Frutti antichi della Liguria

In Liguria l’agricoltura arrivò già nel Neolitico, con popolazioni balcaniche giunte via mare. Le indagini archeobotaniche documentano fin da allora la raccolta di corniole, nocciole, prugnole, mele, pere, fichi, vite e olivo — i frutti spontanei di una terra difficile.

La terra petrosa dei Liguri

L’orografia ha segnato tutto: una sottile striscia di terra dove i monti degradano rapidi verso il mare. Già lo storico augusteo Diodoro Siculo descriveva i Liguri come gente che «abita una terra petrosa e sterile… e con tali sofferenze nei lavori agricoli riesce a vincere la natura, ottenendo a prezzo di dure fatiche un raccolto piccolo e stentato». La risposta furono i terrazzamenti — quelli delle Cinque Terre —; e già a fine I secolo a.C. Strabone registrava un vino locale che soppiantava la tradizionale bevanda d’orzo.

Il castagno, il fico e gli agrumi

In età romana sono documentati noce e castagno, e con l’espansione dell’Impero si affinano viticoltura e olivicoltura e s’introducono nuove specie — prime fra tutte gli agrumi, destinati a grande fortuna sulla Riviera (dal Chinotto di Savona al cedro). Il castagno divenne l’«albero del pane»: la farina di castagne sostituiva quella di frumento, e insieme al fico garantiva calorie e una derrata conservabile per l’inverno. Fino al Trecento i monti erano coperti di castagni e noccioli, prima dell’intenso disboscamento avviato dal Cinquecento.

Agrumi

Agrumi

10 schede
Albicocche

Albicocche

12 schede
Castagni

Castagni

26 schede
Ciliegie

Ciliegie

5 schede
Fichi

Fichi

13 schede
Mele

Mele

7 schede
Noccioli

Noccioli

13 schede
Pere

Pere

1 scheda
Pesche

Pesche

33 schede
Susine

Susine

8 schede

Fonte: Atlante dei fruttiferi autoctoni italiani, vol. I (coord. C. Fideghelli), CREA, 2016, capitolo Liguria (M. A. Palombi).