Uva Maligia

Vitigno · Emilia-Romagna

Vitigno bianco emiliano-romagnolo della famiglia delle Malvasie, citato dal Medio Evo. Presente tra Imola, Dozza, Faenza e Castelbolognese (RA/BO). Vini aromatici da taglio.

Descrizione e riconoscimento

Di questo vitigno bianco, conosciuto anche con il nome di Malisia o Malisa, Malixia o Malixa, Malese, Malige, Malixe o Malise e probabilmente facente parte della famiglia delle Malvasie, si hanno alcune notizie che risalgono al Medio Evo, periodo nel quale già si citavano uve di questa famiglia diffuse nella zona di Dozza, in provincia di Bologna.1

Storia e diffusione

Attualmente presente solo in ridottissime estensioni nei Comuni di Imola, Castel S. Pietro, Dozza, Castelbolognese e Faenza, non superiori ai 2-3 ettari complessivi, possiede una resistenza medio-bassa alle crittogame maggiori.

Uso enologico

Origina vini leggermente aromatici, di elevato grado alcolico, ottimi come vini da taglio per arricchire di struttura i mosti ricavati da altre varietà locali.

  1. A. Scienza, Dizionario dei vitigni antichi minori italiani, 2004, p. 77. ↩︎

Nota storica (1752)

«è cattiva; ben matura però e quasi marcia riesce alquanto buona. Fa vino scipito che ubbriaca come quello della Rossetta, ed anche più. Ha grappolo grande, grana lunghette e alquanto dense: non ha bel colore, e tira più al verde che al giallo.»

Annotazioni al ditirambo «I Vini Modenesi» di G. B. Vicini, 1752 (attribuite a Pincetti o a N. Caula); riportate in L. Maini, 1851.

Scheda ampelografica (repertorio RER)

Foglia. Di dimensioni medie o medio-grandi, cuneiforme, pentalobata, con seno peziolare aperto, con fondo sagomato a V o, talora, anche a forma di parentesi graffa. Seni laterali superiori mediamente profondi con base generalmente a parentesi graffa. Denti tendenzialmente convessi, talora alcuni presentano anche lati rettilinei. Pagina inferiore poco tomentosa: rari peli coricati tra le nervature e rari peli eretti sulle nervature. Grappolo. Tendenzialmente medio, allungato, con forma a imbuto, spesso semplice, ma talora anche con 1 o 2 ali. In relazione al tipo di terreno il grappolo può essere mediamente spargolo o compatto (terreni più freschi). Acino leggermente ellissoidale, con buccia piuttosto pruinosa, di colore verde- giallo, che tende all’ambrato quando il grappolo è esposto al sole.

Fenologia. Osservazioni poliennali nella seconda metà degli anni ’90 hanno portato a definire le principali fasi fenologiche: germogliamento ad inizio Aprile, fine fioritura intorno al 10 Giugno, inizio invaiatura intorno al 10 Agosto e raccolta tra fine Settembre e inizio Ottobre. Posticipa di circa 4-6 la fioritura e di circa 1 settimana la raccolta rispetto a Trebbiano romagnolo (O). In lavori precedenti si avevano raccolte anche intorno al 10-12 ottobre (L). OSSERVAZIONI E RISCONTRI

Comportamento agronomico. Varietà rustica, abbastanza vigorosa e produttiva. La fertilità basale è buona e il primo grappolo si colloca tra il quarto e il quinto nodo (L). Visto il germogliamento abbastanza tadivo, riesce a sfuggire ai danni da brinate tardive (L). OSSERVAZIONI E RISCONTRI SULLA TOLLERANZA/SENSIBILITÀ ALLE PRINCIPALI

Sensibilità alle patologie. Tollera abbastanza bene peronospora e botrite, mentre nelle aree collinari tende ad essere colpito da oidio (L). OSSERVAZIONI E RISCONTRI SULL’

Utilizzo. Veniva impiegata sostanzialmente come uva da vino. Gli osti dell’Imolese, che erano i maggiori acquirenti di Maligia, dato l’elevato tenore alcolico e il sapore amabile del vino, ne vinificavano l’uva assieme con quella di secondo raccolto dell’Albana. I produttori, invece, la vinificavano separatamente e, talora, per ottenere vino di maggior pregio, lasciavano i grappoli al sole sulle stuoie per alcuni giorni prima di pigiarli. In genere si ottenevano mosti con un buon tenore zuccherino. Si diceva che il vino di Maligia avesse un profumo del tutto simile a quello del Sauvignon, però a differenza di quest’ultimo tendeva a perderlo nel tempo.

Fonte: Repertorio regionale delle risorse genetiche agrarie dell’Emilia-Romagna (L.R. 1/2008).

Bibliografia

Fonti citate nella scheda del repertorio regionale RER:

