Frutti antichi delle Marche

Il paesaggio agrario marchigiano è fatto di tredici valli che scendono a pettine verso l’Adriatico, separate da colline di calcare e argilla: una distribuzione «a coppe», di poderi piccoli e medi, che ha favorito la sopravvivenza di varietà locali di valle in valle. Alcune aree, come la valle dell’Aso, hanno condizioni particolarmente propizie alla frutticoltura.

Le radici sono antiche. Gli scrittori latini — Plinio, Varrone, Columella — ricordano una mela Orbicolata, nome che tornerà come Orbicolare in età rinascimentale, e una pera locale rinomata, la pira Picentina. Di età romana sopravvivono anche pratiche ancora leggibili nel paesaggio: la vite maritata all’olmo o all’acero, e il cotogno usato per chiudere i filari o segnare i confini dei poderi, come si vede tuttora nel Fermano. Le invasioni altomedievali spezzarono invece la continuità dei nomi con cui i frutti erano identificati; furono poi le abbazie benedettine a rimettere in coltura i fondovalle.

Le voci sono raccolte qui sotto per specie.

Agrumi

Agrumi

8 schede
Albicocche

Albicocche

2 schede
Castagni

Castagni

4 schede
Ciliegie

Ciliegie

12 schede
Fichi

Fichi

14 schede
Mandorli

Mandorli

8 schede
Mele

Mele

32 schede · 1 in lavorazione
Noci

Noci

1 scheda
Pere

Pere

22 schede
Pesche

Pesche

9 schede
Susine

Susine

20 schede