con ricerche d’archivio, fonti epigrafiche e analisi storica M. Toscan.

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