  • Acerbi G. (1999) – Delle viti italiane. Ristampa anastatica dell’edizione del 1825. Giampiero Zazzera, Libraio in Lodi.
  • Aggazzotti F. (1867) – Catalogo descrittivo delle principali varietà di uve coltivate presso il cav. Avv. Francesco Aggazzotti del Colombaro. Tipografia Carlo Vincenzi, Modena.
  • Bellocchi U. (1982) – Reggio Emilia la provincia “Lambrusca”. Tecnostampa, Reggio Emilia.
  • Berti Pichat C. (1866) – Istituzioni scientifiche e tecniche, ossia Corso teorico e pratico di agricoltura libri 30 di Carlo Berti Pichat, vol. 5. UTET, Torino.
  • Capucci C. (1954) – La vite Maligia (osservazioni e ricerche). Rivista di frutticoltura, vol. 16°, n. 3: 81-111.
  • Dalla Fossa C. (1810) – Opuscoli agrarii. Con i tipi della Società (Società Agraria del Dipartimento del Crostolo), Reggio. De’.
  • Crescenzi P., De Rossi B. (1805) – Trattato della agricoltura di Pietro de’ Crescenzi traslato nella favella fiorentina, rivisto dallo ‘Nferigno accademico della Crusca. Milano: Società tipografica de’ Classici italiani. Dolcini A., Simoni T., Fontana G.F. (1967) – La Romagna dei vini. Industrie Grafiche Delaiti, Bologna.
  • Farinelli S. (1981) – Descrizione ampelografica di alcuni vitigni minori presenti in Emilia Romagna. Tesi di laurea anno accademico 1980-81, Università di Bologna.
  • Iacono F., Stefanini M., Venturi A., Virgili S. (1999) – Descrizione di alcuni vitigni autoctoni italiani. C.N.P., Conferenza Nazionale Permanente delle istituzioni che nelle regioni si occupano di ricerca e sperimentazione vitivinicola.
  • Maini L. (1851) – Catalogo alfabetico di quasi tutte le uve o viti conosciute e coltivate nelle province di Modena e Reggio secondo i loro nomi volgari con altre notizie relative. Tipi Moneti e Pelloni, Modena. Ministero d’Agricoltura, Industria e Commercio (1879) – Bullettino Ampelografico, fascicolo XII. Tipografia Eredi Botta, Roma.
  • Re F., Bertolini G. (1812) – Rapporto a sua eccellenza il sig. ministro dell’interno sullo stato dell’Orto agrario della R. Università di Bologna. Per Giovanni Silvestri, Milano.
  • Roncaglia C. (1850) – Statistica generale degli Stati Estensi. Volume secondo, popolazione, agricoltura, prodotti e loro consumazione e commercio a tutto l’anno 1947. Tipografia di Carlo Vincenzi, Modena.
  • Rovasenda G. (1877) – Saggio di una ampelografia universale. Tipografia subalpina di Stefano Marino, Torino.
  • Scienza A., Failla O., Toninato L., Cardetta A., Fabrizio C., Pastore R., Lanati D. (2004) – Dizionario dei vitigni antichi minori italiani. Ci.Vin. Editore, Siena.
  • Silvestroni O., Marangoni B., Faccioli F. (1986) – Identificazione e conservazione dei vitigni locali (Vitis vinifera L.) in Emilia Romagna. Atti 4. Simp. Intern. Genetica della Vite. Vignevini, Suppl. al n. 12.
  • Tanara V. (1644) – L’economia del cittadino in villa. Edizione del 1674 stampata “appresso Steffano Curti”, Venezia. Vicini G.B. (1752) – I vini modanesi. Baccanale di un accademico dissonante colle annotazioni. Per Franco Torri, Modena.

Nei Ducati la varietà (malissia, malisa) era documentata nel 1838 nel catalogo del vivaio piacentino di Pietro Maserati; Viala la registra come «Malisa», cépage citato per il Modenese.1

Il Dizionario dei vitigni minori italiani (2004) la dava come vitigno bianco della famiglia delle Malvasie, ridotto a 2-3 ettari fra Imola, Castel San Pietro, Dozza, Castelbolognese e Faenza; oggi ne restano rari esemplari in collezione. È attestata già nel Trecento.2

Menzione in Pietro de’ Crescenzi (c. 1304)

Ed è un’altra maniera, che da alcuni malixia, e da alcuni altri sarcula è chiamata, la quale ha il granella bianca, e ritondo, e torbido, con sottil corteccia, che in maraviglioso modo pesa, e in terra assai magra si difende. Il vino fa di mezzana potenzia, e bontà, e non molto sottile, ne molto serbabile, e questo è molto commendato a Bologna.

Pietro de’ Crescenzi, Trattato dell’agricoltura (volgarizzamento del Liber ruralium commodorum, libro IV, cap. IV), c. 1304.

Analisi del mosto (E. Ramazzini, 1887)

Campioni raccolti a Sant’Agnese e Lesignana; buccia giallognola, uva da vino. Apprezzamento locale: cattivo. Mosto: glucosio 17,0; acidità totale 1,00; colore giallastro; sapore agro-dolce. Osservazione: «usata per fare aceto, coltivazione abbandonata». (Ramazzini la elenca come «Malisa».)

E. Ramazzini, Uve principali della pianura modenese. Analisi, Modena, Tip. Moneti e Namias, 1887 (Quadro III — uve bianche).

Identità genetica (2020)

Nello studio genetico a marcatori SSR (Pastore e altri, 2020) questa varietà è risultata un genotipo unico non registrato, non corrispondente ad alcuna cultivar nota né descritto in letteratura: è tra le 42 varietà mai censite e verosimilmente autoctone dell’Emilia-Romagna, considerate a rischio di estinzione e da conservare.

Fonte: C. Pastore e altri, «Genetic Characterization of Grapevine Varieties from Emilia-Romagna», American Journal of Enology and Viticulture, 2020.

  1. P. Maserati, Supplimento al catalogo dello Stabilimento orticolo, Piacenza, 1838; P. Viala – V. Vermorel, Ampélographie. ↩︎
  2. M. Fontana, C. Pastore, F. Perri, I. Filippetti, «Le vecchie varietà locali di vite. Itinerari della biodiversità agraria in Emilia-Romagna», Regione Emilia-Romagna – Università di Bologna, 2022 (cita: Scienza et al., 2004). ↩︎
  3. Maini, Luigi – L’Indicatore Modenese n. 11 “Catalogo alfabetico di quasi tutte le uve o viti conosciute e coltivate nelle provincie di Modena e Reggio secondo i loro nomi volgari con altre osservazioni relative” – 1851 ↩︎