La frutticoltura tradizionale del Lazio si distribuisce su ambienti molto diversi — i rilievi vulcanici dei Colli Albani e dei Monti Cimini, la Sabina, la Tuscia viterbese, la Ciociaria interna, i Monti Lepini e la pianura pontina — e a ciascun comprensorio corrisponde un repertorio di varietà locali che i toponimi conservano ancora: le pere di Maenza e di Castel Madama, le mele Rose romane e ciociare, i marroni dei Cimini e dell’Appennino reatino, le ciliegie dei Castelli e della Sabina, la Tonda Gentile Romana del Viterbese.
È una pomologia dalle radici antiche: gli orti e i giardini di frutta di Roma erano già oggetto di cataloghi in età antica e moderna, e molti dei nomi registrati sul finire del Cinquecento nella nota romana di Mons. Innocenzo Malvasia (la Coscia di Monaca, i Graffioni, le Moscatelle, le mele Rose) tornano quasi immutati nel censimento moderno. Le voci sono raccolte qui sotto per specie.









